Con una lettera aperta inviata alle istituzioni politiche e ai rappresentanti del settore, le Pro Loco del territorio perugino rivendicano le legittimità delle sagre e si oppongono a misure che ne riducano la durata e lo svolgimento
A seguito delle iniziative che in questo ultimo periodo la Confesercenti e la Confcommercio hanno messo in campo, sia con l’assessore Regionale Bracco e sia attraverso gli organi di stampa, il Comitato Unpli del perugino ritiene doverosa una puntualizzazione scritta in merito all’annosa controversia sulle sagre paesane. Una lettera che è stata recapitata alle istituzioni politiche, alla Presidente della Regione, Catiuscia Marini e all’Assessore regionale Fabrizio Bracco e ai vertici delle associazioni di settore, Aldo Amoni, Presidente Confcomercio Umbria, Sandro Gulino, Presidente Confesercenti Umbria, Francesco Filippetti, Direttore Confesercenti Umbria e Romano Cardinali, Presidente della Fipe. Di seguito sono stati riportati alcuni tratti salienti della lettera, con le Pro Loco pronte a sedersi al tavolo delle eventuali trattative ma per niente disposte ad accettare l’idea che la sagra paesana sia diventata la principale minaccia per l’economia del settore ristorativo.
Le Pro Loco umbre sono oltre 250 e raccolgono soci iscritti per un numero complessivo dalle 25.000 alle 30.000 persone. Sono associazioni, radicate nei territori con presenze significative e qualche volta uniche a fare da cerniera tra le istituzioni e le popolazioni locali, hanno uno statuto legalmente riconosciuto e generalmente nei consigli direttivi partecipa a pieno titolo un rappresentante delle amministrazioni locali.
Stando a quando recitano gli statuti, le Pro Loco hanno finalità di promozione sociale, di valorizzazione delle realtà e delle potenzialità in campo turistico, culturale, ambientale, ecologico, naturalistico, sportivo e sociale, nell’ambito della solidarietà, del volontariato e delle politiche giovanili.
Negli statuti inoltre, proprio per accentuare il fine istituzionale pubblico delle associazioni Pro Loco si prevede che in caso di scioglimento i beni di qualsiasi natura di proprietà, siano conferiti all’ente locale ove ha sede l’associazione stessa, i bilanci sono pubblici, e le Pro Loco sono tenute all’inizio di ogni anno a sottoporre al Comune di appartenenza il proprio programma delle manifestazioni.
Le Pro Loco Umbre non ci stanno a essere classificate come associazioni che promuovono le sagre per fare magari un pallaio o per dotare di attrezzature un campo sportivo.
Pro Loco investono le risorse che derivano dalle manifestazioni che fanno nel territorio, per il territorio, in armonia con gli enti locali, cercando con questo di favorire le associazioni, tutte le associazioni commerciali, che in quel territorio sono presenti.
Delle sagre che annualmente si svolgono nella nostra Regione circa il 40% fanno capo alle Pro Loco il rimanente sono associazioni di vario genere che per fini propri realizzano una sagra per finanziare la propria attività, ed è questa forse la vera necessità, la necessità cioè di verificare il fine e l’utilità sociale, verificarne i bilanci e vedere dove e come sono spesi i soldi che quella o quest’altra manifestazione ha prodotto.
Ora lontano da noi, la volontà di contrapposizione con i ristoratori, che per inciso da più parti, sono loro stessi che affermano il fatto che quando vi è una nostra manifestazione loro aumentano le presenze all’interno dei loro esercizi. Lontano da noi non capire le difficoltà che il settore ristorazione sta attraversando in questo momento di crisi globale, lontano da noi non avvertire l’esigenza di un riferimento normativo che sia più puntuale e regolamenti in maniera dettagliata il settore, ma tutto questo deve avvenire attraverso un tavolo di concertazione dove i singoli attori vi partecipino a pieno titolo.
Le proposte che le organizzazioni di categoria hanno avanzato sono tali, che nessuna manifestazione potrebbe più essere fatta, e Le Pro Loco ma soprattutto la nostra Regione i nostri Comuni, la nostra gente, perderebbero quel grande valore legato alla coesione sociale del fare volontariato, del mettersi al servizio degli altri.
Non dobbiamo scordarci delle altre manifestazioni che le nostre associazioni svolgono durante l’anno e sono innumerevoli, che trovano ragione e possono essere fatte solo grazie all’apporto economico che le sagre generano, non possiamo scordarci dell’indotto che ogni manifestazione comporta a commercianti, artigiani, imprese, produttori, gruppi teatrali e gruppi musicali in genere, indotto questo diffuso in maniera capillare, in tutta la regione, che spesso rappresenta per essi una componente cospicua del loro fatturato, e da ultimo non possiamo non considerare il ruolo delle Pro Loco come partner degli enti locali nella gestione dei servizi come gli sportelli turistici, lo sportello del cittadino, la gestione delle aree e degli spazi pubblici.
Già da tempo abbiamo dimostrato la nostra disponibilità a metterci in discussione, fin dal giorno in cui fummo convocati per la presentazione della nuova Commissione Comunale di Perugia, e in seguito in tutti gli altri incontri avuti con le istituzioni, posizione questa rimarcata in occasione di “Prologo”.
Le Pro Loco non sono sorde e cieche alle problematiche che tali manifestazioni possono generare e accentuare ma non sono neanche così sprovvedute da cadere nel tranello di pensare di esserne corresponsabili, anzi sono coscienti che anche con il loro lavoro di ricerca e proposta a livello gastronomico contribuiscono a mantenere salde le nostre tradizioni, cosa questa che per troppo tempo la ristorazione non ha minimamente preso in esame.
Le Pro Loco sono pronte alla discussione e al confronto, sono pronte, come del resto hanno sempre fatto, a dare il loro contributo, per migliorarsi e per migliorare.
UNPLI del Perugino

