di Fabrizio Troccoli
Un trentennio, lo separava dall’ultima tappa a Bastia Umbra «quando Ezio Bonicelli e Luca A. Rossi (i suoi musicisti, entrambi ex componenti degli Ustmamò, ndr) andavano ancora alle elementari». Quella stessa Bastia in cui Giovanni Lindo Ferretti è tornato per la Stagione teatrale del teatro Esperia indossando ancora i panni dei CCCP e CSI e che (alla faccia di chi lo dava per spacciato) gli calzano veramente a pennello, soprattutto in questa versione più intimista, contemplativa, psichedelica. Come se i vecchi CCCP si fossero amalgamati con i più recenti e sintetici PGR e quei vecchi suoni punk da officina meccanica del sottoscala fossero passati attraverso il setaccio della contemplazione del silenzio e perché no di quella fede che lui stesso dice di aver ritrovato, restituendo un suono si grezzo e battente, ma anche spirituale e coinvolgente.
E’ ritornata quella voce antica, dai bassi viscerali e dagli acuti da strillone, è tornato quel richiamo che sembra arrivare dalle più alte vette dell’Appennino, come un insistente altoparlante che costringe a stare svegli, fino giù, nel profondo di quella gola in cui l’eco si perde e il canto fa a cazzotti col silenzio.
Camicia di flanella, gilet abbottonato, pantaloni e scarponcini da montanaro, al centro di un palco portato all’essenziale. Batteria elettrica e gli ex Ustmamò che si alternano con chitarra, basso e violino. Polvere, Amandoti, Radio Kabul, Canto eroico, Curami, Ombra brada, Annarella, Unità di produzione, Spara Jurij, tra i pezzi memorabili proposti. E chi l’avrebbe mai detto che quel trentennio sembrava non essere mai passato, ma anzi, Giovanni ai più nostalgici ha voluto parlare, respingendoli indietro con tutta la forza che lo contraddistingue, facendogli riassaporare la storia e il sapore di quei tempi.
Di petto e non in punta di piedi, come a voler ribadire che a lui appartiene ancora tutto ciò che da lui è stato partorito e nessuno potrà togliergli, nonostante i tentativi di chi voleva per forza collocarlo in altri luoghi come altari, cripte o sagrestie, in cui lui sicuramente starà bene, ma che non negano – come ha ben dimostrato – quelle origini che l’hanno maggiormente caratterizzato e fatto conoscere al mondo.
