di Mario Mariano

Fino a quando il pugile resta in piedi, anche se ha barcollato più volte può sempre sperare in un gancio per mandare al tappeto l’avversario. Al Perugia è riuscito tutto questo in un pomeriggio dove, come solo il calcio riesce a regalare, ci sono state emozioni a getto continuo. Tante partite in una; fasi di dominio di una squadra sull’altra, che si sono succedute senza una logica precisa, anzi la logica è rimasta fuori da ogni contesto perché l’Avellino è passato in vantaggio al primo vero tentativo e, comunque, solo dopo che il Perugia aveva dominato in lungo ed in largo, senza trovare lo specchio della porta e dopo una serie infinita di conclusioni.

LA CRONACA

Psicologia Siccome la componente psicologica ha una forte incidenza anche nello sport e nelle dinamiche da cui scaturiscono i momenti chiave di una prestazione, con la squadra in confusione ad ergersi a protagonista è stato Koprivec, che sembra rigenerato proprio dall’arrivo di Amelia che, secondo i più, avrebbe dovuto essere fatale per la sua carriera. Koprivec ha evitato non solo una volta il colpo del ko, ma proprio in virtù del salvataggio del primo tempo, si è ripetuto nella ripresa (Trotta e Kone si staranno ancora chiedendo come hanno potuto lasciarsi ipnotizzare dallo sloveno). Koprivec merita quindi i titoli di apertura, ma è chiaro che l’artefice clou del successo, più di Diego Falcinelli, autore di una doppietta che ripropone il tema play off, sia stato Andrea Camplone.

LE FOTO DELLA GARA

Bravo Camplone Camplone ha avuto coraggio a lanciare Falcinelli ad inizio di ripresa, accantonando Ardemagni, che certo non era parso nelle migliori condizioni di forma, incapace di trovare una posizione e di concretizzare il grande lavoro della squadra nei primi 25 minuti. Lasciare negli spogliatoi il rinforzo principale del mercato d’inverno ha confermato che Camplone non guarda ai nomi e alle prestazioni delle precedenti partite. Il tourbillon di sostituzioni ha dato i suoi frutti anche quando in campo è stato mandato Parigini, e dunque è sacrosanto dare a Cesare quello che è di Cesare: Camplone ha trovato nel risultato il conforto della bontà delle sue decisioni: un merito non indifferente, da aggiungere al fatto che, pur senza alcuni titolari, ha trasmesso alla squadra la convinzione che l’impresa era possibile.

Protagonisti Attenzione: l’assenza di Fossati si è avvertita, ma solo la sua, perché Nicco è stato tra i protagonisti e Mantovani ha debuttato dando la sensazione di aver già giocato una decina di partite con i suoi nuovi compagni. Come è già accaduto in questa stagione durante la fase delle vacche grasse, adesso se l’esperienza ha insegnato qualcosa occorrerà saper gestire il momento d’oro.

Koprivec: decisivo nelle due uscite che evitano il ko, sulla schiacciata ravvicinata di testa di Trotta forse resta troppo inchiodato sulla linea di porta, ma i compagni certo non lo proteggono né in quella occasione né in altre. Voto: 8

Goldaniga: non impeccabile in chiusura, permettendo a Zito di infilarsi spesso dalle sue parti; in affanno anche lui quando l’Avellino stringe i tempi per chiudere la partita, ha il merito di riprendersi sul finale e di partecipare all’assalto che vale i tre punti Voto: 6

Comotto: affanni vari perché in attacco gli irpini sanno come muoversi con accelerazioni improvvise, cambi di direzione, palloni negli spazi. Il mestiere lo aiuta anche questa volta, ma restano ombre sul goal di Trotta e su altre iniziative che potevano essere pagate a caro prezzo. Voto:6–

Mantovani: nessuno si accorge che gioca per la prima volta, certo è avvantaggiato dal curriculum ma “le prime volte” hanno un sapore sempre speciale; il lancio è pulito, la corsa sciolta. Anche lui è stato tra i protagonisti della magica rimonta. Voto: 7

Faraoni: si ripete sui livelli alti degli ultimi tempi, nel bagaglio c’è quasi tutto, corsa, cross e tiro. Il gioco si svolge spesso nella zona di sua competenza, ma il particolare non gli dispiace. Voto: 7

Verre: primo tempo anonimo, sottotono; la responsabilità di rilanciare il gioco lo annichilisce. In spolvero nella ripresa quando si trova nel suo ruolo abituale, con conclusioni dalla distanza e recuperi provvidenziali. Voto: 6+

Nicco: partenza davvero sprint con iniziative varie, recuperi, tackle ruvidi ma efficaci; avesse anche il piede per piazzare la ciliegina, ed invece quello non c’è… il pallone va sempre a lato della porta anche se calciato da buona distanza. Non fa comunque rimpiangere Rizzo. Voto: 6.5 (dal ’38 st Fazzi: d’ora in avanti sarà un portafortuna. Voto: ng)

Lanzafame: inquadrarlo non è facile, perché lo trovi ovunque, anche fuori da gioco, va detto, ma non si arrende mai, parte da lontano, tira dalla distanza e da vicino, e forse è tra i pochi che potrebbe giocare altri 45 minuti dopo il fischio finale. Voto: 7

Crescenzi: non è quello del girone d’andata, ma l’impegno c’è e pure la qualità di rimettere al centro qualche pallone dalle fasce. Voto:6- (dal ’12 st Parigini: va saputo aspettare e se si ha pazienza lui arriva, nel modo più imprevisto ed imprevedibile; il merito del goal del pareggio è suo e sarà un caso ma la difesa campana va in affanno dopo il suo ingresso. Voto: 6.5)

Fabinho: scatenato nella fase iniziale, assist a ripetizione e supremazia non sfruttata. Non ha il tiro e lo conferma anche questa volta: può mettere il pallone in rete solo sottomisura. Si demotiva, per tornare utile nel finale. Voto: 6.5

Ardemagni: giornate che capitano, il pallone sembrava una saponetta, una sola conclusione non lo salva dalla sostituzione. Voto: 5.5 (dal ‘1 st Falcinelli: le mani tra i capelli spesso e volentieri prima dei due gol, ma basta ritrovare la concentrazione per firmare una doppietta comunque storica almeno per lui. Non aveva mai segnato più di dieci goal a stagione, e non è finita qui. Voto: 7.5)

Camplone: non c’è altro da aggiungere rispetto a quanto detto in sede di commento. Coraggioso o incosciente, questo è il solo dilemma di giornata. Voto: 8

Twitter @mimar2000

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