di Mario Mariano
La crisi inizia (o prosegue) quando l’emergenza è dietro alle spalle. Ora nessun alibi, dopo aver rilanciato il Crotone ed aver proseguito la striscia di partite senza vittorie, piuttosto un necessario ricorso ad una sana autocritica. Nessun alibi ma anche nessun processo, visto che l’equilibrio ed una visione lungimirante sia di chi osserva che di chi amministra, debbono necessariamente accompagnare una squadra che resta pur sempre matricola, con calciatori giovani che se garantissero continuità di rendimento ora magari sarebbero in serie A oppure all’estero. Allora può essere deluso dall’attuale momento e magari non sapere quale soluzione adottare solo chi ha pensato, anche solo per un giorno che sulle ali dell’entusiasmo e di 7.500 appassionati tifosi sarebbe stato possibile prendere il largo in classifica e magari avviarsi verso una stagione trionfale.
LA CRONACA – INTERVISTE A DICARA E COMOTTO
Scendendo da cavallo dopo qualche ostacolo che ha ha provocato la caduta, e provando a ripartire con il desiderio di riappropriarsi di una identità smarrita, è assai probabile che si possa superare questo fase di involuzione nel gioco e di conseguenza nei risultati.Il Crotone ha saputo trasformarsi dopo il clamoroso infortunio del portiere, puntando sull’orgoglio, sulla forza fisica, sul desiderio di riscatto dopo una lunga striscia di partite senza vittorie. Ha vinto la squadra più coraggiosa, più aggressiva, quella che ha creato più occasioni da goal, quella che ha praticamente realizzato i tre goal della partita, ed il cui portiere, non ha avuto neppure l’opportunità di riscattare l’errore. Per quello ci hanno pensato i compagni. Cosa è mancato al Perugia e cosa ha pesato sul risultato finale, è presto detto. In primo luogo la non chiarezza di Camplone su chi puntare per il reparto offensivo: un tourbillon di attaccanti da far paura, da frastornare perfino chi si vede promosso a partire dal primo minuto dopo essere stato accantonato, seppure momentaneamente. E poi il calo di forma di Verre, e poi la strana coincidenza che errori di Taddei, diventano pensati quanto i macigni.
PAGELLONE INTERATTIVO: LA CORSA DEI GRIFONI
Provedel: Sul goal del pareggio non esce e Torregrossa seppure con le ginocchia anticipa Nicco. Si riscatta su Ricci lanciato a rete, ma poi sbaglia il tempo nell’uscire su Torregrossa provocando il rigore. Salterà la partita contro l’Entella. La sensazione che i compagni lo proteggono poco e male, anche perché confidano sempre sull’utilità del fuorigioco. Voto: 5
Goldaniga: Il ritorno sulla fascia probabilmente lo frastorna perché incappa nella prestazione più modesta di questa prima fase. Va bene la fisicità, ma contro avversari dal dribbling stretto e di temperamento dovrebbe opporre una concentrazione maggiore. Si lascia prendere dal nervosismo e salterà anche lui la prossima partita. Voto: 5
Comotto: Prova a lanciare gli attaccanti per far capire che ci sono i tre punti da prendere, ma quelli sono dispersi. In fase difensiva non dà l’impressione di essere consapevole di ciò che accade dalle sue parti, anche perché il Crotone della ripresa scende a volate. Non si percepisce la sua solita tenacia e sicurezza. Voto: 5.5
Rossi: Tale Ricci lo manda in crisi, dopo l’eccellente prestazione contro l’Avellino. Graziato dall’arbitro per un mani che il telecronista di Sky, come un autentico ultras dei calabresi, definisce «calcio di rigore tutta la vita». Arranca e si fa pure ammonire. Non va meglio contro Sprocati, che dà il là all’azione che determina il calcio di rigore. Voto: 5-
Del Prete: Applaudito dai suoi ex tifosi, gioca in punta di bulloni al rientro dopo l’infortunio, con qualche fiammata sia in attacco che in difesa. Ma la continuità delle prime partite va ritrovata. Voto: 6-
Nicco: Camplone gli dà fiducia dopo la prova deludente ed arruffata di martedì. Si riprende e gliene va dato atto, perché smette di voler giocare da solo, e si applica in un gioco semplice, più geometrico. In ripresa. Voto: 6 (dal 38′ st Koprivec: Quando entra per il calcio di rigore riceve un «in bocca al lupo» del quarto uomo, ma De Giorgio, altro ex coraggioso, angola bene. Voto: ng)
Taddei: All’inizio sembra che voglia risparmiare energie e dedicarsi a meno giocate per essere più incisivo. La sensazione che gli pesi sulle spalle il rigore sbagliato contro l’Avellino, e siccome non è un periodo no, un suo errore innesca Martella che produrrà il cross del pareggio. Voto: 5.5
Verre: Viaggia a sprazzi, ma sembra aver smarrito quelle accelerazioni che erano state determinanti nel primo mese. I tiri da fuori finiscono tutti addosso ai difensori avversari. Voto: 5+
Crescenzi: Dei centrocampisti è quello che si salva, perché è utile nelle due fasi, anche se quando crossa là davanti a prevalere sono sempre i difensori avversari. Voto: 6+
Falcinelli: Rientri profondissimi, come non piacciono a Camplone che pure continua ad aver fiducia in lui. Non approfitta di una palla-goal offertagli da Taddei e di un’altra scodellatagli da Parigini. Si avvita per un colpo di testa finito alto e poco altro. Voto: 5- (21′ st Perea: Gioco o non gioco? Questo il dilemma, e i nervi sono a fior di pelle, e le conclusioni non ci sono nel taccuino, perché non è uno che rende al meglio quando occorre recuperare. Voto: ng)
Rabusic: Il tempo di un paio di allunghi sulla fascia e si infortuna al primo contatto con l’avversario. Voto: ng (dal 13′ pt Parigini: Ha il solito argento vivo addosso, mette in apprensione la difesa del Crotone e il retropassaggio che provoca l’autorete di Secco è motivato dal suo incalzare. Nel primo tempo è il solo a rendersi pericoloso, a cercare il goal, il calo della ripresa è evidente, perché la spinta del Crotone è perfino sorprendente. Voto: 6
Camplone e Di Cara: Accomunati dallo stesso destino, nella buona come nella cattiva sorte. Sugli attaccanti non si conoscono i criteri adottati nella scelta, cosi che la confusione si appropria sia dei diretti interessati che dei tifosi. Possibile che l’abbondanza dopo la carestia provochi simili problemi? Voto: 5
