di Confesercenti Umbria
Lo scambio tra taglio delle aliquote Irpef e aumento dell’aliquota Iva non è un favore alle famiglie. Anzi, è un’altra inaccettabile «mazzata» da circa 1,5 miliardi di euro mascherata da taglio della pressione fiscale.
Siamo perfettamente d’accordo sulla necessità di tagliare l’Irpef, ma lo scambio operato dall’esecutivo non è nemmeno alla pari: l’aumento delle due aliquote Iva dovrebbe generare un gettito d circa 6,5 miliardi di euro; un dato ben superiore al costo della riduzione delle due aliquote Irpef, che è intorno ai 5 miliardi. In sostanza se, da un lato, le famiglie umbre potrebbero ‘beneficiare’ in media di circa 200 euro dal taglio Irpef, dall’altro, a parità di consumi, dovranno sborsarne 264 in più in virtù dell’aumento Iva.
Un aumento di tasse netto di 64 euro per ogni nucleo familiare della nostra regione con conseguenze ancora più negative sulla deriva già preoccupante dei consumi. Inoltre questo scambio ineguale sarà del tutto in perdita per quegli strati sociali più poveri che già ora sono esenti dall’Irpef: per loro la prospettiva è una sola, ovvero pagare per intero l’aumento dell’Iva.
Questo «giochetto» comporterà nella nostra regione un aggravio quantificabile in più di 20 milioni di euro che, considerando il forte calo del potere di acquisto delle famiglie renderà, ancora più pesante la situazione sul versante dei consumi.
La manovra approvata ieri, poi, crea ulteriori forti dubbi: ad esempio sul capitolo detrazioni e sugli effetti delle limitazioni preannunciate, per non parlare dell’estensione dell’Irpef a pensioni di guerra e di invalidità. Insomma la leva fiscale funziona sempre all’insù, anche quando pare il contrario.

