di Angela Giorgi
Un viaggio artistico che collega Roma a Perugia, per svilupparsi nel cuore del centro storico del capoluogo umbro. È stata presentata il 16 febbraio presso l’Accademia di San Luca a Roma la mostra ‘Da Raffaello a Canova, da Valadier a Balla. L’arte in cento capolavori dell’Accademia nazionale di San Luca’, nata dalla collaborazione tra l’Accademia e la fondazione Cariperugia arte e curata da Vittorio Sgarbi. La mostra sarà visitabile a palazzo Lippi e palazzo Baldeschi a Perugia dal 21 febbraio al 30 settembre 2018.
Il progetto Cento opere riportate alla luce dai depositi di una delle più antiche istituzioni culturali italiane arrivano a Perugia per una mostra di ampio respiro, che si sviluppa nei due edifici storici di proprietà della fondazione Cassa di risparmio di Perugia adibiti a spazi museali. Raffaello, Bronzino, Pietro da Cortona, Guercino, Rubens, Wicar, Hayez, Giambologna, Canova, Valadier, Balla, accanto a molti altri artisti italiani e stranieri tra Quattocento e Novecento. Dipinti, sculture, disegno architettonici, bozzetti preparatori: un progetto espositivo che getta un ponte tra Roma e la realtà artistica perugina e umbra. Alcune opere appartenenti alla collezione dell’Accademia, infatti, non solo entrano in dialogo con altre della collezione Marabottini, esposta permanentemente a palazzo Baldeschi, ma anche con capolavori di storiche istituzioni perugine, come l’Accademia di belle arti Pietro Vannucci.
Alla scoperta dei depositi Le opere esposte sono state oggetto di una vasta campagna di restauri promossa e supportata dall’associazione Forte di Bard, che le ha recentemente presentate presso la sua sede in Valle d’Aosta. La fondazione Cariperugia arte contribuisce alla salvaguardia delle opere stesse attraverso un sostegno per la sistemazione e ristrutturazione dei depositi dell’Accademia. «Scavando nei depositi, abbiamo restituito dignità a due terzi del patrimonio dell’Accademia – racconta Sgarbi – ma è stato necessario portarle fuori da Roma per poterle esporre. Le mostre di Aosta e Perugia rappresentano un presupposto alla creazione di una galleria all’interno dell’Accademia».
Questione prestiti: la gaffe con l’assessore Un trasferimento temporaneo, quindi, sulla cui legittimità il curatore non ha alcun dubbio, a differenza di quanto accaduto in altri casi. In una lettera aperta al ministro Franceschini, recentemente Sgarbi si era già espresso duramente contro i prestiti che hanno “spogliato” di opere capitali le loro sedi originarie per confluire nella mostra ‘L’Eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio’ inaugurata a Forlì. In sede di conferenza il critico torna sulla questione, chiamando in causa la ‘Deposizione’ di Barocci, prestata alla mostra dal Duomo di Perugia, contesto originario secondo Sgarbi «rapinato». Sostenendo di aver ricevuto appoggio anche «dall’Arciprete della diocesi di Perugia», nel pieno di uno dei consueti interventi istrionici, Sgarbi si dice meravigliato che la ‘Deposizione’ «non sia di proprietà della diocesi, ma del Collegio della Mercanzia, sicuramente attraverso qualche giro di logge massoniche perugine». «Si tratta di mio fratello», lo gela l’assessore Severini. Proprio il Collegio della Mercanzia (di cui Giuseppe Severini è rettore), a suo tempo, commissionò l’opera a Barocci ed è proprietario della cappella di San Bernardino nel Duomo, in cui la ‘Deposizione’ è conservata.
La mostra Il percorso espositivo è trainato dal notevole ‘Putto reggifestone’ di Raffaello Sanzio, affresco staccato appartenuto a Jean-Baptiste Wicar e da lui donato, opera tra le più prestigiose della mostra, e si snoda poi tra dipinti di Bronzino, Pietro da Cortona, Paris Bordon, Jacopo da Ponte detto il Bassano, che convivono con terrecotte di Vincenzo Danti e del fiammingo Giambologna. Ancora per il Seicento il Cavalier d’Arpino, Anton Van Dyck, Sassoferrato, Pier Francesco Mola, Swerts, Borgianni e tanti altri. Tra i capolavori anche ‘Amore e Venere’ del Guercino, i prestigiosi gessi dello scultore danese Thorvaldsen e di Antonio Canova, ‘Il Contadino’ di Giacomo Balla, il ‘Ritratto di Bianca’ di Amedeo Bocchi, ritratto della giovane figlia del pittore, morta appena ventiseienne. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Fabrizio Fabbri editore con tutte le opere riprodotte e analizzate da schede scientifiche curate da specialisti e corredato da un testo di Francesco Moschini, segretario generale dell’Accademia, dedicato alla storia dell’istituzione.

Di cosa ci stupiamo è una gaffe continua. Altro che capra Caprone! La colpa è di chi lo chiama e lo paga con i soldi dei contribuenti.
Perpetua et firma libertas