Enrico Flamini

di Enrico Flamini*

I recenti dati dell’Ires Cgil e le dichiarazioni del segretario regionale Cgil Mario Bravi confermano ancora una volta il dramma della crisi umbra favorita ed alimentata dai provvedimenti di Berlusconi prima, di Monti poi e di Letta-Alfano oggi: l’assenza di una politica industriale degna di questo nome, l’attacco ai diritti dei lavoratori con l’abrogazione dell’articolo 18, la messa in discussione del contratto nazionale e degli stessi ammortizzatori sociali tornata alla ribalta nei deliri festivi del job act di turno, la riforma delle pensioni, sono misure che hanno confermato il carattere strutturale della crisi economica in atto nella nostra regione. Gli effetti di questa situazione derivante dalla ristrutturazione neoliberista dell’Europa delle banche sono noti: la disoccupazione al 9,8%, il forte ricorso alla cassa integrazione, l’aumento della povertà e, per i giovani, prospettive di lavoro precario. Di fronte al dramma di licenziamenti e chiusure d’azienda, di fronte alle misure antipopolari del governo, le mobilitazioni sono e saranno necessarie. Nello stesso tempo abbiamo chiesto e chiediamo che non solo il Parlamento si occupi subito di questa emergenza nazionale, ma che anche la Regione dell’Umbria assuma come centrale una politica in controtendenza rispetto a quella nazionale. Per questo condividiamo la necessità di varare un vero Piano del lavoro, un Piano di investimenti in innovazione e ricerca a sostegno dell’occupazione nei settori strategici dell’economia regionale, nel quale favorire e valorizzare anche un’idea di economia sociale di territorio, un nuovo modello di sviluppo fatto di mutualismo, cooperazione sociale, credito cooperativo, artigianato, commercio equo e solidale, produzioni agricole. Per fare questo però bisogna passare dalle parole ai fatti. Lo ribadiamo nuovamente: per fare in modo che il Piano del lavoro non sia una sorta di entità metafisica alla quale ci si rivolge nelle difficoltà, abbiamo subito una prima occasione, sulla quale serve un chiaro pronunciamento delle forze sociali, che ci arriva dalla definizione del nuovo Quadro strategico regionale 2014-2020. Occorre determinare, proprio attraverso la ripresa della discussione sul Piano del lavoro, una nuova stagione di programmazione capace di affrontare la crisi umbra a partire da nuove politiche industriali, del lavoro, dell’occupazione e della lotta alle povertà. Il tema che va affrontato da subito e sul quale è necessario un confronto serio, con buona pace di Confindustria, resta quello del superamento dei finanziamenti «a pioggia»: servono criteri chiari ed interventi mirati rispetto alla complessità del mondo produttivo umbro fatto anche e soprattutto di piccole e medie imprese, così come sono necessari investimenti di prospettiva fondati su qualità del lavoro, ricerca, infrastrutture digitali, innovazione e formazione pubblica.

*Segretario provinciale Prc Perugia

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