Le operazioni di recupero del materiale documentario a Norcia
Carabinieri e Vigili del Fuoco al lavoro a Norcia

di Angela Giorgi

«Non dimentichiamo che anche gli archivi e le biblioteche sono beni culturali, al pari delle opere d’arte». Questo l’importante messaggio lanciato venerdì in una conferenza stampa da Mario Squadroni, direttore della Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Umbria e delle Marche, attualmente impegnata nelle operazioni di messa in sicurezza e recupero delle biblioteche e degli archivi danneggiati dal terremoto. Dopo che sono stati portati via i dipinti dalle chiese, la percezione delle popolazioni colpite dal sisma è che venga sottratta loro anche la memoria storica. Non è questo il significato dell’operazione: il trasferimento è l’unico strumento che può garantire la salvezza del materiale documentario e assicurarne la fruizione futura. Così Squadroni ha voluto quindi tranquillizzare cittadini e studiosi: «Ai comitati nati per difendere gli archivi, perché si pensa che la documentazione una volta portata via non farà più rientro nelle città, dico che è interesse della Soprintendenza restituire poi tutto ai legittimi proprietari. Non possiamo fare diversamente, a patto però che ci siano spazi e condizioni ideali per riaverle».

Al lavoro su Umbria e Marche A Norcia sono stati già recuperati il fondo antico della Biblioteca e l’archivio del deposito del Comune, mentre anche quelli di Visso e di Ussita sono stati spostati dalla Soprintendenza. Nei prossimi giorni, l’archivio storico comunale di Preci sarà trasferito a Spoleto. Per far spazio alle raccolte “bisognose”, saranno riconsegnati gli ottantamila volumi della Biblioteca Diocesana Piervissani di Nocera Umbra e l’archivio del Comune di Sellano, accolti dopo il terremoto del 1997. La questione degli spazi di conservazione non è secondaria: i documenti salvati dal terremoto sono stati spostati innanzitutto negli Archivi di Stato di Spoleto (scelto tra le sedi di Foligno, Gubbio e Assisi perché con maggiore disponibilità) e di Ancona. Quando gli archivi saranno al completo, i documenti troveranno asilo in Umbria al deposito di Santo Chiodo e nelle Marche presso la caserma Lalli di Fano. La Soprintendenza è chiamata a occuparsi anche dei comuni marchigiani (ben ottantasette quelli danneggiati, a fronte dei quindici comuni umbri). L’Umbria può infatti contare su dodici archivisti, mentre le Marche hanno a disposizione soltanto un dipendente. La Soprintendenza umbra è l’unica, perciò, a coprire due regioni; inoltre, dopo che nel 2015 è stato affidato all’Umbria il doppio territorio, nel 2016 è arrivata per la Soprintendenza anche le doppia competenza su archivi e biblioteche.

Anche l'esercito è impegnato nel recupero del patrimonio archivistico e bibliotecario
L’Esercito a Norcia

Il patrimonio salvato In Umbria le perdite documentarie non sono state eccessive. Nell’archivio di Norcia, ad esempio, sono conservate pergamene antichissime e un patrimonio iconografico straordinario, tra mappe e codici miniati. Nel fondo antico è presente una ‘Franceschina’ del quindicesimo secolo (una storia di San Francesco scritta da Giacomo Oddi, uno dei quattro esemplari al mondo), lo ‘Zibaldone’, raccolta di manoscritti e testi a stampa sulla storia di Norcia, ed è recentemente stata acquisita una preziosa cinquecentina sulla storia di San Benedetto. Nelle Marche, sono stati messi in salvo manoscritti di Leopardi, ora in mostra a Bologna. La situazione più grave è stata riscontrata ad Arquata del Tronto, dove erano conservate anche carte preziosissime del 1200 e 1300. Nella drammaticità delle circostanze, è emerso lo spirito di sopravvivenza e l’orgoglio dei cittadini: un archivista locale si è mobilitato e ha unito i compaesani in una catena umana subito dopo il terremoto del 24 agosto, mettendo così in salvo l’Ufficio di Stato Civile, in cui si registrano nascite, morti e matrimoni. «Almeno sappiamo quando siamo nati e con chi ci siamo sposati», ha dichiarato Squadroni.

Appuntamento al 3 marzo Presso la sede della Soprintendenza Archivistica, il 3 marzo si terrà un incontro divulgativo sullo stato delle operazioni di messa in sicurezza e recupero del patrimonio documentario. L’incontro sarà anche occasione per un approfondimento particolare: è stato segnalato un fondo archivistico, curato da uno studioso non ancora identificato, che ricostruisce lo storico dei terremoti in Valnerina dal Medioevo fino al 1916. Proprio a cento anni prima dal terremoto del 30 ottobre, infatti, l’Umbria fu colpita da uno dei tanti eventi sismici che da sempre affliggono la regione. Durante la giornata di studi sarà allestita una mostra in cui i documenti dell’epoca saranno messi a confronto con quelli più recenti, tra cui quelli del terremoto del 1997.

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