Il vescovo di Assisi Domenico Sorrentino

di mons. Domenico Sorrentino*

La marcia della pace cade quest’anno all’incrocio di due giubilei: l’uno la riguarda direttamente, ed è l’inizio stesso dato da Aldo Capitini, un laico di grande respiro, un “profeta” laico della pace; l’altra è il venticinquesimo di un’iniziativa di pace che si commemora tra un mese ad Assisi: la giornata mondiale di preghiera delle religioni per la pace, voluta dal Beato Giovanni Paolo II, ora rilanciata da Benedetto XVI.

Questo “incrocio” dei due giubilei arricchisce il significato  di entrambe le iniziative.

Lo sottolineo volentieri per voi giovani, a partire dallo slogan che il Papa ha proposto per il prossimo 27 ottobre: “pellegrini della verità, pellegrini della pace”.

Quando Capitini ideò una marcia che da Perugia andasse verso Assisi, pensava a una marcia laica, nella quale però col tempo e non a caso, si è trovata un’intesa con il mondo dei più vasti sentimenti religiosi.

La pace non è soltanto una questione politica, o economica. Ha a che fare con i sentimenti profondi dell’uomo, si gioca nell’intimo delle coscienze, nello spazio del “cuore”, lì dove l’uomo fa le sue scelte, optando per l’egoismo o per l’altruismo; per gli interessi di parte o per il bene comune; per una vita solo materiale o per una vita improntata ai grandi ideali; per una concezione “piccola” dell’appartenenza territoriale, etnica e culturale, o per  una concezione “grande” che, senza rinunciare alle identità, sa però integrarle nel  più vasto orizzonte della fratellanza universale, aprendosi alle ricchezze che vengono dall’alterità.

Tutte cose che, se anche non chiamate in questo modo, hanno a che fare con ciò che i credenti chiamano “fede”, o “esperienza religiosa”. Si tratta di quell’atteggiamento per cui l’uomo non ha la pretesa di ritenersi  Dio, con l’esito  di porsi su un piedistallo di fronte agli altri  e al cosmo, ma piuttosto si sperimenta un “dono”, e dunque si sente capace di stupirsi continuamente di ciò che è e di ciò che ha, considerandosi amministratore, e amministratore responsabile, del creato,e fratello e sorella degli altri esseri umani.

Questo modo di essere appartiene alla vocazione di ogni essere umano, anche al di là di una fede religiosa proclamata come tale. Appartiene all’ordine della coscienza e della legge etica universale.

Ma l’essere credenti lo evidenzia e lo approfondisce.  Ogni religione sviluppa questo  modo di essere secondo i differenti cammini dell’incontro col mistero. Il cristianesimo ha l’audacia di annunciare che addirittura il Dio che noi possiamo incontrare è il Dio crocifisso, il Dio che, lungi dal porsi su un piedistallo, si è posto sulla croce, sulla nostra croce, facendosi carico di tutte le nostre miserie, e insegnandoci che non c’è via alla pace che la via dell’amore.

E’ questo il motivo per cui Benedetto XVI, sulle orme di Giovanni Paolo II, ha invitato i fratelli delle varie confessioni cristiane, i rappresentanti delle altre religioni mondiali e i non credenti al singolare “pellegrinaggio” della verità e della pace, che si terrà prossimamente.

Credo che il senso della Marcia Perugia-Assisi  possa ben coniugarsi con quanto avverrà tra un mese ad Assisi.

Lo “spirito di Assisi” aleggia già su questa  marcia, che convoglia tanti enti e persone, ma in modo particolare tanti giovani, in un grande cammino di pace, che non si pone a livello delle diplomazie o delle iniziative politiche, ma batte il sentiero della cultura e dell’etica, nella persuasione che è su questo sentiero che la pace germoglia ancor più in profondità, producendo una “cultura” e un “ethos” di pace.

Vengo perciò volentieri a portare  il saluto e il benvenuto della nostra Chiesa di Assisi, come farò più ufficialmente domani per l’insieme dei partecipanti, facendomi anche latore di un piccolo ma significativo messaggio del Papa. Il mio augurio è che momenti come questi lascino soprattutto nelle giovani generazioni una traccia indelebile di un ideale di vita “alto”, non rassegnato alla banalità e sempre capace di solidarietà. Ne approfitto  per invitare quanti potranno al pellegrinaggio di pace che  faremo il 27 ottobre. Questa marcia, e quel pellegrinaggio, si sposano bene, appartengono a un unico orizzonte ideale.

*Vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino

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