di Ivano Porfiri

Un giovane umbro su sei non studia, non lavora e non si partecipa a corsi di formazione. Secondo l’elaborazione Ires-Cgil su dati Istat riferiti al primo semestre 2012 sono 23 mila i ragazzi e le ragazze tra i 15 e i 29 anni usciti dal mondo della scuola e mai entrati in quello del lavoro.

A metà classifica L’Umbria, con i 17,2% dei giovani totali di quella facia di età tra i Neet (Not in Education, Employment or Training) si piazza sotto la media italiana del 22,1%. Il cuore verde fa da cerniera tra le altissime percentuali del Sud (34,1% della Sicilia al top) e quelle assai più basse del Nord (con l’11,9% la percentuale più bassa è del Trentino Alto Adige). Meglio dell’Umbria la Toscana, le Marche (entrambe intorno al 15%) e l’Emilia Romagna (14,2%). Peggio il Lazio, l’Abruzzo e tutte le regioni più a meridione.

Fenomeno strutturale Il fenomeno è in costante crescita dal 2007. Nel 2011 in Umbria ne erano segnalati 21 mila (il 15,4%). Secondo l’Ires il costo totale dei giovani in una condizione Neet in Italia è di 26,631 miliardi di euro, il più elevato in Europa, che corrisponde all’1,7% del Pil. Rapportati ai 23 mila umbri fa circa 300 milioni di euro. Si tratta poi di un problema strutturale e non dovuto alla contingenza della crisi, anche se negli ultimi anni ha registrato un aumento.

Chi sono i Neet Analizzando la composizione dei Neet, l’Ires evidenzia i soggetti e i contesti più a rischio. La possibilità di essere senza lavoro e senza un percorso scolastico è maggiore per chi ha un titolo di studio più basso: infatti il 27,8% dei giovani con la terza media è nella condizione di Neet. Sono comunque elevate le percentuali dei giovani più qualificati: il 22,1% di chi ha un titolo di istruzione secondaria, il 20,5% dei laureati. L’incidenza di Neet cresce con il crescere dell’età: 11,7% nella classe di età 15-19 anni, 27,4% nella classe 20-24 anni, 27,8% nella classe 25-29 anni. L’incidenza di Neet è maggiore tra le donne (+5,3%), in particolare nella classe di età 25-29 anni (+13,3%) e per gli immigrati (per i quali arriva al 32,8%).

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