Inaugurazione anno accademico all'Accademia di belle arti di Perugia
Aula polivalente, rendering

di A.G.

Nuovi spazi e nuove aule, una sede distaccata dedicata al design e, soprattutto, la statizzazione sempre più vicina: si apre nel nome delle novità importanti l’anno accademico 2017-2018 dell’Accademia di Belle arti di Perugia. Arrivata a 445 anni di attività, la ‘Pietro Vannucci’ sarà statale entro il 2018, forte di un incremento delle matricole dell’85% negli ultimi cinque anni, della nomina di otto nuovi accademici e della consegna di 15 borse di studio e 6 premi agli studenti.

Verso la statizzazione Nel giorno dell’inaugurazione del nuovo anno accademico, l’Accademia di Belle arti di Perugia si confermarsi quale fiore all’occhiello della regione per l’alta formazione. Alla presenza dell’assessore regionale alla cultura Fernanda Cecchini, del vice presidente della Provincia Roberto Bertini, del vice sindaco Urbano Barelli, dell’assessore comunale alla cultura Teresa Severini, del vescovo ausiliare di Perugia Paolo Giulietti, del rettore dell’Università degli studi di Perugia Franco Moriconi e del rettore della Stranieri Giovanni Paciullo, il presidente dell’Accademia Mario Rampini ha esordito illustrando l’iter della statizzazione, che vede la Vanucci in posizione di privilegio rispetto ad altri istituti. «È stato previsto un processo di statizzazione sia delle Accademie che degli Istituti musicali pareggiati. La legge di bilancio per il 2018 ha dotato i capitoli di bilancio di ulteriori risorse. Le Accademie potrebbero essere statizzate per prime, rispetto ai Conservatori, avendo già in essere gli accordi di programma e l’impegno degli enti. Tutto anche entro l’anno».

Nuove aule In seconda battuta, il presidente ha presentato i lavori che doteranno l’Accademia di nuovi spazi. «Il primo stralcio è stato quello del Museo, a cui ha fatto seguito l’intervento destinato a ripristinare gli spazi ora dedicati all’aula di scultura ‘Abbozzo’, all’aula polivalente e al nuovo deposito che accoglie il patrimonio dell’Accademia ordinatamente archiviato. Resta da terminare l’ala ovest, la parte diruta, con l’obiettivo di metterla tutta in sicurezza, fino al riutilizzo del piano a livello del chiostro». Il preventivo di quest’ultimo progetto, di circa 800mila euro, non sarà integralmente coperto dalla fondazione Cassa di risparmio di Perugia, nonostante l’impegno consistente nel finanziare i lavori di ristrutturazione che hanno reso nuovamente fruibile l’intero complesso di San Francesco al Prato.

Polo del design Sul potenziamento dell’offerta didattica, Rampini ha dichiarato: «L’intento è quello di creare spazi per sviluppare i corsi di scultura, disegno, pittura e scenografia, mettendo a disposizione luoghi più ampi e attrezzature migliori. Il tutto grazie al trasferimento nei locali della Provincia in via Tornetta (ex Crued), concessi in uso gratuito con l’impegno da parte nostra di renderli fruibili, del corso di progettazione artistica per l’impresa-design». Sul breve periodo, il progetto è di attivare una scuola triennale di fashion design e, per il prossimo anno, un biennio specialistico di grafica: due corsi dalle elevate opportunità occupazionali, che andranno a costituire il nuovo polo del design pensato dall’Accademia.

Un’aula per Abbozzo È dedicata all’artista Edgardo Abbozzo, già direttore di lungo corso dell’Accademia, la nuova aula di scultura. A ricordare la sua figura, in presenza del figlio Antonio, il professore Luciano Tittarelli, di cui Abbozzo fu maestro e amico, e il professor Emidio De Albentiis con uno scritto di Amedeo Nelli, poeta e intimo amico di Abbozzo. A corollario, la proiezione di un video di Sara Santarelli, che ha messo in luce una sintesi del lavoro dell’artista.

La “mia” Accademia Prossimo alla fine del mandato, il direttore Paolo Belardi si è pronunciato non solo sui numeri, ma soprattutto sulla qualità: «l’età media dei docenti si è abbassata di molto e, nel corso degli anni, siamo riusciti a coinvolgere molte eccellenze di livello nazionale come Giancarlo Cauteruccio, Andrea Cavalletto, Carlo Contesso, Arthur Duff, Marco Fagioli, Pietro Carlo Pellegrini, Paul Henry Robb. Più ancora, però, penso a un evento simbolico: penso a quando, nell’estate 2015, uno studente di origini pugliesi ha discusso brillantemente la prima tesi in design». Un traguardo importante per l’Accademia, scuola antica e territoriale, nobilitata dall’eredità degli insegnamenti impartiti nelle botteghe del Roscetto e dei fratelli Danti, ma anche scuola innovativa e internazionale, forte di un proprio fablab e alimentata dal confronto quotidiano con i tanti studenti provenienti da ogni parte del mondo, dal Cile alla Corea, dagli Stati Uniti alla Cina. «Ma c’è dell’altro», ha aggiunto Belardi. «Credo che la “mia” Accademia è stata anche e forse, soprattutto, un luogo aperto alla vita cittadina, con i 200 eventi organizzati tra seminari, conferenze, workshop, performance, e sensibile all’ibridazione culturale: abbiamo incoraggiato l’uso del mouse e del tablet senza rinunciare alla matita e al pennello». Sensibilità avanguardistica e meticciato dei linguaggi testimoniati da ‘Monk’, il font ideato in occasione di Expo Milano 2015 ibridando le rotondità proprie della scrittura carolina, utilizzata dagli amanuensi benedettini, con le spigolosità proprie della scrittura gotica, utilizzata dagli amanuensi francescani. Non a caso il rilancio dell’Accademia sotto la direzione di Belardi è stato fondato su un nuovo logotipo (“ABA”) e su dodici parole chiave (animazione, apertura, appartenenza, collaborazione, comunicazione, disegno, disseminazione, integrazione, ricerca, rinnovamento, riorganizzazione, trasferimento). «Dodici parole chiave che tradiscono di per sé il cammino intrapreso verso un obiettivo apparentemente scontato, ma in realtà tuttora rivoluzionario, quale la glocalizzazione della conoscenza. Un obiettivo che abbiamo perseguito ricostruendo pazientemente un sistema relazionale forte con le ‘cento città’ della nostra regione nell’intento di rifuggire qualsiasi rischio d’isolamento snobistico». Senza dimenticare l’internazionalizzazione: «Il mondo continua a guardare con ammirazione alla nostra capacità di produrre bellezza – ha concluso Belardi – per questo oggi i nostri studenti, anche se vanno da Perugia a Torgiano, lo fanno passando da Shanghai. E non è cosa da poco».

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