di Fabio Narciso*
Quello che è successo domenica 8 dicembre 2013 con le primarie del Partito democratico è senz’altro un passaggio storico che apre una nuova pagina nella politica italiana. In una situazione di sfiducia percepita e praticata dai cittadini nei confronti della politica, che attenta anche alle basi della democrazia, le primarie rappresentano una delle soluzioni partecipate alle tante attese della gente, alla voglia diffusa di partecipazione per poter contare nei processi decisionali.
Lo strumento delle primarie è stato come sempre un meraviglioso esercizio di democrazia che ha fissato ai decisori pro-tempore la rotta da percorrere rendendo esplicite le aspettative degli elettori. Forte è stato il desiderio di cambiamento ed innovazione che è presente e vivo tra i cittadini in generale e tra i nostri elettori in particolare. Ogni volta che il Partito Democratico si affida a questo strumento la risposta è straordinaria, vengono sempre smentite le ipotesi sul numero della partecipazione e si rimettono in sintonia le aspettative dei cittadini avvicinando più che in ogni altro momento il partito ai processi decisionali ed alla condivisione di idee e programmi. Le primarie dell’8 dicembre ci hanno consegnato almeno tre riflessioni importanti: 1) Se ce ne era ancora bisogna hanno ribadito il messaggio che la gente vuole un cambiamento vero nelle modalità di fare politica, nei contenuti che devono essere centrati alla risoluzione dei problemi reali 2) che la politica in generale e quella partecipata in particolare, è ancora uno strumento necessario 3) che bisogna far largo da subito con fiducia ad una nuova classe dirigente, non solo nella politica, ed a una nuova generazione a cui affidare il presente ed il domani.
A me, che ho sempre appoggiato senza se e senza ma le primarie, fa molto sorridere lo stupore di alcuni analisti e dirigenti, anche del nostro partito, che si esercitano nelle letture più incredibili della realtà fino ad arrivare alla critica dello strumento delle primarie ritenuto a volte anche “pericoloso”. Nella realtà è tutto più semplice, la nostra gente ci consegna la rotta da percorrere e questo lo ha fatto sempre, sta a noi seguirla e non smentirla come abbiamo fatto spesso con alchimie politiche incomprensibili agli occhi degli elettori che tra l’altro rendono impossibile portare avanti politiche coerenti ed efficaci. La cosa straordinaria che dobbiamo registrare e che la nostra gente, nonostante tutto, ci consegna sempre un’altra chances (io penso comunque che questa volta sia stata l’ultima) perché crede al progetto originario del partito democratico lo percepisce.
Il partito democratico rappresenta oggi una risorsa imprescindibile per il Paese capace di offrire una nuova cultura di Governo al passo con i tempi e le difficoltà. L’8 dicembre abbiamo ritrovato l’entusiasmo che avevamo perso lo stesso che si percepiva ai tempi del Lingotto però a quei tempi c’era un nuovo contenitore una grande idea ma con interpreti già da tempo sulla scena oggi c’è in più una classe dirigente giovani che non affonda le sue radici nel passato ma che con fiducia guarda il presente ed il futuro. Tutto il popolo che abbiamo visto alle primarie giovani, donne, gente comune rappresentano la nuova e l’ennesima linfa vitale che dobbiamo gelosamente ascoltare e preservare trovando il metodo per farli contare nei processi decisionali.
Spetta a tutti noi formare un partito aperto, plurale ed inclusivo. Partecipazione, cambiamento ed apertura era questo il minimo comune denominatore richiesto dalle persone che abbiamo incontrato, chi si è confrontato con la gente in queste settimane ha percepito chiaramente che a Matteo Renzi tutti hanno affidato la responsabilità di cambiare, di chiudere il ventennio ed aprire una nuova storia all’interno del Partito democratico e trascinarsi dietro tutto il sistema politico nazionale per poi arrivare al Governo del Paese e realizzare un vero progetto riformista come quello presente in altre realtà europee.
