di M.T.
Non soltanto puoi mangiare la sua bistecchina mentre l’animale ancora pascola o razzola, ma la puoi stampare, con una stampante, scegliendoti la quantità di grasso. E’ la carne sintetica, da non confondere con quella vegetale prodotta con legumi, quella che viene presentata come la frontiera del futuro del cibo, per cono consumare suolo, non emettere anidride carbonica e non mangiare antibiotici. Almeno questo affermano i produttori. Contrariamente a quanto affermano i sindacati agricoli italiani a difesa del made in Italy, che puntano il dito contro l’omologazione e l’insicurezza sulla salute. Insomma in varie parti del mondo la carne sintetica è già sulle tavole dei ristoranti. Si inizia con cellule prelevate con una biopsia da animali che quindi restano vivi, vengono messe in bioreattori per moltiplicarsi. Un solo bioreattore, che potrebbe diventare di uso di un ristorante, produce in una settimana la quantità di carne di un vitello adulto. Carne quindi, senza allevare animali e senza macellarli. Mentre la bistecca fuoriesce da una stampante secondo il ‘taglio’ scelto e con la quantità di grasso preferita. A questi prodotti alimentari creati in laboratorio grazie alla clonazione e riproduzione di cellule, il Governo italiano ha detto ‘no’ prevedendo anche sanzioni molto alte.
Il precedente Lo scorso novembre la Food and Drug Administration, negli Stati Uniti, ha approvato la commercializzazione di nuggets di pollo coltivati in laboratorio. La cosiddetta clean meat, ottenuta da clonazione delle cellule staminali estratte dagli animali e poi riprodotte in vitro, senza macellazione. Su queste produzioni ci sono investimenti anche di Bill Gates, Jeff Bezos e Al Gore, che puntano alla ‘carne vegana’. Diversamente dalle farine di insetti, per ora, in Europa non sono state autorizzate immissioni in commercio, per questo l’Italia ha potuto agire senza vincoli. Mezzo milioni di italiani hanno firmato la petizione promossa da Coldiretti per dire no a latte, bistecche e pesce creati in laboratorio.Rossi: «Il cibo in provetta è un attacco alla nostra tradizione».
Cos’è il cibo sintetico? «Le cellule di pollo no ogm inserite nei fermentatori si moltiplicano all’infinito: lì cresce la carne da queste cellule alimentate con acqua, carboidrati, proteine, aminoacidi, vitamine e zuccheri» aveva raccontato al Gusto Ido Savir, Ceo di SuperMeat, società madre del ristorante The Chicken. «Quando esce dal fermentatore ha un aspetto simile alla carne macinata, ma con fibre lunghe». Un’altra società, la startup britannica Primeval Foods, lavora su bistecche di leone, hamburger di tigre, sushi di zebra, prosciutto di giraffa, «una nuova frontiera senza uccidere animali». Anche in Italia c’è chi è già attivo da tempo: Bruno Cell è una startup nata in Trentino, nei laboratori del Cibio, il Centro di biologia integrata. Un progetto di Università di Trento e Provincia Autonoma di Trento «per esplorare le potenzialità delle biotecnologie per la salute umana». E anche a Singapore c’è un ristorante che serve carne sintetica, prodotta dall’americana Eat Just. Scrive Repubblica: «In un fermentatore, le cellule alimentate con ossigeno, mangime e calore crescono come farebbero nel corpo di un animale, sfruttando la capacità delle staminali di replicarsi indefinitamente, raddoppiando ogni 12 ore nelle giuste condizioni. Una volta matura viene raccolta, eliminato il liquido di mangime rimanente, e si ottiene una carne simile al macinato con fibre lunghe che viene compattata sottovuoto». Quali sarebbero i vantaggi? Secondo quanto affermano i produttori questa ‘carne sintetica non produce scarti, riduce drasticamente l’emissione di gas serra, circa il 98% rispetto agli allevamenti tradizionali e non richiede tanta acqua, il 99% in meno, oltre al 99% in meno di utilizzo di terra. Abbatte l’uso di antibiotici e farmaci. Quali allora gli svantaggi? Secondo il il professore Giorgio Calabrese, «non ci si preoccupa del danno che si crea nel consumatore, ci sono meccanismi che nascono dalle staminali e che vanno a bloccare alcuni geni, come il P53, che danno una condizione di freno allo sviluppo delle cellule tumorali». La carne sintetica non va confusa con quella vegetale: la prima iene prodotta partendo dagli embrioni dell’animale, la carne vegetale utilizza principalmente legumi e le proteine in essi presenti come sostituti della carne e, combinati con aromi ed altri ingredienti, cercano di riprodurre consistenza e sapori del prodotto animale.
La posizione del Governo italiano Con le nuove disposizioni del Governo si vietano del tutto alimenti o mangimi costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o da tessuti derivanti da animali vertebrati per l’impiego nella preparazione di alimenti, bevande e mangimi. Ne viene vietata la vendita, l’importazione, la produzione per esportazione, la somministrazione, la distribuzione, con sanzioni da 10.000 fino a euro 60.000 e la confisca del prodotto. Nel ddl composto di 6 articoli, ha precisato il ministro della Sovranità alimentare e agricoltura Lollobrigida, «non c’è alcun atteggiamento persecutorio ma la forte volontà di tutela della salute dei cittadini e delle persone che consumano» ma anche «la produzione, la biodiversità e l’ambiente».
Coldiretti «Lo stop al cibo sintetico deciso dal Governo – commenta Albano Agabiti, presidente Coldiretti Umbria – salva 580 miliardi di euro di valore della filiera agroalimentare nazionale, con il cibo che è diventata la prima ricchezza dell’Italia nonostante le difficoltà legate alla pandemia e alla crisi scatenata dalla guerra in Ucraina. Un patrimonio messo a rischio dal cibo sintetico – aggiunge Agabiti – ma anche dalle indicazioni allarmistiche sul vino e dalle etichette con il semaforo ingannevole del Nutriscore che boccia le eccellenze tricolori». «Il cibo sintetico – aggiunge il Direttore Coldiretti Umbria Mario Rossi – è un pericolo concreto che, presentato strumentalmente come opportunità per l’ambiente e per la sostenibilità, agevola uno scenario di omologazione in antitesi al nostro modello produttivo. Quello del “cibo in provetta” rappresenta – conclude Rossi – è un gravissimo e intollerabile attacco per la nostra tradizione agroalimentare, fatta di storia, salute e qualità, ma anche per i posti di lavoro di tutta la filiera, dal campo alla tavola. Noi siamo schierati a favore di un cibo che sostiene la biodiversità e la valorizzazione delle risorse naturali, preservando il nostro settore primario e le sane tradizioni».


