di Mario Mariano
Panettone e champagne per tutti e, se gli piace, un calice in più per Vincenzo Ripa, l’arbitro di Frosinone-Perugia che proprio due giorni dopo San Silvestro festeggerà il compleanno (che sarà forse il più bello della sua vita, visto che ha diretto una partita giocata a ritmi alti, con grinta assoluta dai laziali, capaci di sfangarla seppure in inferiorità numerica per più di un’ora). Il primato del Grifo è salvo, ma è chiaro che il rammarico resta perché qualche protagonista non ha risposto alle attese (un paio di nomi: Fabinho ed Eusepi, a fasi alterne e soprattutto con pochi tentativi di battere a rete). Il vantaggio psicologico di aver chiuso il girone di andata in vetta è comunque evidente, ma – e di questo fortunatamente in società ne sono consapevoli – i giochi sono aperti: è bastato infatti abbassare mercoledi scorso un attimo la guardia e la qualificazione in Coppa Italia è sfumata. A testimonianza di ciò anche il non trovare alla svelta una soluzione giusta per opporsi all’aggressività del Frosinone, correndo così rischi fino all’ultimo.
Gestire le emergenze Maturare esperienze limitando i danni, aiuta. Perché anche in Ciociaria si è avuta la conferma di quanto sia importante saper gestire l’emergenza: sotto questo aspetto le due squadre meritano un plauso e con loro i due allenatori. Camplone, che oramai si è allenato per uscire dai canoni antichi, ha saputo ridisegnare il quadro tattico dopo l’infortunio di Massoni; Stellone, dopo che Ripa ha estratto il «rosso» per Gucher, non ha fatto una piega: ha chiesto pressing e sacrificio ed i suoi allievi hanno eseguito; esausti, alla fine, ma mai domi. Ecco, il Leone (emblema del Frosinone) è sembrato ferito, ma ugualmente pronto a rispondere colpo su colpo: e questa qualità dell’avversario impreziosisce il primato del Grifo. Il punto di forza del Perugia edizione Camplone bis, è che quando Fabinho ed Eusepi concludono poco e male, c’è magari un Mazzeo che veste i panni, per lui non desueti, di goleador. E pazienza se Filipe non si raccapezza, vuoi perché rientrava dopo qualche turno di assenza, ma soprattutto perché con il ritmo imposto dal Frosinone lui può solo provare a limitare i danni.Trovare un rendimento costante è il desiderio di ogni allenatore, ma la sensazione che si ricava al giro di boa è che anche quando l’avversario è ben organizzato – ed è il caso del Frosinone – il Perugia può opporre la giornata speciale di qualche suo jolly.
LA FOTOGALLERY DELLA PARTITA
TIMELINE: RIVIVI TUTTA LA STAGIONE DEI GRIFONI
Koprivec: Decisivo sul finale di primo tempo con un doppio salvataggio, decisivo anche se con stile discutibile nella ripresa sulla punizione di Curiale e il pallone che finisce contro la traversa. Una quisquiglia qualche rinvio approssimativo. Voto: 7
Conti: Potrebbe e dovrebbe approfittare meglio della libertà che gli concedono quando scende. Immagazzina esperienza che tornerà utile a lui e al gruppo nel girone di ritorno. Voto: 6
Scognamiglio: Assieme a Comotto è quello che ha la stessa energia degli allievi di Stellone. Si batte nella sua area da guerriero autentico, senza paura, sfiora il goal e fa capire all’avversario di non aver paura del contrasto rude, perché lui rende pan per focaccia. Voto: 7
Massoni: Sorpreso dallo stacco di Ciofani, ma è già molto che ci abbia messo la testa purtroppo ricavandone solo tanti punti di sutura (dall’8 pt Sini: Ha corsa sciolta e piede pulito, ma deve rafforzare i tempi d’intervento, che a volte annullano la superiorità numerica in attacco. Voto:6)
Comotto: Per noi la miglior partita di questa metà di stagione, e non solo perché gioca con il naso (sempre quello!) incerottato, ma perché nella battaglia si esalta; quando la tecnica e il cross preciso contano meno, lui fa prevalere l’agonismo. Voto: 6.5
Mazzeo: Certo alla prova dei fatti conta il goal, non casuale (da quella posizione gli sono già riusciti), ma mette in fila tante altre perle e perline, non ultimi certi rientri sulla linea dei terzini per far ripartire l’azione. Cala alla distanza. Voto: 7+
Moscati: Un quarto d’ora per scaldare i motori, poi a briglia sciolte come quasi sempre, a duettare con Mazzeo, a caricarsi sulle spalle anche il lavoro di altri. Voto. 7-
Filipe: A tre cilindri e non perché è lui a viaggiare piano, sono gli altri ad avere altri ritmi; a volte frastornato, si limita al compitino per far rifiatare la squadra. Voto: 5+ (dal 18′ st Vitofrancesco: Meglio, decisamente meglio del compagno che sostituisce, ma anche lui sembra indeciso se puntellare il centrocampo o proporsi nella fase offensiva. Voto: 6)
Nicco: La quantità è talmente tanta che alla fine la qualità ne risente, specie nei momenti clou quando ci sarebbe da avere idee più lucide in area, ora per il tiro, ora per il passaggio. Voto: 6
Eusepi: Lui, combattente di razza, si demoralizza quando perde qualche pallone o quando l’arbitro sorvola su qualche intervento ruvido. Rimedia anche un «giallo» evitabilissimo, ma cartina di tornasole di una domenica in cui perde il duello a distanza con il bomber della passata stagione. Voto: 6—
Fabinho: Non pervenuto nel primo tempo, quando accusa il temperamento dei difensori laziali, riaffiora nella ripresa, accettando anche lo scontro fisico, proponendosi per il cross o la conclusione, ma non è assistito da quella vena che lo ha accompagnato per un girone intero, decretandone la leadership. Voto: 6
Camplone: Ci pensa e ci ripensa prima di rinunciare a Massoni fermato dal medico, segno che temeva le ricadute psicologiche e tattiche della sostituzione. Ricadute che sono state ben gestite. Ha l’obbligo di incitare la squadra a puntare ai tre punti, ma non è scriteriato nell’ordinare un «avanti Savoia» che avrebbe potuto essere fatale. Voto: 6.5
