di Mario Mariano
La partita la vince nettamente Leonardo Baracani di Firenze, arbitrando bene, nel pieno rispetto del regolamento, trasformando una partita insulsa in una partita storica per Ascoli e Perugia. Sì perché Baracani, cacciando al quinto del secondo tempo Addae, ha trasformato in leoni gli allievi di Mangia, e rimpicciolito i già modesti giovanotti di Bisoli. Ma se ha vinto l’arbitro, qualcuno deve aver pur perso, e allora va detto a chiare note che lo sconfitto vero questa volta si chiama Pierpaolo Bisoli da Porretta Terme. Inguardabile nel primo tempo, il Perugia è riuscito a fare peggio nel secondo, nonostante la superiorità numerica. Una squadra senza fiato e senza idee; una squadra che ha paura, che non sa proporre gioco e che è lontana mille miglia da una prospettiva di campionato di alta classifica. Affrontare l’Ascoli in crisi, addirittura imbarazzante per tutto il primo tempo e riuscire a rilanciarlo, rischiando addirittura di subire una punizione ancora più severa, è materia di studio. A Coverciano e a Pian di Massiano. E Bisoli, almeno questa volta, risparmi a tutti alibi e giustificazioni assortite. Se quella con il Lanciano, a prescindere dal risultato, era stata la prestazione più brutta della stagione, cosa si dovrà dire di questa debacle? È preferibile il silenzio, è preferibile una autocritica, spesso invocata e mai ottenuta, nella convinzione che alla lunga le teorie del tecnico della squadra meno perforata d’Italia, trovino un futuro meno nebuloso di quello che ora si prospetta.
Crisi aperta A parte le scelte iniziali, con giocatori ritenuti idonei dopo infortuni più o meno importanti, anche la lettura della partita ha lasciato a desiderare. A forza di voler addormentare il gioco, il Perugia ha finito per viaggiare a scartamento ridotto, sperando in chissà quale soluzione della partita. La severità del giudizio è tutta racchiusa nella cronaca, che ha visto la squadra stringere i tempi solo durante il recupero. E allora sarà bene aprire il cassetto e infilarci, più o meno momentaneamente, i sogni di gloria a lungo sbandierati. Ripartire come era già accaduto un anno fa, ridimensionando i progetti, magari pensando più alla salvezza che alla zona playoff. Bisoli che di crisi se ne intende, avendo vissuto tra le altre quelle da giocatore e da allenatore (se lo ha dimenticato, gli ricordiamo anche le cinque sconfitte di seguito nella gestione Mazzone a Perugia), adesso deve trovare la forza per indicare lui una soluzione alla crisi. Con lui in panchina, la squadra ha spesso sollevato tante perplessità, solo rimpicciolite da episodi avversi. È ufficialmente aperta la crisi, anche se occorre ripartire proprio dalle ceneri di Ascoli.
Rosati: una sola incertezza su un pallone aereo. Evita un ko ancora più pesante, salvando su Cacia. Voto 6,5
Del Prete: appena mette fuori la testa dalla metà campo, si esibisce in cross che non sono degni del suo migliore repertorio. Si può solo giustificare in parte, visto che è costretto a lasciare il campo per motivi fisici. Voto: 5,5 (Dal ’38 p.t. Spinazzola: è almeno vivace nei raid offensivi e insidioso nelle conclusioni dalla distanza. Voto 6)
Volta: la tecnica non si discute, e neppure la sagacia tattica. Si fa tagliare fuori solo in occasione del gol dell’Ascoli. Coraggioso nel finale, prova la conclusione aerea. Voto: 6
Belmonte: passaggi comodi al compagno più vicino: un compitino. In marcatura se la cava con l’esperienza, ma l’errore, sul gol di Cacia è da matita rossa. Voto 5-
Comotto: si propone sulla sinistra, ma il piede è quello che è, e il pallone finisce sbilenco, non nella direzione voluta. Resta la tenacia, che senza tecnica, non sempre dà frutti. Si fa scherzare da Cacia sul finale , e ha pure la forza di protestare e farsi cacciare. Voto 6-
Rizzo: stenta a raccapezzarsi, per poi crescere alla distanza, ma senza incidere. Voto 5,5 (dal ’15 s.t. Drolè: buttato nella mischia, conferma qualità e limiti già intravisti. Alza polvere quando occorrerebbe invece ragionare. Ha l’alibi dell’età. Voto 5.5)
Zebli: anche le rivelazioni possono perdere terreno e fare come i gamberi. Entra in confusione, sia in marcatura che nella corsa, e rischia persino l’ espulsione. Voto 5 (dal ’32 s.t. Di Carmine: va a fare numero nelle mischie davanti a Lanni. Voto n.g.)
Della Rocca: ora davanti la difesa, ora nel cuore della retroguardia. Uomo aggiunto nel rafforzare il reparto difensivo. Il mestiere non gli basta per rilanciare il gioco offensivo . Voto 6-
Fabinho: costretto a rientri profondi per giocare qualche pallone. Un paio di tiri dalla distanza e qualche punizione guadagnata. Troppo poco per incidere. Voto: 5.5
Lanzafame: l’unico ad avere la dinamite nei piedi; il solo che prova con insistenza una soluzione offensiva degna di questo nome. Finisce sulle ginocchia, ma di questo non gliene si può fare una colpa. Come spesso gli capita, fa cacciare un avversario. Voto 6.5
Ardemagni: prestazione in fotocopia come tante altre; una deviazione aerea, e una sottorete ciccata. Troppo poco. Voto 5+
Bisoli: i quattro risultati utili di fila debbono averlo mandato in tilt . Altro che blitz; rimedia una figuraccia che, conoscendone la grinta, vorrà alla svelta mettere dietro le spalle. Certo è che continua a cambiare modulo e uomini. Resta anche la sensazione che i cambi sono fatti per mandare la squadra all’assalto, senza le necessarie coperture. Sprecato ancora una volta un tempo per finalità di studio dell’avversario! Voto 4.5.
