di Angela Giorgi
Per la prima volta fuori dall’Europa. Dopo il ciclo dedicato alla Prima guerra mondiale, che si chiuderà con l’edizione 2018 dedicata alla Repubblica Ceca, il Festival delle nazioni 2019 ospiterà la Cina, come annunciato in anteprima durante la presentazione del festival tenutasi il 18 maggio.
FESTIVAL DELLE NAZIONI 2018, IL PROGRAMMA
2018: l’anno delle ricorrenze Si conclude idealmente con l’omaggio alla Repubblica Ceca dell’edizione 2018 il progetto legato al centenario della Grande Guerra, inaugurato nel 2014 con l’omaggio all’Armenia e sviluppato nell’ultimo triennio con i focus su Austria, Francia e Germania, sulla scia del successo della cinquantesima edizione. «Fu nel 1918, dalla dissoluzione dell’impero austro-ungarico alla fine del primo conflitto mondiale, che nacque la Cecoslovacchia – spiega il presidente del Festival, Giuliano Giubilei – e noi celebreremo la Repubblica Ceca che è erede di quello Stato europeo indipendente fondato un secolo fa». Altri anniversari importanti saranno ricordati dall’edizione 2018: il centocinquantesimo dalla morte di Gioachino Rossini, protagonista del concerto inaugurale del 25 agosto, il cinquantenario del Sessantotto e della Primavera di Praga. «Il Festival delle nazioni vuole dunque confermarsi come una realtà che non fa solo intrattenimento – prosegue Giuubilei- ma che attraverso la musica e le altre espressioni artistiche permette a chi la segue di sviluppare conoscenze e, dal confronto con altre identità culturali, di comprendere più profondamente la propria. Riesce a farlo grazie a un progetto che è alla base della programmazione artistica, un filo conduttore che mette in relazione ciascun evento all’altro e che fa della manifestazione articolata in decine e decine di eventi una narrazione unica, composta da tanti capitoli multiformi e interessanti da diversi punti di vista».
Progettualità, territorio e giovani Soddisfazione anche dalle istituzioni, in primo luogo dall’assessore regionale Cecchini. «Il Festival delle nazioni si è sempre distinto per una forte capacità progettuale. Una doppia progettualità. Anzitutto, di tipo tematico, realizzata attraverso l’ideazione di percorsi storico-culturali anche di ampio respiro temporale, come il ciclo sulla Grande guerra. E una progettualità di tipo produttivo, se è vero che i festival non dovrebbero limitarsi al semplice ruolo di “vetrina” delle ultime novità del mercato culturale, ma sollecitare gli artisti a mettersi all’opera, commissionando loro nuove produzioni. Con l’intento di non puntare solo al pur necessario intrattenimento, dunque, ma di stimolare il pubblico a confrontarsi con linguaggi, realtà artistiche e identità culturali sempre diverse. Compiuti da poco i suoi primi cinquant’anni, il Festival delle nazioni si conferma una delle realtà più interessanti e stimolanti nel ricco panorama dei festival del nostro Paese, saldamente legato alle nostre radici ma caparbiamente proiettato verso il mondo». Felice del rapporto sempre più stretto con il territorio, il vice sindaco di Città di Castello Michele Bettarelli pensa anche ai più giovani: «Il Festival si apre sempre di più alle giovani generazioni, che dimostrano di gradire e apprezzare le proposte artistiche innovative e spesso inedite del cartellone, a partire dagli eventi collaterali. Il concorso Burri per giovani artisti, infine, consacra uno straordinario legame fra il genio dell’arte contemporanea con il Festival e la sua tradizione in ambito internazionale».
