La bella Ana Popovic con la sua chitarra

di Enrica Ciuffini

Complice un bellissimo cielo stellato, le blue notes seducono l’anima di una serata magica. Sensualità e passione si fondono con gli spiriti della notte e danzano al ritmo del blues, jazz, rock e soul incredibilmente amalgamati dal genio artistico della Popovic. Il linguaggio dei suoni della carismatica blues woman evocano le radici di una musica popolare, che pur nelle sue sfumature, rappresenta da sempre la protesta, la ribellione e l’emancipazione.

La chitarrista e cantante serba, che in pochi anni è diventata un’icona della scena blues europea ed internazionale, è tornata ad esibirsi ieri sera, per la quarta volta, sul palcoscenico di Trasimeno Blues, festival che è divenuto una solida realtà musicale e che ci accompagna ogni estate da oramai tanti anni.

Sul lungolago di San Feliciano una strepitosa Ana Popovic alterna scatenate session elettriche a momenti più intimi. Un percorso sonoro di forte impatto, a tratti sconcertante, ‘raffigurazioni’ concrete di ritmi crudi e veloci del rock, fusioni agrodolci di contaminazioni ibride di soul e jazz fino a virare al languore del blues, disegnano i contorni di una ‘liaison dangereuse’, in cui si cela una misteriosa inquietudine che fa vibrare le emozioni di un pubblico affascinato dalla  bravura della Popovic.

L’energica Ana Popovic Band si diletta a trasgredire, infrangere ordini e perbenismi e crea combinazioni di note e accordi che sgretolano la cornice tradizionale di convenzioni e simmetrie. Il gusto per gli sconfinamenti dove i brani non sono solo eseguiti ma reinterpretati in esibizioni uniche. Specchio di una rivisitazione esuberante e di impeto dove si consacrano il meraviglioso e    l’ “intranquillità”.

Grinta e bellezza di una Ana Popovic che si muove da vera dominatrix, con un’esperienza e un’avvenenza notevoli, dove nella trascinante Wrong Wrong sfodera una voce potente e suadente, ma capace anche delle modulazioni più dolci. Un talento in itinere, dalle mille anime, dove non esiste solo la grazia e la femminilità ma una dirompente evasione verso uno stile sovrano, preludio della libertà dalla prigione del realismo.