di M.Alessia Manti
Li ascolti gli Amycanbe e pensi che ogni cosa sia al suo posto. E lo è. Una voce onirica e avvolgente, suoni setosi, atmosfere rarefatte, trame melodiche eleganti. E’ uno di quei gruppi che scopri per caso e che potrebbe diventare una sorta di terapia allo stress: metti il disco nel lettore, ti siedi, chiudi gli occhi, abbandoni la testa all’indietro, distendi i muscoli del collo. Tre pezzi e già stai meglio.
Ne ha sicuramente giovato il pubblico del Contrappunto giovedì, puntuale e numeroso per un altro appuntamento con la rassegna «Gli Incantevoli». Questi cinque ragazzi di Cervia, attivi ormai dal 2006 con la pubblicazione di un demo autoprodotto, rappresentano una ventata di novità e sostanza nel panorama indie-elettronico all’italiana. Proprio perché la musica che propongono non è troppo “all’italiana”.
Eclettici, creativi, poliedrici. Solo aggettivi positivi per una band il cui marchio di fabbrica è sicuramente la voce morbida e suadente di Francesca Amato – che introduce i pezzi guardando il pubblico negli occhi e li tiene chiusi quando canta – ma che di certo può far leva su una collaborazione spontanea, apparentemente improvvisata, tra i singoli strumenti. Suonano e si divertono. Suonano e chi li ascolta respira. Dimostrano che l’esperienza live sui palchi importanti (ricordiamo l’apertura dei concerti di Skin, Sophia, Yuppie Flu, the Devastations) li ha resi più consapevoli e personali.
Al Contrappunto hanno presentato il loro ultimo album, Mountain Whales, giudicato uno dei lavori discografici più interessanti del 2011. Si alternano agli strumenti con una facilità disarmante e per ogni pezzo creano un mood diverso. Cambi di ritmo, la batteria picchia più forte, la chitarra graffia genialmente le melodie. Il concerto va avanti senza pause e il pubblico si lascia cullare, o forse è meglio dire curare. Un bis e tanti applausi. Perugia ama gli incantevoli Amycanbe.

