Andrea Liberati

Il presidente della sezione di Terni di Italia Nostra lancia, con una lettera al presidente della Cassa depositi e prestiti, Franco Bassanini, una proposta per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico. Ecco il testo della lettera.

di Andrea Liberati*

E’ noto come una parsimonia tanto necessaria quanto problematica stia connotando da tempo il tema del recupero dei beni culturali. Italia Nostra può parlarne anche alla luce delle concrete esperienze registrate sul campo negli ultimi decenni, spesso al fianco delle autorità statali.

E’ dunque essenziale ampliare gli strumenti di finanziamento volti alla conservazione e alla valorizzazione dell’enorme patrimonio artistico italiano, destinato altrimenti a languire. In che modo procedere? Operiamo una semplice comparazione con analoghe esperienze internazionali.

In particolare, diversamente dalla francese Caisse des dépôts et consignation, così come di alcune altre Casse nel mondo, in Italia l’istituto protagonista della raccolta postale non effettua interventi di sponsorship strutturata, pur possedendo l’Italia veri e propri ‘giacimenti’ culturali, ricchi di potenzialità e la cui ‘remunerazione’ andrebbe oltre il dato tangibile, essendo invero elemento identitario della collettività.

Cassa depositi e prestiti, società largamente pubblica, sarebbe in grado di sostenere potentemente i beni culturali, ma non certo quale mission aziendale – lo statuto prevede altro – quanto in una logica di investimento territoriale su base volontaria, legato alla possibilità di acquisto da parte dei clienti di Poste Italiane di prodotti finanziari dal distinto profilo, rispettando al contempo pienamente l’oggetto sociale di Cassa depositi e prestiti. Che possiede quote significative di partecipazione in aziende italiane quali Eni ed altre che viceversa effettuano interventi di sostegno alla cultura.

Ricordiamo, ad esempio, il successo dell’iniziativa Eni in favore della Madonna di Foligno di Raffaello, in collaborazione con i Musei Vaticani, con cui esiste una partnership ufficiale. O, ancora, l’operazione sul Colonnato di San Pietro. E allora perché la società controllante, cioè Cassa depositi e prestiti, non dovrebbe procedere allo stesso modo?

Il patrimonio artistico dello Stato – cui concorrono le stesse diocesi, gli ordini, le associazioni e i privati a vario titolo – potrebbe, attraverso programmi annuali o pluriennali di mecenatismo condotti da Cassa depositi e prestiti, trovare nuove e insperate forme di sostegno. Questo in Francia, benché per settori diversi conformemente alle scelte e alle vocazioni del Paese transalpino, viene già effettuato attraverso bandi trimestrali.

La cultura è un bene pubblico strategico: attraverso Cassa depositi e prestiti, potrebbe essere supportata in misura rilevante e a lungo termine. Potrebbero delinearsi almeno tre modalità alternative: costruire prodotti finanziari ad hoc, sulla scia di quelli offerti dalle banche ‘etiche’, consentendo ai clienti di contribuire anche a un impiego culturale territoriale; nessuna legge o regola statutaria sembra negare una simile operazione, avvalorata viceversa dai ‘Principi fondamentali’ esposti negli articoli 1 e 9 della Costituzione italiana; contrarre lievemente ex ante il rendimento dello strumento finanziario prescelto, destinandone il differenziale al sostegno alla cultura locale in rapporto all’ammontare dei prodotti Cassa depositi e prestiti venduti da Poste nelle singole regioni; devolvere l’1×1000 dei proventi annuali di Cassa depositi e prestiti alla cultura.

Tramite bandi, Cassa depositi e prestiti valuterebbe poi i progetti ispirandosi alle linee guida della responsabilità sociale, con bandi e punteggi, sulla scorta di principi quali trasparenza, comparazione, compartecipazione della spesa, economicità, sostenibilità, non ripetitività, stringenti controlli sulla piena aderenza dei lavori effettuati rispetto ai progetti presentati, che già costituiscono l’ossatura del nuovo modello attuato da Acri per l’attività erogativa delle fondazioni bancarie che, d’altronde, costituiscono oltre il 18% del capitale di Cassa depositi e prestiti.

Sarebbe con ogni evidenza un’iniziativa nobile per la stessa Cassa depositi e prestiti, nonché per Poste italiane: esse come già accade da tempo, dovrebbero operare ancora una volta in sinergia, sebbene su un versante del tutto nuovo e peculiare per l’Italia. E, qualora non ritenesse attuabile il modello francese, la Cassa depositi e prestiti potrebbe intervenire affinché agiscano direttamente le Poste Italiane.

Si tenga infine in considerazione il fatto che, nel 2014, ricorre il 90° anno dall’emissione dei primi Buoni fruttiferi postali: celebrarlo con la costruzione di prodotti di risparmio innovativi significherebbe, da un lato, riportare a splendore molti dei nostri beni culturali viceversa negletti, facendo fruttare i nostri preziosi ‘giacimenti’, generando oltretutto decine e, forse, centinaia di posti di lavoro per tanti giovani preparati. Giovani altrimenti disoccupati o pronti a lasciare l’Italia.

*Presidente di Italia Nostra di Terni