Gabriella e Michela con il piccolo Lukas

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta al sindaco di Perugia, Andrea Romizi, da parte di una “famiglia arcobaleno” a proposito della cosidetta “teoria gender” ovvero della richiesta di ritiro dalle scuole dei libri che illustrano i diversi tipi di famiglia

Caro Sindaco Romizi,

ci presentiamo, siamo Michela e Gabriella in coppia da molti anni e da quattro, felicemente madri di Lukas avuto grazie ad una fecondazione eterologa all’estero. Qualcuno ci ha definite coraggiose per aver intrapreso questo percorso nel nostro Paese. Noi abbiamo sempre pensato che ci sarebbe voluto molto più coraggio nel privarci di questa meravigliosa esperienza d’amore nei confronti del bambino che sarebbe arrivato ma in questi giorni, forse, comprendiamo il senso di quelle parole.

In qualità di Primo Cittadino sa benissimo che nella nostra Perugia si propone di ritirare dalle scuole i libri che illustrano i vari tipi di famiglie, perché tra queste è ritratta anche quella con due mamme e due papà, proprio come la nostra. Meglio che i bambini non sappiano, meglio occultare la realtà, il presente, l’esistente pur di rispondere all’istinto moralizzante di certi adulti.

Peccato che le nostre famiglie non siano delle ipotesi astratte ma una realtà.
Peccato che i nostri bambini esistano già e frequentino la stessa scuola dei vostri figli.
Peccato ancora che i nostri bambini sappiano come sono venuti al mondo, com’è fatta la loro famiglia e parlino con naturalezza del proprio contesto familiare. I nostri bambini hanno imparato che alcuni hanno un padre e una madre, altri hanno due madri o due padri, altri ancora hanno solo la mamma o solo il papà e qualcuno ha un genitore con la pelle del colore diverso dall’altro genitore. I nostri bambini hanno imparato tutto questo e convivono con questo sapere in modo perfettamente sereno cosa che suggerisce a chiunque che forse possano arrivare alla stessa comprensione della realtà i bambini di qualunque famiglia. Noi non crediamo che i figli di genitori omosessuali siano più svegli degli altri, crediamo piuttosto che certi adulti si nascondano dietro il rischio che “i bambini non possano capire” per giustificare la propria visione del mondo becera, violenta, omofoba e medievale.

Ma se alimentiamo questa ondata censoria verso libri fatti perché bambini sappiano leggere meglio il presente che sta intorno a loro, dobbiamo temere che qualcuno proponga anche di mettere un bel bavaglio a nostro figlio per impedirgli di dire che ha due mamme? Qual è il timore? Che i bambini sappiano che due persone dello stesso sesso si possono amare? I bambini non hanno né pregiudizi né sovrastrutture. Gli adulti invece sì e tanti: esprimono giudizi su realtà che nemmeno conoscono e sono capaci di ritenere il proprio modello come superiore, l’unico degno di rispetto.

Poco conta che questi libri ritraggano anche le famiglie adottive, quelle monoparentali e quelle multirazziali.
Poco conta che questi libri vogliano insegnare il rispetto per tutti. Poco conta che per un bambino sia importante vedere rappresentata la propria realtà oltre a quella del proprio compagno di giochi. Sembra che ci sia gente incapace di capire che i libri per l’infanzia sono fatti apposta per sostenere il percorso di elaborazione immaginativa del bambino, che è un passo indispensabile per poter capire la realtà. E la famiglia di Lukas è una realtà per tutti quelli che entrano in contatto con lui e con le sue due mamme.

Ma se hanno ragione questi signori, se questi libri sono pericolosi per i bambini perugini allora mettiamo all’indice anche i libri che illustrano la società multirazziale perché questa nostra terra tradizionalmente non ha dato le radici né a gente con la pelle nera né con gli occhi a mandorla: la loro rappresentazione potrebbe minacciare l’uomo bianco nella sua supremazia di autoctono locale.
E ancora evitiamo di dire ai bambini che esistono varie religioni, proponendone una sola.

Quel che è peggio, caro Signor Sindaco, è che spazzare via quei libri significa mettere in discussione le nostre capacità genitoriali come se l’omosessualità fosse un disvalore. Perché ovviamente il pensiero soggiacente è che, in quanto uomini e donne omosessuali, non abbiamo le carte in regola per crescere dei figli.

E’ inutile che le dica che il mio orientamento sessuale non mi rende migliore di Lei nè come persona nè come genitore ed è altrettanto sottinteso che nemmeno Lei ha qualcosa da insegnare a me, come uomo e come genitore, sulla base del suo orientamento sessuale e delle sue predisposizioni affettive. D’altra parte basta essere fertili per fare figli ma tutto mostra che non basta dare la vita ad un bambino per essere genitore. Serve crescerlo, accudirlo, amarlo, dotarlo di strumenti, seguirlo, disciplinarlo, permettergli di diventare adulto con amore. Perché è l’amore che crea una famiglia e non ci stancheremo mai di ripeterlo.

Innumerevoli ricerche scientifiche accreditate e pubblicate, che se sarà interessato a conoscere avrò il piacere di metterle a disposizione, dimostrano che non è la forma del nucleo familiare ad influire sullo sviluppo di un bambino, bensì la qualità delle relazioni tra i suoi membri. E’ certificato inoltre che i bambini cresciuti all’interno di una famiglia come la nostra possono incorrere in forme di discriminazione legate ai pregiudizi sull’orientamento sessuale dei genitori. Quindi ad essere svantaggioso per un bambino non è crescere con genitori omosessuali bensì vivere in una società che lo discrimina. Nota la differenza, signor Sindaco? Il problema non è quello che capita dentro la nostra famiglia basata sull’amore e sulla responsabilità ma quello che capita fuori, se si incontrano persone violente e pronte a denigrare il prossimo.
E’ per questo che è tanto importante che quei libri rimangano al loro posto.

Dire ad un bambino che tutti meritano rispetto, non lo renderà omosessuale ma solo una persona migliore. Lo dica anche ai suoi consiglieri comunali, ne parli coi paladini dei valori assoluti, crociati di ultima generazione.

I bambini sono capaci di capire che una famiglia arcobaleno non è una minaccia, alcuni in consiglio comunale non riescono ancora a comprenderlo. Fatevi coraggio, non abbiate paura di render i vostri figli migliori!

Con molta fiducia,
le mamme di Lukas

One reply on “«Caro Romizi, noi due madri di un bambino chiediamo di non ritirare i libri dalle scuole»”

  1. come possiamo innondare la caseela di posta elettronica del caro Sindaco con questa emozionante testimonianza?

    Credo che debba sentire il peso della responsabilità di essere primo cittadino di una città che vuole aprire gli occhi e non farseli bendare!

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