Mario Bravi e Susanna Camusso a colloquio (Foto F.Troccoli)

di Mario Bravi*

La ripresina in atto in termini di Pil (+1,5%) non intacca il problema di fondo che in Umbria si chiama «emergenza lavoro». Su questo dato, emerso dal rapporto della Banca d’Italia, concordiamo, avendolo indicato da tempo come il primo problema dell’Umbria. Siamo convinti che occorre innalzare il livello di iniziativa per avere risposte chiare, nette e positive sul futuro della Thyssen e del Polo chimico, e si tratta, come è del tutto evidente, di elementi centrali per l’economia e il futuro della nostra regione, e non solo, avendo le questioni dell’acciaio e della chimica una forte valenza nazionale. Questioni sulle quali siamo convinti in tempi stringenti il Governo nazionale debba svolgere un ruolo ed una funzione vera, così come altri governi europei, dalla Francia alla Germania, stanno facendo per difendere i loro gioielli produttivi.

La crisi Merloni e quella dell’edilizia Al tempo stesso, sull’altra grande vertenza che si chiama Antonio Merloni, che per impatto quantitativo e non solo, è la più grande vertenza nazionale aperta sul tavolo del Ministro Romani, occorre riaccendere i riflettori, perché non ci possiamo assolutamente permettere di correre il rischio della totale deindustrializzazione dell’Appennino umbro-marchigiano. Poi, insieme a queste tre grandi realtà, come conferma il rapporto della Banca d’Italia, c’è una crisi forte, che permane in un settore trainante come quello dell’edilizia, dove negli ultimi tre anni c’è stata una contrazione di ore lavorate del 24% e dove tutt’ora questa situazione di difficoltà persiste, con un ricorso massiccio alla cassa integrazione, soprattutto quella in deroga.

L’aumento della Cig Intanto, i dati relativi al mese di maggio dell’Osservatorio nazionale Cgil sulla cassa integrazione, confermano sostanzialmente, per quanto riguarda l’Umbria, il dato di aprile. Mentre a livello nazionale la CIG vede un aumento del 12,6% rispetto al mese precedente, in Umbria c’è una sostanziale conferma, con una lieve riduzione rispetto al dato record del mese di aprile, mentre rispetto a maggio 2010 si registra un aumento del 34,89%. In particolare i dati recentissimi ci dicono che nel mese di maggio i lavoratori coinvolti dalla CIG sono 26.113 (erano 27.315 nel mese di aprile) di cui 18.331 interessati alla cassa in deroga. Mentre i lavoratori a «zero ore» sono 13.056 (13.618 nel mese di aprile) di cui 9.165 nella cassa in deroga.

Confronto positivo con la Regione In questo quadro complesso e difficile, riteniamo sia giusto valorizzare l’esistenza di un confronto positivo con la Regione dell’Umbria e che riguarda sia le politiche passive del lavoro, in riferimento alla cassa integrazione, sia quelle attive, soprattutto, come ha giustamente sottolineato la presidente della Regione, in riferimento al Piano per il lavoro e alla competitività del sistema delle imprese, con le conseguenti iniziative di carattere legislativo. Pensiamo che su questo sia utile realizzare verifiche periodiche che consentano di valorizzare il confronto avviato e sostenere ulteriori iniziative, per raggiungere gli obiettivi che abbiamo condiviso.

La crisi occupazionale Infatti, nel rapporto della Banca d’Italia, tra i tanti dati, il più preoccupante è quello relativo al tasso di occupazione della nostra Regione, che è passato dal 65,8% del 2008 al 62,8% del 2010, con l’emergenza rappresentata dalle donne, dai giovani, e dai lavoratori over 45. Il rapporto della Banca d’Italia, ci parla per fortuna anche di segnali di ripresa in alcuni settori, dove aumentano sia la produzione che gli ordinativi. Questo dato che indubbiamente va sostenuto, richiede un salto di qualità nelle relazioni sindacali industriali.

Il confronto tra sindacati e imprese Per questo crediamo che sia opportuno aprire un confronto tra Cgil, Cisl e Uil e associazioni delle imprese sull’innovazione di processo e di prodotto, per fare in modo che questi segnali di ripresa diventino stabili, strutturali e che abbiano un riflesso anche sui livelli occupazionali. Questo livello di confronto è indispensabile, impone un innovazione nelle relazioni e un’estensione della contrattazione, oltre a un salto di qualità da parte degli imprenditori umbri, che devono avere più coraggio nell’innovazione e negli investimenti.

Nuovo progetto per l’Umbria Quindi, si evidenzia l’esigenza di proseguire il confronto positivamente iniziato nei tavoli dell’alleanza per l’Umbria, di aprire un nuovo livello di contrattazione con le imprese e le loro associazioni, ma soprattutto di costruire iniziative che modifichino la politica economica industriale del governo nazionale, che rischia di aggiungere altri danni ai problemi strutturali della nostra regione. A partire da tutto questo, pensiamo ci siano le condizioni per un nuovo progetto dell’Umbria, che punti alla valorizzazione del manifatturiero attraverso l’innovazione per intervenire sulla prima emergenza della nostra Regione che appunto si chiama lavoro.

*Segretario regionale Cgil Umbria

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