di Maria Alessia Manti
C’è un mistero nella discografia italiana. Inspiegabile perché c’è di mezzo una vera fuoriclasse. Mettiamola così – checché ne dicano Mollica e compagnia bella – qui c’è gente che se pensa a una voce raffinata non si riferisce a quella di Malyka Ayane e se deve fare il nome di una “cantantessa” non cita Carmen Consoli. Sono gli stessi che non si spiegano perché una come Cristina Donà sia rimasta finora assente dal circuito mainstream. E chissà quanti dei presenti al teatro Morlacchi per l’ultima serata de Gli Incantevoli se lo saranno chiesti.
E così, dulcis in fundo, è arrivata la nostra Signora del rock. Come una cura per l’anima. La prima volta di Cristina Donà a Perugia è proprio quella prima volta che non si scorda mai, una vertigine che danza e ci porta al di là del tempo.
E’ tornata a casa a piedi dopo un viaggio lungo vent’anni che l’ha vista tracciare la strada per la leva delle cantautrici femminili nostrane, chiamiamole indie, anche se sul termine incombe ormai un grosso punto interrogativo. Chi la segue fin dai tempi di Tregua, primo di sette album e ha avuto modo di assistere più volte a un suo concerto converrà nell’affermare che – sia che si tratti di uno showcase acustico o di un set completo e corposo come quello offerto al Morlacchi – c’è una profonda leggerezza nel modo in cui la Donà sta sul palco. E’ quella leggerezza che rispecchia la superficie opposta, la capacità di avvicinarsi ancora con stupore al suo pubblico, il riuscire a raggiungere con canzoni impalpabili il punto in cui si è incomunicabili.
Ad aprire il concerto dell’artista di Rho il giovane cantautore Francesco del Lago, appena uscito con il suo Il bar sotto il lago, primo disco autoprodotto che si ispira a Il bar sotto il mare di Stefano Benni. Propone bei pezzi dai testi intimisti e gli arrangiamenti essenziali. Il pubblico apprezza. Poi arriva la protagonista della serata che regalerà un’esibizione di due ore incantevole, non a caso. Incantevole nella scenografia: un esercito di alberi fluorescenti stilizzati su sfondo bianco, ad abbracciare le immagini dei video curati da Camilla Ferrari. Incantevole la diposizione scenica dei musicisti – i fratelli Francesco e Samuele Cangi (tromba e trombone), Alessandro Gabini (basso), Andrea Moscianese (chitarra), Piero Monterisi (batteria), Saverio Lanza (chitarre, basso, tastiere, produttore e arrangiatore di Torno a casa a piedi) – disposti su piani rialzati. Incantevoli le luci. Incantevole il pubblico, caldo, partecipativo, «emozionante» – come Cristina stessa lo ha definito. Incantevole questa Donà: impeccabile, in gran forma, conferma di essere una grande artista, in bilico tra il concetto di cantautrice e rock woman in quanto sul palco non si risparmia e si diverte. Si muove con padronanza, si anima con la sua chitarra, fa la tromba con la voce, lancia vertiginosi acuti e riesce a far sorridere e incantare allo stesso momento con il tocco delle parole.
E’ questa la Donà, un perfetto equilibrio di intensità e di adrenalina rock che traspare anche dalla scelta della tracklist dove i brani dall’ultimo lavoro s’incastrano bene con i pezzi che hanno segnato le tappe fondamentali della sua carriera. Si comincia dalla dolce Il bimbo dal sonno leggero. A tutti coloro che pensano o che hanno pensato di lasciare l’Italia dedica In un soffio, omaggia il Giappone con Giapponese (L’arte di arrivare a fine mese) – uno dei brani che ha dichiarato di prediligere. Sempre emozionante l’esecuzione di Goccia ‘Tutti sanno cosa dire. Molto coinvolgente anche Più forte del fuoco terminata incrociandola con Don’t Worry Be Happy di Bobby McFerrin. A Triathlon il pubblico viene invitato a riversarsi sotto il palco per questa canzone così fisica ed elettrica. Molto intensa la versione proposta di Nel mio giardino eseguita in solitaria. «È tempo di parlare di rivoluzioni che portino a miracoli, speriamo che si rivoluzioni anche in Italia», così presenta Miracoli: singolo atipico, dall’uso di fiati ricorrente e pepperianamente bandistico. Con Invisibile, Stelle buone, L’aridità dell’aria, In un soffio e Dove sei tu si raggiunge il climax del concerto. Il bis è anticipato dalla video-installazione di Torno a casa a piedi (progetto “PASTIS”), poi eseguita dal vivo. Si prosegue con la grintosa Ho sempre me. La chiusura è affidata a Boogie Shoes dei KC And The Sunshine Band.
Una stella buona la Donà che con questo disco che dà il nome al tour dimostra voglia di libertà e alterità. Una che non punta al clamore, tanto la sua musica è lava sotto il ghiaccio e riesce a penetrare la pelle lentamente, con pazienza.

