di Daniele Bovi

Aldo Capitini? Uno sconosciuto. E’ quanto sostiene il consigliere regionale del Pdl Andrea Lignani Marchesani in un post caricato su Facebook sabato pomeriggio. L’alto dibattito scaturito in queste settimane dalla proposta di inserire, nello statuto regionale e in quello provinciale, i riferimenti alle figure di San Benedetto e di San Franceesco, si arricchisce ogni giorno di nuovi contributi. L’inserimento nello statuto provinciale della figura di Capitini proposto dal presidente della Provincia di Perugia Guasticchi evidentemente non piace al consigliere Pdl. «Folle equiparare due giganti della Storia allo sconosciuto Capitini. Se si entrasse – scrive il consigliere sulla sua bacheca – in qualsivoglia luogo affollato e si chiedesse chi è Capitini dubito che il dieci per cento saprebbe rispondere. Per i due santi umbri avremmo un plebiscito anche tra i non credenti». Insomma, visto che la gente non lo conosce meglio evitare: è la logica del televoto, del gradimento sulla base dell’essere più o meno famosi, applicata alla politica.

Il che in un paese come l’Italia dove, come certifica l’Istat, più della metà della popolazione dai sei anni in su non si avvicina a un libro manco per sbaglio e dove il fenomeno dell’analfabetismo di ritorno è dilagante, rientra nella più totale normalità. E il consigliere ha ancora più ragione quando sostiene che i due santi umbri riscuoterebbero un larghissimo successo. Al di là del loro posto di primissimo piano nella storia della spiritualità infatti, l’italiano medio per cultura, storia e tradizione non crede in Dio ma nei santi, in «San Gennaro che ci fa O’ Miracolo».

Visto dunque che nei bar dell’Umbria Capitini riscuoterebbe poco successo, meglio non inserirlo tra i punti di riferimento culturali e spirituali dell’Umbria. Sempre secondo Lignani, Guasticchi avrebbe fatto questa proposta «per avere il via libera dei compagni». Aldo Capitini, uno tra i maggiori pensatori che l’Italia abbia avuto, raffigurato come un indiano metropolitano o un gruppettaro di Potere Operaio da inserire nel pantheon umbro per far felici i rappresentanti della sinistra umbra.

Peccato che nei bar dell’Umbria non si legga una riga di Capitini, altrimenti si scoprirebbe come sia stato uno di quelli che di più ha combattuto l’assolutismo e lo statalismo accentratore e opprimente dell’Unione sovietica. Un uomo e un pensatore non inquadrabile, non etichettabile, oltre tutte le categorie storiche, filosofiche, religiose e politiche, un uomo che accettò il comunismo combattendolo e guardando sempre oltre esso. L’uomo che insieme a Guido Calogero, nel lontano ’37, fondò il liberlasocialismo guardando più alla rivoluzione liberale di Gobetti che al socialismo liberale di Rossella. A proposito, a che punto è la rivoluzione liberale promessa ormai sedici anni fa?

Negli scritti del pensatore perugino, guarda un po’ il caso, ritorna spessissimo il riferimento a San Francesco, i cui pensieri fanno parte del patrimonio ideale di Capitini. Uno dei temi francescani per eccellenza e che Capitini riprende è quello della nonviolenza e del dialogo. Il metodo di Francesco, scrive Capitini in «Elementi di un’esperienza religiosa», «è quello di andare a parlare con i Saraceni piuttosto che sterminarli nelle Crociate». E poi ci sono le lotte per la libertà, che sono sempre qualcosa di religioso, la politica che deve essere sempre animata da un afflato religioso, purché non cerchi ritorni di alcun tipo, il guardare alle cose del mondo dalla parte di coloro che soffrono, degli ultimi. Capitini considerava il Poverello uno dei più grandi riformatori, l’uomo che portò il Medioevo nella civiltà nuova così come, molti secoli più tardi, Gandhi fece con la sua India.

Senza dilungarsi troppo insomma, è davvero un peccato che quest’uomo che occupa un posto preminente nella spiritualità italiana sia così poco conosciuto nei bar della sua Umbria da non poter essere inserito in uno statuto. Tra l’altro un fatto assai formale che non si sa quanto sarebbe piaciuto a Capitini. Su una cosa però Lignani ha ragione da vendere: dei santi e della spiritualità, a tutti i politici umbri protagonisti di questa tristissima corsa al posizionamento nel mondo cattolico, non frega assolutamente nulla. Dei santi, che nella loro magnanimità da lassù perdoneranno, i politici umbri usano solo il bastone per dare meglio la scalata ai palazzi del potere.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.

One reply on “Aldo Capitini, chi?”

Comments are closed.