di Daniele Bovi
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Mentre nel 2012 le aziende italiane hanno venduto più vino all’estero rispetto all’anno precedente, quelle umbre ne hanno venduto di meno. Il dato lo si ricava da Winemonitor.it, il sito (presentato mercoledì) creato da Nomisma proprio per monitorare il settore. Secondo le statistiche della società che da un trentennio fa ricerche in campo economico sociale e che, insieme a Regione Umbria e Inea, ha pubblicato nei giorni scorsi il «Progetto speciale» per il vino umbro, nell’anno passato sono state esportate bottiglie per 28,8 milioni, lo 0,8% in meno rispetto al 2011 mentre in Italia si è registrato un +6,5%. Un dato che segna uno stop dopo un triennio 2009-2011 caratterizzato da una forte ripresa delle esportazioni (+48%).
I dati I 28,8 milioni del 2012 sono, sempre secondo Nomisma, quanto venduto all’estero dalle aziende umbre nel lontano 2007, anno che precede l’avvio della grande crisi che ha colpito anche l’export del vino regionale. Tirando una riga, tra il 2007 e il 2012 in Italia l’export è balzato in alto del 32,5%, mentre in Umbria è stato decisamente più contenuto (+2,7%). Nel biennio 2008-2009 ad essere colpiti in particolar modo sono stati non i vini sfusi ma quelli imbottigliati, che per quanto riguarda l’Umbria rappresentano la quasi totalità della produzione. Qualche numero aiuta a capire: nel 2011 su 94 quintali venduti al di fuori del’Italia ben 77 riguardavano bottiglie, 16 vini sfusi e poco più di uno erano spumanti.
IL «PROGETTO SPECIALE» DI NOMISMA, INEA E REGIONE
Lo 0,6% nazionale Altri fattori che spiegano questi risultati sono una cronica bassa propensione delle aziende vitivinicole del Cuore verde ad esportare (fattore che caratterizza nel complesso l’economia regionale) e nei bassi volumi. L’Umbria rappresenta infatti lo 0,6% del vino italiano venduto all’estero, e le forti fluttuazioni da un anno all’altro sono spiegabili anche grazie alle quantità contenute. C‘è poi da sottolineare come, oltre al fatto che i più conosciuti e riconoscibili all’estero sono Montefalco e l’Orvietano, il vino umbro all’estero si collochi su una fascia di prezzo mediamente superiore a quello italiano: 3,5 euro in media contro 2,5. Il che rappresenta un riconoscimento della qualità del prodotto.
GRAFICO: L’EXPORT DAL 2007 AL 2012
I Paesi Le esportazioni però, se si guarda a quali sono i principali mercati di sbocco del prodotto umbro, stentano a crescere su quelli emergenti (ad esempio Brasile, Cina, India e Russia, i Bric) che, secondo gli analisti, hanno prospettive di crescita «più ottimistiche». Nel 2011, 27 milioni di euro (cioè la quasi totalità ell’export regionale) sono principalmente approdati sulle tavole di Usa (10,1 milioni), Germania (5,1), Inghilterra (2,6), Danimarca (1,8) e Svizzera (1,7), mentre gli altri sono mercati residuali. Eppure lo sbocco all’estero deve diventare un fattore decisivo per le aziende: «La capacità di commercializzare il vino italiano sui mercati esteri – scrive Nomisma – rappresenta una fondamentale valvola di sfogo».
GRAFICO: I PRINCIPALI PAESI DI DESTINAZIONE
La sfida In occasione della presentazione di Winemonitor la società ha poi spiegato come si vada sempre più assottigliando la quota della produzione bevuta in Italia (più del 60% nel 1995, oggi circa la metà). Un trend anche europeo: per il vino italiano infatti l’Ue 17 anni fa rapresentava oltre il 70% del mercato, una percentuale che oggi è scesa a circa il 50%. Insomma, la sfida si gioca sempre di più sui mercati geograficamente più distanti ed emergenti.
