Thom Yorke (foto M.Alessia Manti)

di M.Alessia Manti

Ci sono concerti che ti lasciano addosso strascichi di adrenalina per almeno altri 15 giorni. Sono gli stessi concerti di cui, forse, sarebbe meglio non raccontare. Perchè cosa racconti? Che in sole due ore ti sono sfilati davanti 15 anni della tua vita e che avresti voluto non scendere da quella navicella spaziale con cui Tom Yorke e i Radiohead sono arrivati a Firenze domenica sera? Diventa davvero intraducibile a parole. Un amico ha detto «Non un concerto ma un’esperienza totale». Come succedeva negli anni 70 per i Pink Floyd, tanto per capirci.

30mila persone E poco importa se finito lo spettacolo, poco prima della mezzanotte  – sei al Parco delle Cascine dalle 17,30! – cammini lungo l’Arno sulla via di casa quasi per inerzia e sembra quasi impossibile capire quale dei tuoi muscoli non faccia male. Trentamila persone come te hanno assistito ad un concerto memorabile.17 mila i biglietti venduti fuori Toscana, 11 mila in luoghi lontani da Firenze oltre 200 chilometri, 5 mila all’ estero. I numeri del concerto parlano chiaro. Che chi dice che «dai Radiohead non si sa mai cosa doversi aspettare». E’ così, loro ti stupiscono, puntualmente. Cambiano la rotta, ti fanno guardare altrove. E di questi tempi non può che essere un regalo. Quello che si è visto a Firenze ripaga l’attesa. Non ci pensi quasi più al fatto che quel biglietto l’hai acquistato quasi un anno fa.

La scenografia Si chiama show e lo è  proprio. I Radiohead fanno musica ma il valore aggiunto a questo tour è sicuramente la scenografia. Giochi di luce si alternano alle immagini dei singoli elementi della band. Sai dove sei e chi hai davanti anche se stai a molta distanza dal palco. Sugli schermi che penzolano dall’alto c’è lo sguardo riconoscibilissimo di Thom Yorke  e il ciuffo di Jonny Greenwood, le bacchette di Phil Selway, i tocchi alle corde del basso di Colin Greenwood e il sorriso marpione di Ed ÒBrien. Immagini che cambiano a seconda dei pezzi, rimodellando continuamente lo stage.

Un particolare della scenografia

Un concept show Protagonista la seconda parte della carriera della band. Ciò nonostante non dimentica «Ok Computer» ma privilegia i Radiohead della trilogia decostruttiva «Kid A», «Amnesiac», «Hail to the tief» e naturalmente dedica molto ai brani dell’ultimo album The King of Limbs, che ha diviso il pubblico. Non si tratta di un concerto greatest hits ma il pubblico non può che dirsi soddisfatto della scaletta perchè vengono tirati fuori pezzi come «Airbag» e «Karma Police». Succede qualcosa durante quest’ultimo pezzo: c’è silenzio, le luci sono spente, Thom Yorke, riprende gli accordi del ritornello e tutti ci uniamo in quel For a minute there/I lost myself . L’atmosfera è magica, perdersi è cosa buona e giusta.

Questi sono i Radiohead, quelli del classicone che non t’aspetti e quelli che concedono poco alla melodia per lasciar spazio alla ritmica. Sono così e probabilmente sanno di non dover piacere per forza a tutti. E poi c’è  Thom Yorke, un folletto divertito che saltella sul palco, che mastica qualche parola d’italiano e dedica un pezzo a «Mr Berlusconi», come ha fatto anche a Roma il giorno prima. Il concerto volge al termine. I Radiohead risalgono sulla loro navicella spaziale, ritornano sulla luna. Every thing in i’t’s right place. Ogni cosa è al suo posto, almeno per altri 15 giorni.

La Scaletta:

Bloom

There there

15 Steps

Weird Fishes/Arpeggi
Kid A
Staircase
Morning Mr. Magpie
The Gloaming
Separator
You and Whose Army?
Nude
Identikit
Lotus Flower
Karma Police
Feral Play
Idioteque

Bis 1:
Airbag
How to Disappear Completely
The Daily Mail
Bodysnatchers
Planet Telex

Bis2:
Give Up the Ghost
Reckoner
Everything In Its Right Place