di Ivano Porfiri

E’ un moto di indignazione che finisce con una grande festa di piazza, il concerto di Franco Battiato. Come la rivoluzione dei garofani in Portogallo, la caduta del Muro a Berlino nel 1989 o il recente crollo dei regimi in Egitto e in Tunisia. Il maestro calibra i suoi brani più socialmente incisivi per la platea di «indignados» dell’Italia di oggi, vola alto per osservare quello che c’è in basso e non è un bel vedere di questi tempi.

Nel verde del parco di Villa Fidelia, con band e gli archi del Quartetto italiano, il cantautore siciliano si presenta in garibaldina camicia rossa e chiama subito alla rivolta con Up Patriots to Arms, ripescata dall’album Patriots del 1980 per dare il nome al tour. E nella scaletta il maestro inserisce tutti i suoi brani più corrosivi verso un Paese «dove – dice prima di Un’altra vita – in 30 anni le cose non sono affatto cambiate», alternandoli a pezzi più poetici e ai suoi grandi successi.

VIDEO – UP PATRIOTS TO ARMS

Così calca la voce (e il pubblico sottolinea con applausi) sui «neo primitivi» di Shock in my town, la «gente infame che non sa cos’è il pudore» di Povera Patria, i «parassiti senza dignità» di E ti vengo a cercare, il «branco di lupi» di Inneres Auge, canzone che canta con particolare enfasi nei passaggi di più stretta attualità: «perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti? Che cosa possono le leggi dove regna soltanto il denaro? La giustizia non è altro che una pubblica merce…».

Ma l’indignazione non lascia mai vincere il cupo pessimismo e se «la linea orizzontale ci spinge verso la materia», resta comunque spazio per «quella verticale» che porta allo spirito. Con Gli Uccelli (si confonde e si autocorregge quando invece che «migrano» ripete «volano»), Segnali di vita, le due francesi J’entends siffler le trainLa chanson des vieux amants torna in alto, per poi ricadere verso Povera patria e Prospettiva Nevskji. Poi, con La cura e I treni di Tozeur, che condisce di aneddoti (per la prima racconta di una presentatrice tv che è rimasta incuriosita dal verso: «vagavo per i campi da tennis» anziché «Tennessee») dà il là a una sequenza che segna il rompete le righe per il pubblico: tutti in piedi a ballare da La stagione dell’amore a Cuccuruccucù, passando per L’era del cinghiale bianco, Voglio vederti danzare, Summer on a solitary beach. La rivoluzione è vinta: parta la festa.

VIDEO – LA CURA , VOGLIO VEDERTI DANZARE, E TI VENGO A CERCARE

E i bis come L’animale, E ti vengo a cercare sono la ciliegina sulla torta. Fino alla splendida Stranizza d’amuri, per ricordare a tutti che anche in tempo di guerra, in tempo di ingiustizia e indignazione, se ci si guarda dentro c’è spazio per lo spirito, c’è spazio per l’amore.

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