L’assessore regionale Gianluca Rossi
L’assessore regionale Gianluca Rossi

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento dell’assessore regionale Gianluca Rossi in merito al contenuto dell’intervista di Umbria24 al ministro Filippo Patroni Griffi, in particolare per ciò che riguarda il mantenimento degli organi periferici dello Stato in caso di abolizione della Provincia di Terni.

di Gianluca Rossi

Facendo seguito ad una mia breve nota, si tiene a fare alcune ulteriori considerazioni inerenti la legge 135/2012 ed in particolare in merito al “legame” tra l’Ente provincia, dimensione provinciale e organi periferici dello Stato e di Governo.

Si conferma che si considera, al momento, impraticabile la tesi secondo la quale ci sarebbe la possibilità che gli organi periferici dello Stato permangano in assenza della provincia, intesa come entità territorialmente definita (ciò si evince anche dalla audio intervista al Ministro Patroni Griffi da voi riportata, che parla dell’eventuale mantenimento di presidi
e non di centri direzionali e di governo). A riguardo, sperando di fare cosa utile e gradita, si allegano due note di
dettaglio, una generale (nota 1) e una specifica sul riferimento da voi citato della Questura (nota 2).

Nota 1 (generale):
Non esiste una legge istitutiva delle province, se non Il decreto Rattazzi, o legge Rattazzi, che fu emesso il 23 ottobre 1859 dal Ministro dell’Interno del Regno di Sardegna Urbano Rattazzi (regio decreto 3702). Il decreto ridisegnava radicalmente la geografia amministrativa dell’intero stato sabaudo, grazie ai poteri concessi temporaneamente al governo (governo La Marmora, 19 luglio 1859 – 21 gennaio 1860) a causa dello stato di guerra. Il provvedimento fu applicato, (in maniera illecita secondo il diritto internazionale non essendo ancora intervenuto il trattato di Zurigo), anche alla parte lombarda del Regno Lombardo-Veneto sottoposta ad occupazione militare del Regno di Sardegna con l’armistizio di Villafranca (11 luglio 1859). Il decreto inoltre definiva con esattezza l’amministrazione locale del Regno di Sardegna che, sul modello francese, venne suddiviso in province, circondari, mandamenti e comuni. Ogni provincia era guidata da un governatore (poi rinominato col regio decreto n. 250 del 1860, Prefetto), nominato dal re, coadiuvato da un
vice-governatore, diretti dipendenti del Ministro dell’Interno, con un consiglio provinciale eletto dal governo, che fungeva da giudice amministrativo.

La figura del prefetto era di derivazione francese (simile ai prefetti di dipartimento napoleonici), ma si differenziava nella sostanza: mentre la forma era uguale, ovvero una figura egemone al 100% sulla provincia quale diretto rappresentante del governo, in pratica i poteri del prefetto piemontese erano circoscritti all’ordine pubblico, comprendevano quindi i compiti precipui del Ministero dell’Interno. La maggioranza degli altri ministeri istituì poteri ed uffici secondari (decentrati a livello mandamentale, provinciale, circondariale), rispondenti direttamente al Ministero, concedendo ascolto al prefetto solo come “coordinatore”. La magistratura diventava inamovibile solo rispetto al grado, rafforzando di fatto l’ufficio del Pubblico Ministero. L’ordinamento di questo decreto venne esteso a tutta l’Italia dopo l’unificazione del 1861.

