di Valerio Marinelli
C’ero, ed era giusto esserci. Era giusto essere a Firenze a discutere di politica con più di seimila persone venute da tutta Italia. Alla stazione Leopolda del capoluogo toscano c’era una parte importante di PD e di società, che ha provato a scrivere il vocabolario delle priorità politiche da affrontare nel nostro Paese. C’erano giovani e meno giovani con la voglia di recuperare e di trasmettere passione politica. Una discussione utile in primo luogo al PD. Ritengo sia infatti pura follia contrapporre la piazza fiorentina alla piazza romana, dove sabato 6 si sono riuniti i coordinatori di circolo eletti negli ultimi congressi. E’ folle perché entrambe hanno dato il loro contributo al medesimo partito, a quel PD che ha bisogno di shock positivi e dell’impegno vivo e vivace di tutti.
Cosa ha guadagnato il PD con le giornate fiorentine? A Firenze non è andato in scena un dibattito “ombelicale”, un’ennesima, improduttiva riunione di autocoscienza. L’assemblea fiorentina ha dato voce a uno spaccato rilevante di militanti e semplici cittadini che non sempre e non comunque il PD è in grado di intercettare. Ma l’innovazione vera è stata principalmente nei metodi e nei ritmi di discussione: 5 minuti a testa e una parola chiave da illustrare in un breve intervento.
Un partito pluralista, che ambisce a rappresentare una fetta quanto più larga di società, deve saper accogliere, incentivare, valorizzare iniziative come questa, assumendo in positivo gli aspetti più dolci e gli aspetti più amari, i lati più morbidi e i lati più ruvidi. Al di là di meriti e demeriti, di consenso o dissenso sul detto o non detto, Firenze ha regalato un momento di entusiasmo, da mettere a frutto subito per il Paese in ogni angolo di Paese. Certo, guai a strumentalizzare l’iniziativa! Guai a pensare di trasformare un flusso di idee in un’altra corrente interna. Da domani è importante dare sbocchi politici costruttivi, altrimenti, ancora una volta l’estetica prevarrà sull’etica; quell’etica che significa coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa.
Il mio è un commento, non un giudizio. Dunque, né trionfo, né catastrofe a Firenze come a Roma. Solo tentativi, che ci auguriamo possano far tornare almeno a camminare un partito che spesso è apparso immobile. Un partito che da oggi ha invece bisogno di iniziare a correre, battendo le strade di un futuro ormai alle porte.