Se vogliamo ritornare al governo del Paese c’è bisogno di fare tutti un grande sforzo rompendo gli steccati interni dei pregiudizi e dei luoghi comuni cominciando a capire che è il cittadino ed i suoi bisogni al centro della scena non certo la politica che ne è solo il mezzo. Essere un partito aperto vuol dire che per vincere le elezioni politiche in un paese profondamente conservatore abbiamo bisogno che mediante un sano riformismo siamo capaci di intercettare gli elettori anche dall’altra parte del campo mantenendo saldi i nostri principi cari alla nostra identità, un partito inclusivo ed aperto significa che non esistono correnti in lotta fra loro renziani, cuperliani e civatiani tanto meno renziani della prima e della seconda ora. Quando sarà chiaro questo e ci si potrà confrontare sulle idee e misurarsi sulle sfide forse sarà nato definitivamente il partito democratico sono sicuro che Matteo Renzi ci aiuterà a fare questo.
Terni e la sua Provincia non sono immuni rispetto alla voglia di cambiamento che si respira nel resto del Paese anzi se mi permettete qui la voglia è più forte se stiamo ai dati, le risposte ci affidano a tutti noi una responsabilità nuova, quella di ascoltare ed agire nella stessa direzione, nulla sarà più uguale dopo l’8 dicembre perché non è cambiata solo la sostanza, le modalità, ma sono cambiati gli interpreti, sono diversi con una nuova modalità di relazione: si affaccia sulla scena una nuova generazione non è solo un fatto anagrafico e un fatto di sintonia con i tempi. E’ una grande responsabilità che dobbiamo vivere questo momento valorizzando tutte le sfumature che compongono questo Partito Democratico. Del resto abbiamo dato prova durante queste primarie fatte di passione ed a volte anche di un salutare tifo di saper tenere alto il giusto profilo, il giusto comportamento di un partito responsabile e di leders maturi ed all’altezza del compito e delle attese.
Di questo, seppur con caratteri diversi, va dato atto a tutti e tre i contendenti e penso che questo sia una delle ragioni del successo delle primarie. Tutti incarnano e sono portatori di valori fondanti del partito democratico, tutti meritano un profondo rispetto ed il nostro partito che fa della diversità la sua forza deve in modo leale e coraggioso affrontare la sfida che abbiamo davanti con lo sguardo rivolto verso il futuro lasciandosi alle spalle le nostre rendite di posizione e le nostre scorie (è finito per sempre il tempo degli ex DS e ex margherita): è iniziato un tempo nuovo un nuovo spirito costruttivo e di appartenenza nei confronti del Partito Democratico e del nostro elettorato chi è rivolto al passato non è pronto e non sarà al passo con i tempi.
Ora tutti noi abbiamo una grande responsabilità proprio in un momento in cui le nostre amministrazioni locali andranno al rinnovo delle consiliature. Penso comunque che lo strumento delle primarie debba essere lo strumento principale sia per rimmettere in moto gli entusiasmi e l’interesse sia per individuare i nostri più autorevoli amministratori all’interno di una corretta e virtuosa competizione elettorale. Per fare questo è necessario non solo un confronto fra le persone ma un confronto tra idee e programmi che poi si fondono in una osmosi di idee capaci di costruire insieme un nuovo progetto di governo per tutti i territori interessati. Io penso che ora il partito democratico sia pronto, in una rinnovata alleanza di centrosinistra, a rappresentare il motore riformista del cambiamento.
*Presidente del Partito democratico della Provincia di Terni

Naturalmente concordo sul tono complessivo dell’articolo e su ciò che concerne il necessario rinnovamento della classe dirigente (a cui ci sospinge il cosiddetto popolo delle primarie, ancora una volta confermatosi, al di là delle nostre speranze e previsioni, decisivo). Ritengo necessaria anche la chiusa che rimanda alle imminenti elezioni amministrative (solo la scelta di candidature autorevoli e competenti porrà finalmente termine ai giochi tra ex DS ed ex Margherita). Ovviamente l’esito delle primarie ha prodotto l’accelerazione del quadro politico in relazione ai problemi della legge elettorale, delle riforme istituzionali, dei costi della politica e soprattutto, si spera, in vista di provvedimenti incisivi per il rilancio della nostra economia, anche nell’ambito di un nuovo patto con l’Europa. Per noi non era solo uno slogan: se il governo Letta resta in piedi è anche perchè, dal semestre europeo a conduzione italiana, è lecito attendersi un “cambiamento di verso”.