di Maurizio Troccoli
Negli ultimi anni l’industria alimentare sta osservando un cambiamento nei comportamenti d’acquisto legato alla sempre maggiore diffusione di farmaci agonisti del recettore Glp‑1, utilizzati principalmente per la cura del diabete, ma oggi prescritti anche per la gestione del peso. Questi medicinali — tra cui Ozempic, Wegovy, Mounjaro, Zepbound e altri — influenzano la percezione della fame e i meccanismi cerebrali legati alla ricompensa, portando chi li assume a ridurre l’appetito per molti cibi, in particolare quelli ultraprocessati. Tale evoluzione non riguarda solo la salute individuale ma ha un impatto diretto sul pattern di consumo e sulle strategie di produzione e vendita dell’intero comparto food&beverage.
Stime condotte dall’Ufficio studi di Coop Italia mostrano che gli italiani che hanno assunto Glp‑1 nei primi dodici mesi tendono ad aumentare significativamente la spesa per frutta, verdura e alimenti proteici, mentre dimezzano gli acquisti di prodotti ad alto contenuto di zuccheri, carboidrati e sale. Il risultato è una riduzione media dello scontrino complessivo per la spesa alimentare pari all’1,1%, un dato non trascurabile se applicato su scala generale. La diffusione di questi farmaci, inoltre, è in rapida crescita: secondo il Rapporto Aifa 2024 le prescrizioni sono aumentate del 78% in un anno e si osserva un boom anche del mercato illegale, con stime di spesa totali nel 2024 pari a 115 milioni di euro, più del doppio rispetto all’anno precedente.
In Umbria, il fenomeno potrebbe riverberarsi in modo significativo. La spesa pro capite per consumi alimentari nella regione è di circa 3.897 euro all’anno, una quota superiore sia alla media nazionale sia a quella del Centro Italia, e rappresenta quasi il 19,1% della spesa totale delle famiglie umbre, un dato che riflette la rigidità del paniere alimentare quando il reddito è sotto pressione.
I cambiamenti nel comportamento d’acquisto spingono già alcune aziende del food & beverage ad adattare assortimenti e prodotti. A livello nazionale, grandi gruppi come Danone, Nestlé e Lactalis hanno lanciato linee di prodotti ad alto contenuto proteico, basso contenuto di grassi e zuccheri, etichettati come “Glp‑1 friendly”. Queste referenze, pensate per essere più digeribili e più coerenti con le nuove preferenze di spesa, si affiancano a tattiche di riposizionamento di prodotti già in commercio. È plausibile che anche la distribuzione umbra, con la sua rete capillare di supermercati e punti vendita, si trovi a dover rivedere gli assortimenti locali per rispondere a una domanda orientata sempre più verso cibi funzionali, integratori e soluzioni a elevato valore nutrizionale.
Per il settore agroalimentare umbro, che nel 2024 ha registrato un valore di 116 milioni di euro per i prodotti alimentari e vini a denominazione di qualità (Dop, Igp), la trasformazione dei consumi rappresenta una sfida e un’opportunità contemporaneamente. Le produzioni tipiche umbre — come l’Olio Dop, il prosciutto di Norcia Igp, ma anche carni e altre eccellenze locali — potrebbero beneficiare di una maggiore attenzione alla qualità e alla tracciabilità, requisiti sempre più richiesti da chi riduce il consumo di cibi ultraprocessati e privilegia alimenti percepiti come più naturali e salutari.
