di Daniele Bovi
Mediamente giovane, attento alla qualità e con la voglia di conoscere e apprezzare il vino. Per la Fondazione italiana sommelier Umbria il 2016 è stato un anno di vero e proprio boom per quanto riguarda i corsi. Come racconta a Umbria24 Davide Marotta, presidente della Fis regionale, «siamo passati dai 120 iscritti del 2015 ai 450 del 2016». In tutto si parla di 52 lezioni settimanali per un corso che, viste le pause, dura più di un anno. «Qual è il profilo dell’iscritto? Una persona mediamente giovane – spiega Marotta – attenta al settore enogastronomico in generale, alla qualità e con una possibilità di investimento media. Persone che sentono il vino come patrimonio di tutti». «Sono i giovani – continua – a vedere nell’enogastronomia il vero petrolio d’Italia».
I giovani Secondo Marotta questa crescita di interesse a proposito del settore vitivinicolo arriva un po’ dopo rispetto al boom enogastronomico «che è stato spinto – dice – da due fattori: l’attenzione al mangiare, il fattore della salute e poi la grande presenza del cibo sui mass media; basti pensare ai tanti cooking show che ci sono sui vari canali televisivi». Da tempo poi anche il settore della birra sta vivendo una primavera. «In Umbria – dice Marotta – abbiamo circa 120 tra micro e medi birrifici, e se l’età media dell’appassionato di vino nel corso del tempo si è abbassata quella dell’amante della birra in genere è stata sempre più bassa. Così come per i distillati e lo champagne, l’anno passato abbiamo organizzato tre corsi sula degustazione della birra, tutti molto partecipati».
Qualità e quantità Appassionati e non che troveranno in una bottiglia di vino umbro della vendemmia 2016? «Dopo un 2014 difficile e un 2015 straordinario il 2016 – risponde il presidente della Fis – si colloca nella media con punte di eccellenza ad esempio nell’Orvietano, nel Narnese, nell’area del Trasimeno, a Montefalco e a Torgiano». Secondo Marotta «dal punto di vista quantitativo siamo in linea con gli altri anni: i circa 19 mila ettari di vigneto coltivati in Umbria hanno prodotto 900 mila ettolitri. Difficile – continua – dare un’idea della qualità generale, molto dipende dal territorio; a Orvieto per esempio è stata un’annata molto buona, mentre in altre zone no perché il meteo non è stato troppo costante». Condizioni metereologiche che rappresentano un fattore decisivo per quanto riguarda la qualità del prodotto. «Tutta la zona meridionale della regione che va da Orvieto a Narni – racconta Marotta – ha potuto godere di una costanza più alta delle condizioni meteo, mentre la parte nord ha avuto qualche difficoltà in più sopratutto a causa delle alte temperature. Anche l’eccessiva piovosità in certi casi ha dato un po’ di fastidio».
Brand Umbria A prescindere dalla qualità e dalle oscillazioni del singolo anno quello di cui tutto il mondo vitivinicolo umbro avrebbe bisogno è, secondo Marotta, una promozione migliore. «Alcuni consorzi – sostiene – come ad esempio quelli di Montefalco, Orvieto e Torgiano, promuovono bene il loro territorio o il singolo vino. Quello che manca è un accordo con le istituzioni per la promozione del brand Umbria all’estero. Faccio un esempio: noi oggi negli Stati Uniti dobbiamo confrontarci e combattere con brand fortissimi come Toscana e Piemonte. Il modello secondo me, l’atteggiamento a cui tendere, è quello delle Marche che in sette-otto anni ha investito tantissimo. Questo fare sistema e lavorare sul brand manca ed è un lavoro che va fatto».
Twitter @DanieleBovi
