di Daniele Bovi
Dodici milioni di euro in tre anni e mezzo per combattere la povertà e l’esclusione sociale. Martedì pomeriggio la giunta regionale ha approvato le misure di supporto al piano nazionale, ovvero il Sia, il Sostegno all’inclusione attiva. I fondi, che sono quelli Ue della nuova programmazione, copriranno il periodo da luglio 2016, quando verranno erogati i primi aiuti, al 2020, anche se potrebbero esaurirsi prima. Le risorse della Regione si sommano a quelle del governo: all’Umbria,in base a una serie di parametri, dovrebbero essere assegnati 8,373 milioni di euro per quanto riguarda il 2016 e 11 nel 2017. Stanziamenti che la presidente Catiuscia Marini e l’assessore Fabio Paparelli, che martedì pomeriggio hanno illustrato i provvedimenti, sperano divengano stabili anche dopo il 2017. Il Sia prevede l’erogazione di un sussidio economico alle famiglie con minori in condizioni di povertà con un indicatore Isee pari o inferiore a 3 mila euro: in tutto si tratta di 80 euro al mese erogati ogni bimestre da Poste Italiane (il soggetto attuatore è l’Inps, quello gestore è il Comune di residenza mentre la governance spetta alla Regione) per ogni componente della famiglia per 12 mesi. Il contributo minimo è quindi di 160 euro, mentre quello massimo di 400 euro per una famiglia di 5 o più membri.
Oltre 6.300 famiglie Per incassare il contributo però occorre dimostrare di aver scelto un percorso (concordato con le istituzioni, in particolare con i servizi sociali) volto all’inserimento lavorativo e sociale. Qualche esempio: una famiglia formata da un adulto e da un minore con reddito di 5.310 euro ne incasserà 160, uno formato da tre (con reddito da 6.720 euro) 240 mentre uno da cinque o più, con un Isee da 8.280 euro, ne percepirà 400. Secondo le stime dell’Inps in Umbria le famiglie con figli minori e un Isee pari o inferiore a tremila euro all’anno sono 6.363, ma solo per la metà basterebbero le risorse stanziate a livello nazionale. È in questo quadro che si inseriscono le misure approvate martedì dalla giunta, che in parte avranno come soggetti beneficiari proprio quelle famiglie che potrebbero incassare il Sia; in parte perché potranno essere destinati a persone e nuclei diversi da quelli eligibili al Sia, come ad esempio gli adulti anche senza figli minori e comunque con Isee ricompreso nel limite previsto per il Sia ed eventualmente nuclei familiari e soggetti che abbiano un Isee superiore a quello previsto dal governo. Il tutto ovviamente sarà legato all’ammontare delle risorse disponibili ed al numero delle famiglie aventi diritto.
VIDEO: PARLANO MARINI E PAPARELLI
Stanziamenti Dei 12 milioni stanziati dalla Regione per il triennio, 5 finanzieranno tirocini in imprese a favore di disoccupati, mentre altri 5,6 saranno destinati a quelle persone senza lavoro che fanno parte di qualche fascia vulnerabile (come i disabili per esempio) e altri 1,4 sotto forma di incentivi a favore di quelle imprese che assumeranno soggetti deboli. In sintesi sono due le misure previste: la prima riguarda il sostegno all’occupazione di disoccupati e inoccupati da almeno sei mesi che per sei mesi vedranno retribuito il tirocinio (scelto tra le offerte disponibili nel Catalogo unico regionale) con 3.600 euro; una misura che dovrebbe riguardare 1.500 persone circa. La seconda sarà indirizzata invece all’inclusione sociale e lotta alla povertà a favore di quelle persone (quasi 1.200 secondo le stime) per le quali sono previsti servizi di orientamento, tutoraggio e accompagnamento al lavoro. Un percorso accompagnato anche in questo caso con tirocini. «Questo – hanno detto Marini e Paparelli – è uno dei provvedimenti centrali della nostra azione di governo in questa legislatura. Una prima risposta, non assistenzialista bensì organica, integrata, organizzata e dunque seria nella lotta alla povertà che sta affliggendo il nostro paese e la nostra regione».
Marini e Paparelli Parlando dei provvedimenti presidente e vice hanno spiegato che «vogliono cercare di fare qualche passo in avanti in più rispetto alle misure nazionali, e per questo li abbiamo legati maggiormente alla formazione professionale e al tirocinio aziendale. Vogliamo insomma cogliere questa occasione per consentire l’inizio di un nuovo percorso lavorativo che dia prospettive di stabilità e di autonomia alle famiglie in difficoltà. Si tratta di un sostegno concreto e speriamo efficace per aprire il mondo del lavoro a famiglie che non riescono ad entrarci». A esultare è anche il segretario del Pd Giacomo Leonelli che parla di «un nuovo patto per le opportunità, che sostenga le famiglie in difficoltà non facendo ricorso a percorsi meramente assistenziali». «Le misure introdotte dalla giunta – spiega ancora il segretario – rispondono pienamente, infine, alle indicazioni fornite dal Pd regionale, che sul tema si è fatto portatore di una proposta partecipata – in direzione e nei circoli, con gli iscritti, e nelle piazze, con i cittadini, attraverso le centinaia di questionari della campagna “Stop alle povertà. L’Umbria riparte”. Vedere che la nostra proposta ha trovato pieno recepimento non solo ci da soddisfazione ma ci stimola sempre di più come partito a discutere e progettare proposte concrete per il futuro dell’Umbria».
M5S critica Per nulla convinti dalle misure votate dalla giunta sono i consiglieri regionali del M5S Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari: «Oltre al sistema cervellotico di assegnazione delle poche risorse previste – dicono -, è veramente incredibile che la Regione stanzi per il 2016 oltre 4 milioni per pagare i vitalizi dei consiglieri regionali, ma non riservi nemmeno un euro di risorse proprie per la lotta alle povertà. Chi analizzasse il documento, potrebbe partire da questo elemento per riscontrare come, differentemente da quanto sostenuto da Catiuscia Marini, la povertà non possa dirsi affatto ‘centrale’ per questa Giunta: se fosse stata ‘centrale’, la presidente di Regione avrebbe combattuto per tagliare sprechi e inefficienze, andando a prendere i soldi -decine di milioni- nella spesa improduttiva, nei contributi a pioggia legati alla formazione, nella creazione di figure professionali non richieste dal mercato, nelle partecipate fallimentari, nelle decine di posizioni dirigenziali strapagate, mentre i precari fanno la fame».
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