Kamali Abdel Wahed con il vescovo Domenico Sorrentino

Un appello alla pace, un richiamo alla sua gente, un’invettiva contro chi usa il nome di Allah per uccidere. E’ la la lettera di Kamali Abdel Wahed, un musulmano di origini marocchine che da oltre 20 anni vive a Gualdo Tadino. Dopo gli attentati di Parigi Roberto, così lo conoscono gli amici del paese, ha preso carta e penna per scrivere al vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino monsignor Domenico Sorrentino che non ha esitato ad incontrarlo

di Kamali Abdel Wahed

La mia famiglia è composta da me, mia moglie e quattro figli, tre femmine e un maschio, di età compresa tra 4 e i 16 anni, tutti nati qui. Le prime tre figlie studiano qui con ottimi risultati, viviamo una vita normale e discreta, siamo amici con tutti, soprattutto con i vicini di casa. Parlo a nome mio, della mia famiglia e, pur non essendo il responsabile, su loro incarico, parlo anche per conto di tutte le comunità musulmane presenti a Gualdo Tadino.

Noi siamo fermamente contro a quanto accaduto a Parigi come anche siamo stati contro alle stragi avvenute in Kenya, al Museo del Bardo di Tunisi, alle stragi avvenute in Nigeria e all’abbattimento dell’aereo russo in Egitto. Perché la nostra religione ci insegna a comportarci secondo le indicazioni riportate in questo versetto tratto dal Corano e dall’insegnamento del nostro profeta Maometto.

C’è la necessità e la possibilità per gli uomini di comprendersi e superare contrasti e difficoltà, per quanto profondi e gravi essi siano, senza ricorrere alla violenza, all’uso della forza e delle armi. Quindi dedico questa lettera a tutte le persone che credono che l’Islam accetti queste violenze contro l’umanità e contro la cultura occidentale. Vorrei anche aggiungere che ciò che stanno facendo questi infami è contro il mondo intero e contro l’Islam che è una religione di pace e di rispetto di tutto ciò che ci circonda.

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