Francesco Profumo

di Emanuela Arcaleni*

Il 27 gennaio il ministro Profumo sarà a Perugia per inaugurare l’anno accademico: quale occasione migliore per un’operazione-verità sulla scuola umbra? Occorre il coraggio di rappresentare alcuni dati seppur scomodi che male si conciliano con i suoi proclami di rivoluzione digitale e di qualità. L’Università è in sofferenza (il calo degli iscritti parla chiaro) così come tutta la scuola umbra. Il piano 2012/13 approvato dalla Giunta regionale, su mandato del precedente Governo, ha tagliato sette dirigenze rinviando al 2014 la soluzione di ben più difficili nodi, sui quali dovrà prevalere il buon senso di chiedere al Governo di eliminare o modificare radicalmente la norma che impone la costituzione di Istituti Comprensivi di almeno 1000 alunni. Per il resto permangono problemi enormi e insoluti. Ricordiamo al ministro che a fronte dei proclami (condivisibili) sull’estensione della informatizzazione a tutti gli alunni, di classi “digitali” 2.0 in Umbria ne abbiamo solo 14 e di scuole solo una.

Dovranno emergere i dati sulle classi pollaio (oggetto di un’interrogazione parlamentare) con 28/30 alunni, se non di più, malgrado la presenza di ragazzi con handicap, istituite in deroga alla legge che ferma a 20 il numero consentito; dovremo dire che la diminuzione del tempo-scuola penalizza la formazione nella scuola di base, costretta a esigere una sorta di “retta” mascherata alle famiglie perché ridotta in miseria; risulterà che le scuole sono impossibilitate a fronteggiare le assenze improvvise dei docenti, per le quali i supplenti non sono chiamati o vengono incaricati con giorni di ritardo, causando la deplorevole migrazione dei ragazzi in altre classi con relativa perdita di ore di lezione. Nella scuola secondaria le ore dei laboratori sono state ridotte al lumicino dalla riforma Gelmini, una formula che lo stesso ministro Profumo intende continuare, perpetrando una fortissima penalizzazione delle competenze professionali specialistiche. Sarà poi la volta dei precari ai quali il ministro dovrà spiegare la contraddizione tra la sua promessa di un concorso per l’agognato contratto a tempo indeterminato e, contemporaneamente, la proposta di tagliare un anno del percorso obbligatorio di studio. In Italia 40 mila docenti perderanno il posto se andasse in porto il taglio “per allinearci all’Europa”. Europa che viene dimenticata quando si tratta di allinearci ai parametri di spesa per l’istruzione che la media Ocse stima in 6,1%, mentre noi siamo appena al 4,8%!

Dal Ministro si aspettano, infine, impegni in ordine alla sicurezza degli edifici scolastici. I tagli agli enti locali che ne hanno la gestione non hanno permesso la totale messa in sicurezza e le indagini, come quella di Legambiente, parlano di una scuola umbra insicura che nel 26,5% dei casi necessita di manutenzione urgente.

Servono risposte chiare, ministro Profumo, e tutti, in primis l’istituzione regionale, devono fare in modo di pretenderle.

*Responsabile Dipartimento regionale Istruzione e formazione, Italia dei Valori

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