Il manifesto di Forza Nuova sui muri di Perugia

di Ivano Porfiri

Era il tribunale di Perugia ma sembrava l’hotel Raphael, erano Amanda Knox e Raffaele Sollecito (in realtà i loro avvocati) ma sembrava stesse uscendo Bettino Craxi. Una folla di indignati per il verdetto di assoluzione: molti giovanissimi, ma non solo. Un senso comune di ingiustizia, di impunità, di frustrazione.

Quello che è avvenuto lunedì sera in piazza Matteotti, subito dopo la lettura della sentenza per gli ex findanzatini, erano davvero in pochi ad aspettarselo. Una città, Perugia, che aveva assistito sorniona, quasi infastidita, al lento dipanarsi delle indagini e dei processi seguiti all’omicidio di Meredith Kercher, all’improvviso vede esplodere un moto di rabbia per un finale percepito come «già scritto».

Molti hanno puntato il dito contro la pressione mediatica sull’evento. Indubbiamente la sensazione dell’eccesso ha pervaso gran parte dell’opinione pubblica: oltre 500 tra giornalisti e operatori nei pochi metri quadri del centro di Perugia, l’invasione dei palinsesti televisivi, il tam tam incessante su una probabile assoluzione per quella che da «perfida manipolatrice di uomini» era improvvisamente diventata la «cittadina americana perseguitata» e per colui che, nel bene e nel male, le è stato accanto (forse, meglio, un passo dietro) ha fatto scattare di certo un certo sentimento di repulsione. Ma non c’era questo nella «rivolta» di piazza Matteotti, non solo.

A guardare indietro, ben diverso era stato il clima la sera del 5 dicembre 2009, quando la stessa piazza aveva ospitato gli stessi giornalisti per il verdetto di primo grado. Anche allora ci furono fischi e qualche coro, quella volta sì quasi unicamente contro il «circo mediatico», la spettacolarizzazione, la ressa per entrare in aula. Ma era venerdì sera a mezzanotte e i contestatori erano pochi e alticci.

Lunedì sera il clima era ben diverso: una contestazione corale, la gente urlava: «vergogna», «venduti», «assassini». Mancavano solo le monetine. Il clima nel paese è cambiato. Lunedì si percepiva un moto di ribellione per un senso di sistematica applicazione dell’ingiustizia che ormai è penetrato sottopelle agli italiani. Il manifesto di Forza Nuova appeso per i muri di Perugia è sguaiato nei toni ma mette per iscritto ciò che molti, non conoscendo la vicenda nei dettagli, pensano: uno è in galera perché nero e senza santi in paradiso, due sono fuori perché ricchi, bianchi, potenti.

E’ un’analisi semplicistica per chi ha seguito la trafila giudiziaria (tutti gli errori fatti nelle varie fasi dell’inchiesta e dei processi, la debolezza degli indizi, la caduta della «prova regina» del Dna fanno sì che nessuno possa dire che quella emessa dalla Corte d’assise di appello sia una sentenza giuridicamente scandalosa), ma il tarlo dell’impunità per i potenti è penetrato nella testa del popolo. Il parallelo Amanda-Berlusconi, seppur inconsciamente, è scattato per molti quasi automatico. Un tarlo per ora latente ma capace di far accendere quella reazione rabbiosa. Un elemento da non sottovalutare perché, la storia dovrebbe insegnarlo, mescolato ad altri ingredienti, può scatenare  reazioni imprevedibili.

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One reply on “Amanda come Berlusconi: quel tarlo dell’ingiustizia nella testa della gente”

  1. Direttore, ti faccio i complimenti per l’editoriale che condivido al 100%. Troppo spesso Perugia ha subito in silenzio o per lo meno con toni sommessi (dagli scandali in campo politico-economico alle “disgrazie” sportive, da opinabili per non dire scellerate scelte amministrative a screditamenti – a volte suicidi – della propria immagine): stavolta ha levato la voce e ha fatto sentire di essere ancora viva sotto la cenere. Certo, c’era anche chi deve far casino a tutti i costi o gente che mastica ben poco di vicende giudiziarie o sentenzia superficialmente, ma stavolta i Perugini (giovani e anziani, di razza o d’adozione o di passaggio) hanno detto la loro, piaccia o no a media, avvocati o alla Dr.ssa Comodi. Non era questione di stadio, ma di giustizia che non c’è stata: non perché i due attori principali dovessero essere condannati per forza, ma perché ancora una volta – pur nelle oggettive difficoltà – la giustizia non ha funzionato. L’assassino è fuori (a meno che non sia davvero Rudy), Mez è in paradiso: ecco le uniche certezze. E nessuno, dico nessuno, che nel tornado di lanci d’agenzia, edizioni speciali e fiumi d’inchiostro abbia detto o si sia soffermato a cosa stiano vivendo i genitori di Meredith, al di là della volontà di appello e della “difficoltà” a perdonare. Lo spettacolo doveva essere un altro e così è stato. Complimenti ai registi, ma giù le mani dai Perugini e da Perugia, popolo e città che come tanti altri in tutta Italia cominciano a svegliarsi per dire no tanto alla vicenda Amanda quanto a quella politica nazionale. Un saluto

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