Umbria Bisiness Matching 2016, Confindustria Umbria. Centro Fiere di Bastia Umbria (PG)

di M.T.

Con l’estensione della Zes unica anche a Umbria e Marche, il sistema degli incentivi agli investimenti entra in una fase nuova, segnata da una forte domanda nazionale e da margini di incertezza che riguardano direttamente le imprese chiamate a programmare nuovi interventi produttivi. I dati più recenti, elaborati dal Sole 24 Ore sulla base delle comunicazioni dell’agenzia delle Entrate e delle risorse stanziate nelle ultime leggi di Bilancio, descrivono un quadro in cui i crediti d’imposta “a prenotazione” tornano a essere uno degli strumenti più utilizzati, ma non sempre nella misura teorica prevista dalle norme.

Nel biennio 2024-2025 le richieste complessive per i tax credit legati alle zone economiche speciali e alle zone logistiche semplificate hanno raggiunto i 6,7 miliardi di euro, a fronte di stanziamenti pari a circa 6 miliardi, comprensivi degli incrementi decisi in corso d’opera per alcune misure. L’eccesso di domanda si concentra quasi interamente sulle Zes, mentre le Zls continuano a mostrare un utilizzo più limitato delle risorse disponibili. È in questo contesto che l’Umbria entra ora nella Zes unica, già operativa nel Mezzogiorno e recentemente estesa anche ai territori che fino a oggi rientravano solo nelle zone logistiche semplificate.

Il meccanismo su cui si basano questi incentivi è quello della prenotazione: le imprese presentano la richiesta di accesso al credito d’imposta, ma la percentuale effettivamente riconosciuta viene determinata solo in un secondo momento dall’agenzia delle Entrate, dopo aver incrociato il totale delle domande con il plafond disponibile. Dal punto di vista della finanza pubblica si tratta di uno strumento che consente di fissare a monte il limite massimo di spesa. Per le aziende, invece, significa programmare investimenti senza conoscere subito l’entità reale dell’agevolazione, che può risultare inferiore a quella teorica indicata dalla legge.

I dati ricostruiti dal Sole 24 Ore mostrano come questo non sia un caso isolato. Tra il 2020 e il 2025, in poco meno della metà delle misure basate sulla prenotazione il credito d’imposta è stato riconosciuto in misura piena, perché le richieste non hanno esaurito i fondi disponibili. Nei restanti casi, invece, le percentuali sono state ridotte, talvolta anche in modo significativo, nonostante interventi successivi del legislatore per incrementare le risorse o riallocare fondi non utilizzati. Un esempio recente è quello della Zes agricola, per la quale la legge di Bilancio ha aggiunto ex post 133 milioni di euro, rideterminando automaticamente le percentuali già comunicate alle imprese.

Per la Zes unica, che ora comprende anche l’Umbria, la situazione resta in evoluzione. Nel 2025 le prenotazioni hanno superato il plafond disponibile di circa 1,5 miliardi di euro, un valore che potrebbe ridursi a circa un miliardo qualora venisse pienamente utilizzata la dote aggiuntiva da 532 milioni prevista dalla manovra. In ogni caso, i numeri confermano una pressione molto elevata sulle risorse, in un contesto in cui il numero di territori e di imprese potenzialmente beneficiarie è aumentato.

Accanto alle attività industriali e manifatturiere, il tema riguarda anche il comparto agricolo, che in Umbria ha un peso strutturale rilevante. Sempre nel 2026 dovrà essere definita, attraverso i decreti attuativi, la disciplina del credito d’imposta del 40 per cento per gli investimenti 4.0 delle imprese agricole. Lo stanziamento previsto a livello nazionale è pari a 2,1 milioni di euro, una cifra che, in assenza di rifinanziamenti, rende inevitabile una ripartizione proporzionale delle risorse tra i richiedenti.

Il quadro che emerge è quello di uno strumento tornato centrale nelle politiche di incentivo agli investimenti, ma caratterizzato da un equilibrio delicato tra domanda e fondi disponibili. Per le imprese umbre, l’ingresso nella Zes avviene quindi in una fase in cui l’attrattività dell’agevolazione convive con l’incertezza sull’esito finale delle prenotazioni, elemento che rende particolarmente rilevante la capacità di valutare tempi, costi e ritorni degli investimenti alla luce di percentuali di credito non immediatamente definite.