Da oltre venti anni Angela Hewitt ha un rapporto unico con l’Italia e con l’Umbria: ha qui una casa e molti amici, e qui si trovano molteplici luoghi del suo cuore. La celebre pianista canadese vuole quindi ripagare tutto questo affetto ricevuto impegnandosi ancora di più per valorizzare il territorio. Conclusa l’importante esperienza con il Trasimeno Music Festival, rassegna da lei creata, ha dato vita, insieme ad alcuni amici, ad un progetto ancora più ambizioso, con la nascita dell’Associazione “Umbria Festival di Angela Hewitt”.
Associazione che ha siglato un accordo programmatico insieme alla Fondazione Perugia Musica Classica per garantire, nel 2027 e per gli anni a venire, sei concerti ideati e diretti da Hewitt in seno alla Sagra Musicale Umbra. Ma altri eventi artistici precederanno e seguiranno la celebre manifestazione, in un crescendo ideale che crea una vibrante attesa. Insieme alla Hewitt, percorreranno questa strada Ilaria Borletti Buitoni, Francesco Gatti, Tim Clark, Cosimo Bisiach, Patrizia Grill Chen e Duccio K. Marignoli, che – a vario titolo – sono legati alla regione Umbria e a diverse parti del suo articolato territorio. Il progetto punta a portare in Umbria i migliori musicisti classici del mondo.
“Sono molto soddisfatta e felice di questo accordo – ha affermato la presidente dalla Fondazione Perugia Musica Classica Anna Calabro – perché offre alla Sagra Musicale Umbra l’occasione di festeggiare insieme i 90 anni di questo festival in maniera solenne e grandiosa. L’apporto di Angela Hewitt, che ha dato all’Umbria un contributo di grande livello artistico, renderà possibile costruire sinergie, che faranno crescere anche le nostre ottime risorse locali”.
Entusiasta e onorata di ricoprire il ruolo di presidente e direttrice artistica di questo nuovo festival è la Hewitt: “L’Umbria occupa un posto speciale nel mio cuore e non vedo l’ora di presentare concerti ed eventi all’altezza dei luoghi straordinari che questa terra offre. Desidero ringraziare la Fondazione Perugia Musica Classica, Anna Calabro e il gruppo di amici di grande prestigio che mi sostengono in questo progetto: la loro profonda competenza, il loro calore umano e le loro preziose reti di contatti ne garantiranno il successo”.
Il suo rapporto con l’Umbria dura da oltre vent’anni e oggi ha scelto di investire ancora di più in questo territorio. Che cosa rappresenta per lei l’Umbria, non solo dal punto di vista artistico ma anche umano, e come vorrebbe che il nuovo festival raccontasse e valorizzasse la sua identità e i suoi luoghi? “La mia prima visita in Umbria risale al 1976, quando fui finalista al Concorso Internazionale Casagrande di Terni. Ero ancora adolescente, ma rimasi subito affascinato dalla bellezza dell’Umbria e dal calore della sua gente. Non avrei mai immaginato che un giorno avrei avuto qui una casa, e tantomeno un festival. È accaduto molto più tardi, quando sentivo il bisogno di trovare un luogo, lontano dalle grandi città, dove poter avere la tranquillità necessaria per studiare e, magari, organizzare anche un festival. Quando scoprii il Lago Trasimeno, capii di aver trovato quel luogo. Il sole, il paesaggio, il cibo, il suono della splendida lingua italiana — forse in un’altra vita ero italiana? — e soprattutto le persone, sempre così gentili con me. Quando tornavo qui tra una tournée e l’altra in giro per il mondo, per me era sempre come essere in paradiso. Gli umbri amano pensare che il paradiso sia altrove, ma io l’ho trovato qui. La ricerca della bellezza in ogni aspetto della nostra vita è per me qualcosa di molto importante, e credo che oggi non le si dia abbastanza attenzione. Non parlo soltanto della bellezza visiva — alla quale al giorno d’oggi viene attribuita forse fin troppa importanza — ma anche della bellezza del pensiero, delle parole e delle azioni. Credo che suonare e ascoltare musica in luoghi storici e straordinari come quelli che avete qui in Umbria possa elevare il nostro spirito e trasportarci, anche solo per un momento, in un altro mondo. E questo è molto importante. Le persone hanno bisogno di qualcosa che le emozioni, che le tocchi profondamente, e spero che questo nuovo festival possa offrire loro molte occasioni per vivere proprio questa esperienza”.
