di Fabrizio Troccoli
Dopo venticinque anni vale la pena ritornare ad Umbertide, visto che adesso non parlo e non urlo……. ma canto». Dalle parole di Ferretti sembra che la leggendaria storia che parte dai CCCP poi, CSI, PGR, e altro ancora, sia proprio cominciata da queste parti. «Ci hanno invitato ad un festival in Umbria, mi disse Massimo Zamboni, non è possibile, risposi… in Umbria c’è Umbria Jazz e a noi non ci chiameranno mai lì. No rispose Zamboni, si tratta di un festival rock.. Rock in Umbria e fu così che venticinque anni fa esordimmo in Umbria con i CCCP, e neanche una settimana dopo a Bastia Umbra, ci ripetemmo. Qui capimmo che in quel progetto bisognava crederci».
Sono tanti i chiacchiericci su Giovanni Lindo Ferretti: si è rincoglionito, adesso fa il prete moralista, predica bene e razzola male, è un leghista, ecc. Credo che ieri sera si sia assistito all’ ennesima conferma che Ferretti è. E basta. E’ dentro fino al midollo in ogni cosa, con la capacità di affrontare i piaceri e i tormenti dell’essere umano, come una sorta di colonscopia dolorosa e chiarificatrice. Ferretti è un modo di raccontare le virtù e le debolezze dell’ essere umano in maniera cinica e prepotentemente poetica.
C’è ancora chi, un po’ per voglia di urlare, un po’ per un cordone ombelicale troppo lungo con gli anni del socialismo sovietico e del punk, un po’ perchè giovane, vorrebbe vederlo con i pantaloni negli anfibi la giacca di tre taglie più grande e i capelli a cresta, urlare “spara Juri spara”, piuttosto che “Emilia paranoica”
Credo invece che sia la cosa più incoerente che Lindo possa fare.
E’ stato un tempo il mondo giovane e forte.
Da Umbertide in piazza con gente attenta e vicina ai suoi racconti, solenne si diffondeva un canto a volte graffiante come un altoparlante, un canto dal tono antico, caldo e paterno. Sicuramente più gregoriano e meno punk, ma vero e intenso.
Così vanno le cose e così devono andare.

