Oltre mille artisti per cento appuntamenti, tra cui sette prime mondiali e nove produzioni originali, che messi uno dietro l’altro consegnano 275 ore tra musica, danza e prosa, ossia 11 giorni e mezzo. Questi alcuni dei numeri della 69esima edizione del Festival di Spoleto, la prima del direttore artistico Daniele Cipriani, che è stata presentata nel salone Pietro da Cortona di Palazzo Barberini a Roma, dove è arrivato il neo ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, oltre naturalmente al sindaco e presidente della Fondazione Due Mondi Andrea Sisti e al vicepresidente della Regione Tommaso Bori.

Qui è stato presentato il programma del Due Mondi che aprirà, come era già emerso, il 26 giugno con l’opera “Vanessa” e chiuderà il 12 luglio col tradizionale concerto di piazza Duomo affidato alla Filarmonica del Teatro Regio di Torino diretto dal maestro Gianandrea Noseda: il programma del gran finale prevede Bernstein, Dvořák e Menotti. Al fondatore del Festival sarà anche dedicata una Maratona di musica, ossia un concerto di quasi 24 ore in programma il 7 luglio, giorno del compleanno di Menotti. Con l’avvio dell’era Cipriani, poi, Spoleto ritroverà la basilica di San Salvatore patrimonio Unesco, chiusa dai terremoti del 2016, ma pronta a riaccogliere il pubblico del Due Mondi con l’appuntamento di prosa site specific “Eumenidi. Oreste è salvo”, ossia un’indagine sul mito firmata da Serena Sinigaglia: singolare che almeno per la prima in programma a mezzanotte occorrerà accedere attraversando il cimitero monumentale.

«Questa edizione del Festival è un nuovo inizio, una scommessa, abbiamo puntato sulla qualità del programma e sulla sua internazionalità», ha detto Cipriani, che è affiancato dai consulenti Leo Muscato e Beatrice Rana. Il diretto ha poi sottolineato che «ogni spettacolo ha una sua identità» e il risultato «è un cartellone di altissimo livello fatto di spettacoli in esclusiva, prime assolute, debutti e anteprime, affinché la proposta di nuovi talenti possa incontrarsi con il prestigio di eccellenze già affermate». A dirsi consapevole «che il programma sarebbe stato straordinario» è stato il ministro Mazza, che da sottosegretario alla Cultura ha rivelato di aver affiancato Cipriani nella prima fase di insediamento a Spoleto e ha quindi assicurato la propria presenza a Spoleto per il Due Mondi. Anche per il sindaco il programma di Spoleto69 è «eccezionale» e per questo «abbiamo corso tanto: sarà un Festival non solo di radici ma anche di sguardi rivolti al futuro», ha detto. Ha invece espresso apprezzamento sia per l’iniziativa “Adotta un artista che per «le contaminazioni presenti nel programma, compresa quella del centenario di Dario Fo e per l’ottavo centenario dalla morte di San Francesco», è stato infine Bori. Quindi il programma.

Oltre a Mika in versione sinfonica e al concerto di piazza Duomo della London Symphony orchestra diretta da Yannick Nézet-Séguin, il programma della musica punta molto sui “Concerti di Mezzogiorno” di scena tra il Caio Melisso, Sant’Eufemia e la Sala Pegasus: attesi tra gli altri Nicolas Altstaedt, Julia Bullock con Bretton Brown e il Quartetto Indaco. Ci sarà poi una sezione under 21 tra cui Clara Yuna Friedensburg e Guido Sant’Anna. A completare le proposte della sezione musicale Arcadi Volodos tra Schubert e Chopin; le viole di Laurie Anderson, Eyvind Kange e Martha Mooke si uniscono in “Spin”; e il concerto mistico di Mario Brunello e Giovanni Sollima. “Jazz club” a palazzo Collicola dalle 23 col Lincoln Centre di New York. Attesa anche Arisa in piazza Duomo con un programma in esclusiva per il Festival di Spoleto.

Per la prosa, al netto dell’anticipazione con la prima assoluta del “Platonov” di Cechov, allestito dal grande regista e fondatore dello Schaubuhne di Berlino Peter Stein, a Spoleto è attesa “Educazione sentimentale” di Ivan Cotroneo in prima assoluta con Giuseppe Fiorello. Catalogata come commedia nera “Don Giovanni e il suo pitbull” di Dan Fante, mentre si passa al mondo della fantasia con la compagnia norvegese-statunitense Wakka Wakka con “Dead as a Dodo”. A Spoleto anche il Teatro Espanol di Madrid con la prima italiana di “Esencia” scritta da Ignacio García May e diretta da Eduardo Vasco. Dopo il debutto al “Globe” di Londra arriva al Due Mondi anche la compagnia sudafricana Isango Ensemble con “Venus and Adonis”.

Ricca anche la proposta della sezione danza che, come già emerso, aprirà con la prima europea di “This is Rambert”, un trittico che va dal gesto collettivo al movimento metaforico fino alle connessioni relazionali e ritmiche. Poi largo alla Trisha Brown dance company e il Merce Cunningham trust con “Dancing with Bob” con una performance tra danza e arti visive. “Seven ages” è l’altro progetto site specific con cui il compositore Kirill Richter e il coreografo Marco Goecke propongono una performance ispirata alle sette età dell’uomo secondo Shakespeare. Al Romano anche “Sons of Echo”, un collettivo di primi ballerini, tra cui l’étoile Daniil Simkin, che è anche direttore creativo del progetto, affronta il tema della mascolinità nel mito e nel presente sulle coreografie di quattro stelle femminili della danza contemporanea come Lucinda Childs, Drew Jacoby, Tiler Peck e Anne Plamondon, con la partecipazione straordinaria del due volte Grammy award Gregory Porter. Infine, spazio alla prima italiana di Benjamin Millepied “Du bout des lèvres” e alla reinterpretazione del flamenco “Ejercicios hacia el alivio” di Rocío Molina e José Manuel Ramos Oruco.

Infine, le arti visive. Penone oltre a firmare il manifesto della 69esima edizione del Festival con l’opera di bronzo e vegetazione “Le foglie delle radici”, che sarà anche esposta in piazza Pianciani, nell’ambito di una mostra che porterà al piano nobile di palazzo Collicola otto sculture di Penone, con un’esposizione curata dal direttore del museo Saverio Verini, mentre con la Fondazione Fendi all’ex Battistero della Manna d’Oro saranno proiettati sette video dell’artista. Grande attesa anche per il lavoro digitale affidato all’artista ungherese David Szauder che interverrà col video mappin sulle facciate di alcuni palazzi del centro storico di Spoleto. Alla Rocca albornoziana, invece, mostra dedicata a Dario Fo: nella fortezza si potranno ammirare, tra gli altri, anche i fondali di due “Lu santo jullare” e “La figlia del Papa”.

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