Carlo Pagnotta premiato dal Rotary

di Ma. Ma.

Nemo profeta in patria, può fare eccezione un perugino doc, con 80 primavere sulle spalle, capace di richiamare folle oceaniche in Umbria da oltre sette lustri?  «Non ho mai amato le premiazioni, ma non è che a casa mia abbia una bacheca ricca di trofei»: parla cosi Carlo Pagnotta, il fondatore di Umbria Jazz, da anni direttore artistico di una delle manifestazioni musicali più popolari di tutto il mondo, davanti a una platea attenta, quella del Rotary club di Perugia est, riunita dal suo presidente Emilio Gentile per l’assegnazione di un riconoscimento prestigioso: «Per il 40esimo compleanno di Umbia Jazz abbiamo voluto conferire il più alto riconoscimento rotariano, il Paul Harris, alla Fondazione Umbria jazz, al suo padre fondatore Carlo Pagnotta, che permette alla nostra regione, in un momento di gravissima recessione economica, di essere ancora al centro di attese culturali ed economiche importanti. Pagnotta continua a farci vivere un sogno e di questo dobbiamo essergliene tutti grati». La platea si alza in piedi per un applauso riconoscente.

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Aneddoti Polemista della prima ora,  «perugino dalla prima all’ultima cellula», come gli piace definirsi, Pagnotta incassa il premio e precisa: «Da soli non si va da nessuna parte, non si realizza alcun progetto; dedico il riconoscimento alla Fondazione di Umbra Jazz, a due amici scomparsi, Sauro Peducci ed Argentino Stortini e ringrazio quei primi trecento soci che nel lontano 1973 mi fecero vincere la prima grande scomessa della mia vita: promisi ad Alberto Provantini, assessore alla cultutra dell’epoca e al primo presidente della regione Pietro Conti che al primo concerto in piazza IV Novembre avremmo fatto il pienone, e cosi fu: 35 mila persone, un trionfo. Conti pagò lo champagne, 5 mila lire per una bottiglia di annata».

Quella storia prestigiosa Difficile togliere il pallino a Pagnotta una volta che lo ha in mano. Si lascia andare a confidenze inedite, aneddoti da riempire un libro: «Ho avuto almeno cinque proposte per un’autobiografia, ma a cosa servirebbe? Non mi piacciono le autocelbrazioni, sono un tignoso, amo sopra ogni altra cosa la mia città, le miei origini.Quando durante la guerra ero in collegio a Prato, avrei voluto spaccare il mondo. Ricordo che il professore di italiano quando gli dicevo che ero di Perugia, mi rispondeva, «si, quella città vicina ad Assisi». La verità è che il grande calcio, la prima storica promozione in serie A e Umbria Jazz hanno fatto consoscere Perugia agli italiani. Molti pensavano che era nelle Marche o in Toscana. Ma in poco tempo, a metà anni 70 tutti hanno capito chi eravamo e come eravamo».

L’ex venditore di cravatte Emilio Gentile ricorda alla platea che Pagnotta esordì come organizzatore di concerti addirittura chiamando il grande Louis Armstrong al Morlacchi nel 1955 e Chet Baker alla sala dei Notari, un anno dopo. «C’era voglia di aprire all’America, di confronto musicale e culturale, se ho avuto un merito è quello di aver viaggiato in lungo e in largo fin da giovanissimo. Non fossi stato a Londra mai avrei pensato di aprire una boutique in pieno centro storico, dove umbri e visitatori di tutta Italia trovavano capi di abbigliamento inglesi introvabili anche nelle grandi città. Ancora oggi mi piace definirmi ‘ex venditore di cravatte’. Ne ha fatta di strada il “mutino di Via Mazzini”, come lo aveva definito Lanfranco Ponziani nel suo libro ‘Il Perugia dei miracoli’. (A proposito di calcio Pagnotta dice che non parlerà mai del suo ruolo e di quello di altri nel famoso “processo di Parma” legato alla partita Parma-Perugia del 1974. «I fatti sono andati in prescrizione, a cosa vale parlarne?».Torna a zoomare sulla manifestazione che gli ha regalato gioie infinite e tante polemiche, il suo pane quotidiano.

Il personaggio «Umbria Jazz venne sospesa per 4 anni, polemiche a non finire, accuse di ogni genere, molti perugini ricorderanno. Ma la mia tenacia e quella dei tanti sostenitori la spuntò. Se ripenso che venivano definiti fiancheggiatori dell’esproprio proletario…». Ma nel 1990 arrivò il più importante riconscimento della laurea ad honorem, primo italiano a ricevere un riconoscimento cosi importante. A concederlo fu il Berkelee College of music di Boston. Il secondo arrivò dal Comune di Perugia, sindaco Gianfracco Maddoli, alla sala dei Notari, le chiavi della città. «Un attimo prima di riceverlo- dice con forza “Carlino”- posi una condizione: lo accetto a patto che a breve lo stesso riconscimento venga dato anche alla fondazione Umbria Jazz. Maddoli prese l’impegno e lo mantenne. Due mesi dopo arrivò il riconoscimento anche alla Fondazione».

Arbore? Dicono i maliziosi: Pagnotta soffre la popolarità di Renzo Arbore. «Cosa? Geloso di Arbore? Non scherziamo. Renzo l’ho chiamato io, orgoglioso della scelta fatta oltre venti anni fa, un signore con la ‘s’ maiuscola, una persona di altri tempi, uno che mi porta sul palmo di mano, tra noi c’è una stima ultra-collaudata. Non abbiamo mai discusso, dico mai. Semmai ho discusso un paio di volte con il direttore Aldo Bruni. Ma tutti sanno che dopo la sfuriata, io mi placo e rifaccio pace».

One reply on “ll fondatore di Umbria Jazz premiato dal Rotary si racconta: da Armstrong a Baker e altri ‘big’”

  1. conobbi Carlo nel 1976 da studente di Medicina. Mi fece conoscere alcuni membri dell’Orchestra Jazz Perugina, con la quale mi fu concesso di suonare in jam-session col pianista, il batterista e la prima tromba. Usai il contrabbasso con l’autografo, nella cassa, di Charlie Mingus. L’anno prima avevo suonato con Jerry Mulligan e Tullio de Piscopo a Porto Potenza Picena e con Franco Cerri a Falconara M.ma, ove risiedo. Carlo era un signore, determinato, capace, affabile e generoso. E di Jazz “ce capiva”

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