L’ingresso dell’Umbria nella Zona economica speciale (Zes) Unica per il Mezzogiorno segna un passaggio rilevante per lo sviluppo economico della regione. Il recente decreto legge, approvato con procedura d’urgenza, estende alle imprese umbre le agevolazioni già previste per le regioni meridionali in transizione, come l’Abruzzo, aprendo nuove opportunità di investimento.
Un elemento centrale della normativa riguarda il credito d’imposta per gli investimenti effettuati tra il 10 gennaio e il 15 novembre 2025: le imprese umbre che hanno acquistato o acquistano nuovi macchinari, impianti, attrezzature e beni immobili strumentali potranno accedere a questo beneficio fiscale attraverso procedure semplificate, senza l’obbligo di comunicazioni preventive per l’accesso al credito, una novità che riduce sensibilmente gli oneri burocratici.
Oltre al credito d’imposta, la Zes Unica prevede per i progetti industriali, produttivi e logistici – anche quelli in corso di realizzazione – l’applicazione del procedimento unico e dell’autorizzazione unica, che accorciano i tempi e snelliscono i passaggi burocratici per l’avvio e lo sviluppo delle attività economiche.
Non mancano però le riflessioni critiche sullo strumento. Se da un lato la semplificazione autorizzativa rappresenta un progresso, dall’altro emergono dubbi sulla reale capacità della Zes di accompagnare le imprese fino al completamento dei progetti, soprattutto per quelli di grande dimensione. Il caso emblematico dello stabilimento ex Whirlpool – ora Igf del gruppo TeaTek – che ha avuto l’autorizzazione unica ma fatica a vedere concretizzate le agevolazioni, evidenzia una certa complessità nell’attuazione, come viene raccontato mercoledì mattina sul Sole 24 Ore.
Gli imprenditori e gli esperti sottolineano inoltre la necessità di un potenziamento strutturale della governance della Zes, con una cabina di regia rafforzata che coinvolga direttamente le Regioni. Serve inoltre una politica industriale a medio-lungo termine, che vada oltre la mera attrazione degli investimenti e favorisca la riconversione produttiva, la transizione energetica e la crescita effettiva della competitività.
Tra le proposte in discussione vi è il miglioramento della selettività degli interventi, per orientare le risorse verso settori strategici e ad alto valore aggiunto, evitando un’eccessiva dispersione delle agevolazioni su ambiti troppo ampi. Fondamentale, inoltre, sarà l’implementazione infrastrutturale, indicata come prioritaria per facilitare l’accesso ai mercati nazionali e internazionali.
Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge sarà aggiornato il Piano strategico della ZES Unica, che determina le politiche di sviluppo coordinate tra le regioni interessate, in sinergia con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e i fondi europei. Il piano aggiornerà le priorità settoriali, gli ambiti di investimento e gli interventi mirati, mettendo particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e alla transizione energetica. Infine, la struttura di missione ZES fornisce un supporto continuo agli imprenditori anche dopo il rilascio dell’autorizzazione unica, aiutandoli nella definizione dei piani industriali e nell’individuazione di ulteriori agevolazioni disponibili.
Diversi osservatori e operatori economici hanno espresso perplessità sull’efficacia della ZES (Zona Economica Speciale) nelle Marche e in Umbria, pur riconoscendo i vantaggi derivanti dall’estensione delle agevolazioni e dalla semplificazione burocratica. Innanzitutto, viene sottolineata la complessità legata alla gestione di un’area così vasta e differenziata come quella della ZES Unica: il rischio è che lo strumento, nato per territori meridionali con caratteristiche comuni di ritardo economico, possa perdere incisività se applicato indistintamente a tutto il Centro-Sud, senza una reale selettività degli interventi e senza tenere conto delle specificità industriali locali. Per migliorare l’efficacia della Zes nelle Marche e in Umbria, sono state proposte diverse strategie. La prima – come anticipato – è la creazione di una cabina di regia nazionale integrata dai rappresentanti delle regioni coinvolte, che possa favorire il dialogo e l’adattamento degli strumenti alle esigenze dei territori. Inoltre, il Piano strategico della Zes – da aggiornare entro 60 giorni – dovrà individuare settori prioritari per Marche e Umbria, rafforzando la selettività degli interventi e puntando sia sulla riconversione industriale sia sulla transizione energetica. Si prevede anche un rafforzamento del supporto post-autorizzazione: la struttura tecnica della Zes – come detto in precedenza – assisterà le imprese non solo nella fase iniziale ma anche durante la definizione dei piani industriali e nell’accesso alle ulteriori agevolazioni disponibili.
Altre proposte riguardano il potenziamento delle infrastrutture logistiche e materiali, la semplificazione ulteriore delle procedure, il coordinamento con i fondi europei e nazionali e la necessità di stabilire obiettivi di medio-lungo periodo attraverso una politica industriale strutturata, così da massimizzare gli effetti degli investimenti.