La Costituzione Repubblicana, con gli articoli 114 e successivi e 133, non istituisce le Province ma le riconosce come pre-esistenti. Tuttavia, il decreto Rattazzi e l’impostazione Napoleonica di dislocazione degli organi periferici dello stato su base provinciale si compie di volta in volta con gli atti relativi non alle province ma a ciascun organo di volta in volta.
Faccio un esempio: la legge 1 aprile 1981 n.121 agli articoli 13 e seguenti stabilisce che il Prefetto è l’autorità provinciale di pubblica sicurezza, così come il questore (nel capoluogo di Provincia) che si avvalgono del comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica (art.20).
Sono organi periferici dello Stato:
       Prefetto e Prefettura (dal 2004 Ufficio territoriale del Governo);
       Questore (si veda nota 2);
       Sindaco Ufficiale del Governo (con competenza territoriale però comunale);
       Provveditorato agli Studi, (ufficio periferico del  Ministero della pubblica istruzione denominato provveditorato agli studi, dal quale dipendevano gli insegnanti di scuola secondaria, elementare e materna, gli ispettori, i presidi e i direttori didattici. Istituiti dalla legge 13 novembre 1859, n. 3725 (nota come legge Casati) con competenza provinciale, i provveditorati agli studi vennero ridotti a 19 con competenza regionale dalla riforma Gentile, per ritornare nuovamente alla competenza provinciale nel 1936. Con l’art. 6 del d.P.R. 6 novembre 2000, n. 347 i provveditorati agli studi sono stati soppressi e le loro competenze, notevolmente ridimensionate a seguito dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, trasferite agli uffici scolastici regionali, che si articolano a livello provinciale in centri servizi amministrativi (CSA), ridenominati uffici scolastici provinciali (USP) dal 2006 e uffici con competenza per ambiti territoriali (AT) dal 2010;
       L’agenzia delle entrate, l’Agenzia del Territorio  l’Agenzia delle dogane. (La cui legge istitutiva “Riforma dell’organizzazione del Governo, a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59);
       Centri per l’impiego regolamentati con legge Regionale in attuazione  del D. Lgs. n. 469/1997, art. 4, Svolgendo compiti prima assegnati allo Stato.

Non c’è legame fra province e organi periferici mentre c’è fra organi periferici e province. Mi spiego meglio. La creazione di una nuova Provincia non comporta necessariamente l’istituzione di nuovi organi periferici dello Stato. Vedere l’art. 21 co. 3 lettera F del Testo Unico sull’ordinamento degli enti locali approvato col Decreto legislativo 267 del 2000, laddove con riferimento alle Regioni ad autonomia ordinaria prevede che “l’istituzione di nuove province non comporta necessariamente l’istituzione di uffici provinciali delle amministrazioni dello Stato e degli altri enti pubblici”. E’ del tutto ovvio, quindi, che è necessario e non precluso un intervento del governo nazionale teso a modificare le norme suddette al fine di eliminare il “legame” tra dimensione provinciale e organi periferici dello Stato e di governo.

Nota 2 (Questura):
La questura è un ufficio della Polizia di Stato, con competenza provinciale, alle dipendenze del Ministero dell’Interno. Suo compito primario è assicurare il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica nell’ambito della provincia. Per il conseguimento di tale fine viene svolta una costante attività di prevenzione e repressione dei reati. La struttura delle Questure – definita col decreto ministeriale del 16 marzo 1989 – punta all’efficienza e all’operatività del servizio a tutela e difesa del cittadino e prevede due Divisioni: la Polizia Anticrimine e la Polizia Amministrativa e Sociale.

Sul territorio, nei comuni e nei quartieri delle grandi città, i Commissariati costituiscono vere e proprie appendici della Questura, concepiti quali presidi territoriali di polizia per realizzare l’attività di prevenzione, investigazione e contrasto della criminalità, adeguandola alle condizioni della sicurezza in specifiche aree del territorio, e soprattutto per determinare un controllo sempre più pianificato, armonico ed organizzato. In ogni provincia il vertice dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza è il Questore al quale è affidata la direzione, la responsabilità e il
coordinamento tecnico-operativo dei servizi di ordine e sicurezza pubblica oltre che l’impiego delle Forze di Polizia a sua disposizione. Il Questore esercita anche tutte le attività proprie della polizia di sicurezza e della polizia amministrativa, che si concretizzano in atti quali ordinanze, diffide, permessi, licenze, autorizzazioni.

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2 replies on “Abolizione Province, Rossi: «Ecco perché spariranno prefettura e questura»”

  1. Mi spiegasse il ministro come fanno a coesistere 2 prefetti, che è la massima autorità di p.s., in una provincia.

    Creeranno un presidio o mini prefetture, e il personale? A meno che a rimanere non sia la prefettura di terni e chiuda perugia.

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