Che tipo di dialogo si crea tra l’architettura dei grandi monumenti umbri e il grande repertorio classico? “Credo sia fondamentale abbinare la musica alla sede del concerto; è ciò che ho sempre cercato di fare quando mi sono esibita qui. Suonare, ad esempio, le Variazioni Goldberg di Bach nella Basilica di San Pietro (come ho fatto nel 2025) è stato un momento culminante della mia carriera, un concerto che ricorderò per sempre. Credo che la gente rimarrebbe sorpresa nello scoprire quanto conti, per un musicista, esibirsi in un luogo (e con un’acustica) del genere: può trasformare completamente l’esecuzione e persino il suono dello strumento. Anche la magnificenza dell’Auditorium San Francesco al Prato a Perugia è tale da spingere l’interprete a dare il meglio di sé. Tuttavia, ci sono moltissimi luoghi splendidi, anche di dimensioni più ridotte”.
Quali prospettive apre la collaborazione con la Fondazione Perugia Musica Classica e che cosa pensa possa nascere dall’incontro tra il nuovo progetto e una manifestazione storica come la Sagra Musicale Umbra? “È per me un immenso piacere entrare a far parte di un festival così prestigioso e dalla storia così importante, le cui radici risalgono a quasi novant’anni fa. Questa nuova collaborazione mi permetterà di concentrarmi soprattutto sull’aspetto artistico, creando programmi che riflettano lo spirito della Sagra — non soltanto musica sacra, anche se naturalmente questa avrà un ruolo importante, ma più in generale musica che sia espressione del gusto e della qualità più elevati — e di portare in Umbria artisti di primo piano provenienti da tutto il mondo. Nutro il massimo rispetto e una profonda stima per il mio caro amico e collega Enrico Bronzi, direttore artistico della Fondazione Perugia Musica Classica, e lavoreremo insieme affinché il mio contributo alla Sagra si inserisca armoniosamente nel progetto complessivo. Credo che questa nuova collaborazione possa soltanto arricchire ciò che già esiste e svilupparsi su una base che è già solida. È proprio questo a darmi la forza necessaria per andare avanti. La collaborazione contribuirà inoltre a far conoscere la Sagra a un pubblico molto più ampio e internazionale, perché intendo continuare a portare qui persone provenienti da ogni parte del mondo”.
Quale è, secondo lei, il valore aggiunto dell’Umbria Festival rispetto al suo percorso di questi anni, e quale traccia vorrebbe lasciare nel territorio, anche in termini di crescita delle realtà e dei talenti locali? “Spero che l’Umbria Festival mi permetta di avvicinarmi ancora di più alla gente dell’Umbria. Il Trasimeno Music Festival ha avuto il grande merito di portare persone da tutto il mondo in luoghi come Magione e San Savino, persino in posti che molti perugini non conoscono, come lo splendido Oratorio San Francesco dei Nobili. Ora, grazie al sostegno di un vero e proprio “dream team”, posso rafforzare ulteriormente la mia presenza qui e creare nuovi contatti a Perugia e, più in generale, in tutta l’Umbria. Stiamo già pensando a concerti in luoghi dove normalmente la Sagra Musicale Umbra non arriva. Naturalmente non dimenticherò i miei cari amici della zona del Lago Trasimeno e, in futuro, vorrei organizzare qui anche delle masterclass, per sostenere e far crescere i giovani talenti italiani e stranieri. Con il passare degli anni, questo aspetto diventa sempre più importante. Voglio trasmettere loro tutto ciò che ho imparato nel corso della mia lunga carriera. L’Umbria Festival di Angela Hewitt non si limiterà ai concerti della Sagra nel mese di settembre: le possibilità sono davvero infinite. Gli italiani, mi sembra, hanno la musica nell’anima, nel DNA e nella lingua. Non trascuratela”.
