
di Mario Bravi
Nell’incontro svoltosi in Regione con l’assessore Vincenzo Riommi e con i sindaci della fascia appenninica, abbiamo, come Cgil, sottolineato l’esigenza di non perdere l’occasione rappresentata dalla rimodulazione dell’accordo di programma.
Questo richiede secondo noi, che in tempi brevi: si concretizzino progetti industriali in grado di dare una risposta occupazionale ai 602 lavoratori della Antonio Merloni di Gaifana non riassorbiti dalla J.P. Industries di Porcarelli.
Rispetto a questo aspetto è necessario, viste le risorse disponibili (35 milioni di euro di parte nazionale e ulteriori risorse regionali), che le associazioni delle imprese umbre svolgano un ruolo, superando le passività e l’inazione che le ha caratterizzate finora sulla vicenda accordo di programma.
Siccome riteniamo che la vertenza Antonio Merloni, una delle più grandi a livello nazionale e la più rilevante nell’Italia centrale per impatto occupazionale, è tutt’altro che risolta ed è sostanzialmente ancora aperta di fronte a noi, occorre dare alla J.P. di Porcarelli la possibilità di dispiegare il suo progetto. E questo presuppone, visto che è l’unica proposta che si è presentata in concreto, che vanno contrastate le tendenze di chi continua a giocare nella logica del “tanto peggio tanto meglio” (legali che vogliono lucrare sulla, del tutto comprensibile, rabbia dei lavoratori, banche che pensano al loro ritorno immediato non guardando assolutamente la prospettiva). Da questo punto di vista, vigileremo anche rispetto alla necessaria concretizzazione del piano proposto dalla J.P..
Inoltre, la CGIL farà in modo che tutte le misure e le iniziative contenute nell’accordo di programma possano diventare realtà concreta. Il dato certo è che la zona appenninica ha bisogno di risposte immediate e concrete contro la desertificazione del tessuto industriale che ogni giorno colpisce una realtà che coinvolge moltissimi Comuni e migliaia lavoratori della nostra regione
