Voleva che quel partito non fosse più una casa, ma una piazza. Una piazza aperta. E piazza fu. Così cominciò il viaggio di Veltroni. Quel viaggio che trasformò la politica, oltre che il centro sinistra. La vocazione maggioritaria prima e la trasformazione anche del centro destra, come pura conseguenza. Insomma Veltroni non solo fece nascere il Pd, ma anche il Popolo delle libertà, come naturale risposta a quanto stava accadendo a sinistra. Così esordì, a clamor di popolo Veltroni, attraverso una ricostruzione artificiale: i tempi sono cambiati, la sinistra deve uscire dal palazzo e deve aprirsi alla società, dai Ds quindi ad un partito democratico, ovvero da una casa chiusa, ad una piazza aperta.

La chiave in tasca Immaginava mai Veltroni che tutti avrebbero detto sì a quella piazza aperta? La risposta è probabilmente positiva. Quello che forse non si aspettava – per suo errore – è che qualche politico attempato e dalla pellaccia dura aveva già in tasca la strategia: va bene la piazza, ma noi ci arriviamo con le chiavi in tasca e facciamo una piazza chiusa. Così invece di trovarci in mano una casa, ci troviamo una piazza. E invece di chiudere con un portoncino, ci mettiamo un bel cancello. Eccolo D’Alema con il suo bel progettino in tasca: ringraziare il costruttore ed accaparrarsi la piazza, spiazzandolo di lì a poco. Così quella piazza aperta ebbe vita breve e presto furono eretti i cancelli. Le chiavi passarono dal leader massimo al leader in bianco e nero, Bersani. Come un salto all’indietro. Intanto il Veltroni annunciava il suo nuovo viaggio in Africa. Per qualcuno senza ritorno. O almeno così si sperava.

Le dimissioni non premiano Non aveva ancora imparato il Veltroni – lui ci arriva sempre dopo – che le dimissioni non vengono mai premiate. Qualcosa da Berlusconi l’avrebbe pur dovuto imparare. No. A lui basta perdere in Sardegna e salutare tutti. Ma a testa alta. Perché crede, probabilmente, che in Italia a comportarsi da gentiluomini, prima o poi si viene ripagati. E così non fu. Passano i mesi, passano gli anni, lui rimurgina rimurgina e chiede infine un riscatto. Non personale, nooo. Un riscatto a quel progetto. Visto che il nuovo Pd «è ai minimi storici», ha detto. Non si accorge ancora una volta che quell’idea di partito nuovo gliela stanno soffiando nuovamente. Prima il suo avversario storico. Ora un altro. Il rottamatore. Quello che vuole fare fuori tutta una classe dirigente.

L’altra fregatura Insomma l’attenzione sulla novità del centro sinistra si sposta dal Veltroni al rottamatore Renzi, il fiorentino. E con riflettori mediatici di tutto rispetto. Ancora una volta fregato. Allora cosa pensa di fare? Si guarda intorno. Anzi no. Si guarda al centro: eccolo lì, Montezemolo. Il nuovo. Il progetto dell’apertura del partito alla società può ripartire da lì. E’ l’uomo giusto, colui che può dialogare con il terzo polo in via di costituzione, quello – per intenderci – che va da Casini a Fini. L’ha detto Montezemolo stesso di guardare loro con particolare interesse. Ma visto che a Veltroni gli hanno fregato il Pd, questa volta a Montezemolo and co. offre il Modem. Non l’apparecchio del computer, ma il nuovo movimento democratico: insomma tutti quelli che vedono Bersani come il vecchio, superato dalla società, dalla comunicazione, dalla storia e dalla geografia. Ancora una volta Veltroni non si accorge che il massimuccio sta per fargli  le scarpe dinuovo.

L’asso di bastoni Tiecchete! arriva l’asso di bastoni. Quello di ieri. Eh no caro Veltroni, da Fini and co. ci andiamo noi. Ma come D’Alema e Bersani, gli ultimi dei moicani a sinistra, scappano dagli ex fascisti? E sì, ed anche subito. I malpensanti credono perché vogliono fottere un’altra volta Veltroni. Qualcuno meno fesso invece ha capito il gioco. Quale? Quello di due piccioni, presi con una sola fava. Scalzare Veltroni e togliersi dalle palle l’unica minaccia a Bersani, l’unico che può veramente fotterlo. Chi? Vendola. E come si fa? Con una mossa secca:

Simulazione D’Alema dice a Bersani: tu fai credere a questi del Pd che ci costa tanta ma tanta fatica…
“cosa?” – domanda Bersani -,
D’Alema gli sussurra in un orecchio: il fatto che dobbiamo rinunciare alle primarie…
Bersani: ma noo, ma ci crederanno mai che ci costa fatica a noi due rinunciare alle primarie?
D’Alema: non soffermarti su questi dettagli. Insomma noi facciamo credere che con grande dolore facciamo un passo indietro, rinunciamo alle primarie, tanto a noi sono sempre piaciute no? E, poi tu, tomo tomo, adeschi questi del terzo polo qua, Casini e co. Così tagliamo la testa a Veltroni, tagliamo la testa a Vendola, tu rimani in piedi, non hai nessun avversario che ti possa fare fuori e la sinistra compie un passaggio storico che nessuno ha avuto mai il coraggio di fare.
Quale? , chiede ancora Bersani
D’alema: quello di andare con gli ex fascisti, questo è l’unico momento giusto per farlo, non lo vedi che non si capisce più un cavolo fritto? Chi va di qua, chi va di là, chi compra a questo, chi compra a quello, e noi che facciamo stiamo a guardare?
Insomma Bersani si lascia convincere e urla al Pd:  ci vuole coraggio e ci costa dolore, ma dobbiamo farlo: rinunciamo alle primarie e ci alleiamo con Fini.
Oddio, nel partito inizia un maremoto.
Quelli più moderati: cazzo c’ha fregati un’altra volta, se n’è venuto anche lui di qua.
Quelli più sinistri: ma non sarà meglio Vendola che Fini? Come fa questo a non digerire uno di sinistra e ad abbracciare un ex fascista? Non ci stiamo a capire più una mazza.
Dall’alto una vocina profetica ricorda: è il potere cari ragazzi, quando le sedie traballano c’è da aspettarsi di tutto.

Ma Veltroni? Che fine ha fatto Veltroni? Non farà pure stavolta il secondo? Non abbraccerà pure lui Fini dopo Massimuccio? Beh a questo punto un consiglio glielo diamo. Stavolta, caro Walter, se vuoi fregarli per davvero e in maniera definitiva e fatale, impugna lo spirito originario del Pd: dimostrerai coerenza e coraggio. Chiama a raccolta tutti quelli che ora protestano contro l’annuncio di Bersani di rinunciare alle primarie. Urla: primarie subito. Ma soprattutto abbraccia Vendola e portalo come tuo candidato. Vedrai che il pollo è bello che arrostito.

(Pirt)

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