Gualdo Tadino (foto F.Troccoli)

di Ester Pascolini

Otto anni! Tanto ci è voluto per dimostrare la completa innocenza di Giancarlo e Giorgio Locchi, padre e figlio coinvolti in un’inchiesta della Procura di Perugia con l’accusa di abuso d’ufficio e peculato. La vicenda ha inizio nel 2015. Giancarlo è il fratello di Renato Locchi, ex sindaco di Perugia, nome di spicco del Partito Democratico umbro e all’epoca dei fatti consigliere regionale. Giorgio, suo nipote, è titolare di due grandi agenzie di pratiche auto, una delle quali ha sede a Gualdo Tadino, città in cui lui vive da tempo e svolge attività politica all’interno del Pd locale e dove, nel 2014 viene eletto in consiglio comunale assumendo il ruolo di assessore allo Sviluppo economico nella prima giunta Presciutti. La seconda agenzia si trova a Ponte Felcino ed è gestita da Giancarlo Locchi per conto del figlio Giorgio. Nel Marzo del 2015 Giancarlo si vede piombare in ufficio la Procura di Perugia.

Viene effettuata un’ispezione durante la quale viene sequestrato un blocco di oltre trenta pratiche inevase. Padre e figlio dapprima non capiscono, Giorgio, raccontando i fatti, dice: «Per un’agenzia che svolge circa 12.000 pratiche l’anno, cosa sono trenta pratiche inevase? Per noi erano numeri minuscoli, rispetto alla mole gigantesca di lavoro cui siamo abituati». Il problema è che la Procura vuole vederci chiaro, sospetta che ci siano dei motivi di natura diversa dalla semplice inadempienza dietro al mancato compimento delle pratiche. Dopo la prima udienza preliminare e «senza procedere ad ulteriori accertamenti – dice Giorgio – arriva il rinvio a giudizio». I capi d’accusa sono pesanti: abuso d’ufficio per entrambi e peculato (per poche centinaia di euro) per Giancarlo Locchi. La notizia trova largo spazio su tutti i quotidiani regionali e si presta, per la storia e i legami familiari, alle strumentazioni politiche. Le ripercussioni sono immediate, Giorgio viene sollecitato alle dimissioni dal Movimento 5Stelle di Gualdo Tadino ed è sotto la lente dell’opposizione, che gli chiede di chiarire la sua posizione. Il sindaco Presciutti però gli riconferma la sua fiducia, così come il Pd gualdese e Giorgio continua a svolgere il suo ruolo, fino alla revoca delle deleghe avvenuta nel 2017, per ragioni di tutt’altra natura.

Nel frattempo continua l’iter giudiziario, che vede lo svolgimento di una quindicina di udienze, un paio all’anno, rallentate anche da una serie di rinvii e dall’arrivo della pandemia. Sono oltre trenta i testimoni ascoltati, diversi i periti nominati dalla procura e dagli imputati. Giancarlo è rappresentato dai legali Sabrina Panari ed Eleonora Magnanini, Giorgio da Ludovica Khraisat e da Luciano Ghirga. Giorgio confessa di aver passato dei momenti difficili: «Il rischio di queste situazioni è che tu, pur certo della tua innocenza, finisca per essere travolto dai fatti. È pesante attraversare vicende come questa, comporta una sofferenza emotiva e psicologica difficile da sostenere. Aggravata, in questo caso, anche dal forte senso di responsabilità che mio padre avvertiva nei miei confronti per la gestione dell’ufficio di Ponte Felcino». Il 2022 potrebbe rappresentare la fine della vicenda, giunge, infatti, la comunicazione della prescrizione dei presunti reati. Ma Giancarlo e Giorgio non ci stanno. Non accettano di chiudere questa storia con una prescrizione. Vogliono andare a fondo della questione, forti della loro buona fede vogliono arrivare alla sentenza di assoluzione, riabilitare la loro immagine e dimostrare che si è trattato di un errore giudiziario. Giorgio racconta: «Ho avuto, in questi anni, tante manifestazioni di fiducia da parte delle persone con cui lavoro e faccio politica. Nel 2018, ad esempio, l’Aci, nel pieno della vicenda giudiziaria, ha autorizzato l’apertura della nostra terza agenzia a Perugia. Sono anche membro dell’Unasca dove, dal 2019, ricopro incarichi in seno al consiglio nazionale. Nel 2021 sono stato nominato nella segreteria provinciale del Pd e posso dire di aver ricevuto la massima fiducia da parte di tutti, in primis da Camilla Laureti e Tommaso Bori». Insomma, la vicenda sembrerebbe non aver intaccato la stima nei confronti di Locchi. «Il problema è un altro – dice – ed è l’effetto che una situazione di questo genere può avere su di te. Per otto anni sono stato condizionato nelle scelte, restando spesso defilato, arrivando anche alla decisione di non candidarmi alle elezioni amministrative del 2019, perché volevo che la vicenda fosse totalmente chiarita».

E così è stato! Il 21 Giugno scorso è arrivata la sentenza di assoluzione. L’abuso di ufficio è stato escluso in entrambi i casi perché «il fatto non costituisce reato». Per il peculato, che vedeva coinvolto solo Giancarlo, «perché il fatto non sussiste». Giorgio ci tiene a sottolineare la correttezza e la serietà con cui sono state portate avanti le indagini e il processo. Dice: «Sono stati tutti serissimi, dal pubblico ministero, al giudice, persino l’accusa, che alla fine ha chiesto l’assoluzione». Si dice finalmente sereno, resta però l’amarezza di fondo per un’odissea lunga otto anni, in un paese, afferma Locchi, in cui «un avviso di garanzia viene visto come una condanna, senza tenere conto che la parola garanzia sta proprio a significare la possibilità per l’imputato di dimostrare la propria estraneità ai fatti, la propria innocenza. Io ho avuto la forza di portare avanti la mia battaglia, ma tanti non ci riescono e vedono la loro vita andare in frantumi. Questo è un tema molto importante di cui dovrebbe occuparsi la politica. In maniera trasversale, perché di vicende simili alla mia sono piene le cronache giudiziarie, con effetti spesso devastanti sulle persone».                       

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