di Alessandro Cascianelli
Per alcuni si tratta di street art, per altri dietro c’è qualcos’altro, ma certamente quello delle scarpe appese sui fili della corrente in varie zone di Perugia, è un fenomeno che non è passato inosservato.
Rimbocchi, Madonna Alta e via Settevalli sono alcune delle zone dove sono state fotografate, ma potrebbero essercene anche altre e ora la curiosità sui social cresce sempre di più.
Il fenomeno L’usanza di legare tra loro i lacci delle scarpe e di lanciarle in aria, in modo da farle restare appese ai fili della corrente, è già diffusa da tempo in America con il nome “shoefiti”, dall’unione delle parole “shoe” (scarpa) e “graffiti”. Partito negli anni ’90, il fenomeno con il passare del tempo è diventato sempre più virale, andando a coinvolgere le principali metropoli di tutto il mondo, al punto tale che su Instagram attualmente ci sono circa 8000 post su questa inusuale pratica.
Il significato Dietro a questa strana tendenza ci sono varie interpretazioni: dall’arte moderna alla simbologia criminale. Una delle ipotesi più accreditate è quella che il fenomeno dello “shoefiti” sia legato all’immaginario della street art, rappresentando un’alternativa ai graffiti. Da non sottovalutare però è l’ipotesi che questo fenomeno abbia dei secondi fini: in America infatti era nato inizialmente per aiutare i pusher ad identificare le principali zone di spaccio e di consumo di droghe o per delimitare i confini delle bande criminali.
Le opinioni Molti sono i giovani perugini che si sono espressi sui social riguardo agli shoefiti: «Credo che sia una pratica molto interessante, perché le persone per notare le scarpe appese sui fili si devono distrarre, interrompendo la loro solita routine e questo li porta a rimanere stupiti da un qualcosa che fondamentalmente è irrazionale», afferma uno di loro. Un altro scrive: «Personalmente non farei mai una cosa simile, ma penso che in questo gesto insolito ci sia uno spunto interessante: vedendo quelle scarpe, anche solo per qualche secondo, tutti noi abbiamo provato ad immaginare perché qualcuno le avesse lanciate, lasciando spazio alla nostra immaginazione».
