Urbano Barelli

di Urbano Barelli*

Come era ampiamente prevedibile, dopo aver colpito i comuni, le province, le sezioni distaccate dei tribunali umbri, il tribunale di Orvieto e le sedi dei Giudici di Pace, la revisione della spesa pubblica arriva ora ad investire la stessa Regione Umbria con la proposta di disegno di legge costituzionale dei parlamentari Morassut e Ranucci (Pd) del 16 dicembre che prevede la riduzione delle regioni da 20 a 12, l’Umbria accorpata alla Toscana in una macroregione appenninica.

Più volte annunciata, tale proposta ha già ottenuto il consenso del presidente dell’Assemblea legislativa (già Consiglio regionale) dell’Umbria, Eros Brega (Pd), cioè del presidente di una delle assemblee legislative che potrebbero essere soppresse. Nonostante la singolarità di tale dichiarazione (il presidente di un ente in odore di soppressione di solito lo difende), la dichiarazione di Brega è caduta nell’indifferenza generale e non ha ricevuto alcun commento o replica.

Qualunque sia la ragione di tale indifferenza, non è un bel segnale perché la cancellazione della Regione Umbria comporterebbe la marginalizzazione di un intero territorio, oltreché del suo capoluogo. Infatti, non si tratta solo della soppressione dell’ente regione con i suoi dipendenti e con il suo indotto e delle relative funzioni e competenze legislative che sarebbero trasferite a Firenze. La cancellazione della Regione Umbria avrebbe l’ulteriore inevitabile conseguenza della chiusura di importanti uffici giudiziari quali la Corte d’Appello, il Tribunale amministrativo regionale, la Commissione tributaria regionale, così come delle sedi regionali di molti ministeri.

Per gli umbri la conseguenza sarebbe quella di doversi recare a Firenze per svolgere quelle attività che oggi svolgono a Perugia. Per Perugia il problema sarebbe molto più grave. La città vive già una situazione di particolare crisi dovuta al ridimensionamento del settore manifatturiero negli anni ’90, al fermo dell’edilizia (dopo anni di bulimia) e alla forte riduzione delle iscrizioni all’università (con una piccola ma importante inversione di tendenza nell’ultimo anno).

In passato l’Umbria ha dovuto registrare, impotente o inattiva, una progressiva perdita di centri decisionali regionali, con importanti realtà industriali che hanno visto il loro destino e quello di migliaia di lavoratori trasferito fuori regione o in altri paesi, e con le banche che decidono a Siena, Milano o Firenze se e come erogare il credito in Umbria.

Mentre le dichiarazioni del presidente dell’Assemblea legislativa sono cadute nell’indifferenza generale, a Perugia il dibattito si è animato su una provvisoria pista di ghiaccio in piazza della Repubblica al quale non si è sottratto nemmeno il segretario regionale del Pd umbro che, evidentemente, non avverte la necessità di occuparsi nemmeno della sopravvivenza del suo ruolo che rischia di scomparire insieme alla Regione Umbria.

In questo preoccupante scenario Perugia e l’Umbria non hanno nemmeno tentato di agganciare il treno delle città metropolitane, con il risultato di assistere oggi impotenti alla distinzione tra città di serie A (quelle metropolitane) e quelle di serie B (tutte le altre). La prima concreta applicazione di tale nuovo criterio è avvenuta con i fondi per il dissesto idrogeologico che, per più di un miliardo, sono stati assegnati alle città metropolitane e non alle altre città nonostante le emergenze presenti in queste ultime come accade a Perugia per la frana di via S.Antonio.
Le prossime elezioni saranno con molta probabilità le ultime per la Regione Umbria e cosa fare per evitare che l’Umbria venga annessa alla Toscana o, secondo altra versione, al Lazio non potrà non essere il principale argomento da discutere. Diversamente da Morassut – Ranucci (Pd) e Brega (Pd), il Sindaco di Pesaro Matteo Ricci (Pd) propone una macro-regione Umbria-Marche. Per l’Umbria tale proposta avrebbe il pregio di non essere un’annessione ma un rapporto tra pari, con l’ulteriore vantaggio di poter far giocare a Perugia un ruolo non secondario nella scelta del capoluogo. Cominciamo a parlarne prima che sia troppo tardi e che altri decidano per noi.

*Vicesindaco di Perugia

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One reply on “Barelli: «Da accorpamento Regioni danni gravi per Perugia. Meglio con le Marche che con Lazio o Toscana»”

  1. Da marchigiano che conosce bene l’Umbria, direi che la fusione delle regioni Umbria e Marche sia l’unica possibile. E nemmeno tanto difficile. Litigheremo sul capoluogo, visto l’equivalenza delle aree metropolitane di Ancona e Perugia, ma sono certo che un accordo tra gente pratica riusciremo a trovarlo.

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