di Giuseppe Biancarelli*
Alcune domande ai dirigenti umbri del Partito Democratico. E’ possibile che venga commissariato il Comune di Gubbio – con gravi conseguenze per la città e per la vita politica eugubina – e non anche il Pd locale dove la maggior parte dei consiglieri hanno ritenuto di non approvare il conto consuntivo sfiduciando per questa via il sindaco e creando un conflitto fatale e insanabile tra organi dell’amministrazione e anche in seno al partito? E’ possibile che nessuno venga dichiarato responsabile dei propri comportamenti contradditori, così eclatanti da generare gravi problemi alla città? E che la colpa sia soltanto di un sindaco giovane che ha «perso il termometro della situazione» come se fino a ieri non lo avesse appoggiato nessuno? Come si potrà garantire nei futuri mandati amministrativi la necessaria lealtà dei consiglieri nei confronti del sindaco direttamente eletto dai cittadini se oggi tolleriamo il gioco senza scrupoli del «tana liberi tutti»?
Commissariamento I livelli superiori (provinciale e regionale) del partito non hanno sentito e non sentono tuttora l’urgenza di intervenire e di assumere provvedimenti? Cosa aspettano? Si vuole avallare questa situazione di completo sfacelo per indebolire ulteriormente (a vantaggio di chi?) la rappresentanza politica della città che già risulta fortemente sottodimensionata rispetto a realtà similari vicine? Stiamo diventando una discarica politica (in effetti il processo sistematico di auto-distruzione del nostro gruppo dirigente migliore, e la sua progressiva sostituzione con quadri più docili e vulnerabili, assomiglia al ciclo di smaltimento dei rifiuti: altro che rottamazione!) e, senza nessun coinvolgimento della popolazione, ci accingiamo anche a diventare una landa sperduta di eliminazione fisica dei rifiuti regionali e dell’Italia centrale (la possibilità dell’incenerimento negli impianti locali è ormai alle porte) contribuendo per questa via a risolvere molti problemi dell’Umbria?
Nessuna idea Da molto tempo il Pd locale non discute e non esprime nessuna idea. Da una parte e dall’altra, in questi giorni ferve invece, in maniera invisibile e sottotraccia, un’intensa attività di tesseramento per conquistare, da una platea chiusa e ristretta, non sempre adesioni ideali al progetto politico del Pd quanto consensi utili in buona parte alla formazione di quadri dirigenti allineati ai voleri dei manovratori. A che punto è il tesseramento? Chi garantisce che questa attività avvenga nel pieno rispetto del regolamento (il cui scopo è quello di proteggere da abusi e azioni poco trasparenti questa importante fase della vita di un’organizzazione politica)? A Gubbio, questo non è un fenomeno nuovo: nelle precedenti campagne di tesseramento vennero fortemente contestate – addirittura per mezzo di motivati ricorsi – le modalità di adesione e la conseguente formazione degli organismi decisionali. Se quelle istanze fossero state prese in considerazione e accolte da parte degli organismi di garanzia perugini (perché non si sono attivati?), oggi non ci troveremmo in questa situazione.
*Ex presidente Comunità montana Alto Chiascio
