di Re. No.
Grandioso, straordinario Sollima. A Foligno, sul palco di un Auditorium San Domenico ad un soffio dal sold-out, il celebre violoncellista e compositore palermitano ha stregato il pubblico, domenica 27 gennaio, con la preziosa, intrigante complicità dell’Orchestra da Camera di Mantova. In città per inaugurare la 38/a Stagione concertistica degli Amici della Musica, Sollima ha richiamato pubblico anche da fuori regione con un concerto che ha stregato, emozionato, catalizzato l’ascolto con il suo stile unico, con un viaggio senza confini tra epoche musicali, musicisti e autori in scaletta. Perché quel che è accaduto, affidato a virtuosismo, tecnica e infinità sensibilità musicale, ha avuto il potere, quasi magico, di abbattere i confini, anche materiali, tra il musicista e il suo violoncello, che respirano all’unisono, in modo quasi viscerale, fisico, perché «il mio respiro – dice a fine concerto – diventa quello della musica».

Violoncello e orchestra E Sollima suona, abbraccia il violoncello – un raro Ruggeri del 1679 -, entra in risonanza con il suo antico legno. E allo stesso modo, in un coinvolgimento totale e totalizzante, vive la simbiosi musicale con un’impeccabile Orchestra di Mantova guidata dal violino concertatore Carlo Fabiano. Un incontro che ha portato il concerto a Foligno, Pistoia e Mantova, per un programma di grande suggestione, per un ascolto che apre alla sperimentazione, che propone brani di autori diversi senza soluzione di continuità, come quando i suoni conclusivi del primo brano – una composizione dai Songbook dello stesso Sollima che lo ha visto da solo in scena – sono sfociati direttamente nell’intima drammaticità della versione, da lui arrangiata per violoncello e archi, del Concerto in la min. op. 129 di R. Schumann suonato con l’Orchestra.
Respiro unico Senza interruzione, senza confini. Un respiro unico, filo rosso che ha accompagnato il concerto dalla contemporaneità all’Ottocento di Schumann, al Settecento di Carl Philip Emanuel Bach – figlio del più celebre Johann Sebastian -, e poi ad Haydn, fino al Novecento di Frates di Arvo Pärt. Su cui Sollima è tornato in scena sullo sfumare lievissimo degli archi, magnetico, carismatico, quasi materializzandosi tra gli orchestrali, portando le sue note camminando, prima di raggiungere lo sgabello. «Perché la musica è dialogo. E non solo tra generi diversi – commenta mentre firma autografi -, è dialogo tra culture, popoli, persone. Questa è la sua forza straordinaria». Pubblico in visibilio con standing ovation che ha conquistato due bis: un omaggio a Boccherini e la trascrizione per violoncello e archi di un canto popolare salentino. Un inizio all’insegna del successo per gli Amici della Musica.
