©Fabrizio Troccoli

di Chia.Fa.

Umbria terzultima regione italiana per aumento del numero delle imprese. Emerge dalla rilevazione di Movimprese per il secondo trimestre dell’anno in corso che, rispetto allo stesso periodo del 2023, ha rilevato un incremento del numero di imprese in Umbria dello 0,29 per cento a fronte di una crescita nazionale che si attesta al +0,47 per cento. Come segnala la stessa Camera di commercio dell’Umbria «peggio fanno solo Molise e Liguria».

Tra aprile e maggio 2024, infatti, nel territorio regionale sono nate 1.082 nuove aziende a fronte però di 841 chiusure. Da qui il saldo positivo di 241 aziende, di cui 141 in provincia di Perugia e 100 in quella di Terni, a fronte delle circa 91 mila imprese attive in Umbria. Come segnalato dalla Camera di Commercio, la performance dell’Umbria è tra le peggiori del paese, perché un aumento numerico di aziende più modesto si riscontra soltanto in Molise (+0,26) e Liguria (+0,11), mentre a guidare la classifica ci sono Valle D’Aosta (0,98), Trentino Alto Adige e Lazio entrambe (0,63) e Lombardia (0,6).

Il presidente Giorgio Mencaroni, però, resta ottimista, segnalando intanto come «la voglia di impresa sia tornata a fare capolino in Italia e in Umbria, anche se la crescita del numero delle aziende è nella nostra regione inferiore al dato nazionale, ma vedremo – dice – se l’Umbria riuscirà a recuperare nei trimestri successivi, come accaduto altre volte».
Il numero uno della Camera di commercio umbra, poi, evidenzia il «progressivo irrobustimento del nostro tessuto imprenditoria, con le società di capitali arrivate a rappresentare il 23,8 per cento», ovvero oltre 25 mila aziende umbre.

In ogni caso la presenza di società di capitali in Umbria resta molto al di sotto della media italiana, che si attesta al 31 per cento. Tuttavia, Mencaroni sottolinea che «nel secondo trimestre di dieci anni fa le società di capitali in Umbria erano il 16,1 per cento: siamo di fronte – ha affermato – a un aumento significativo del livello di strutturazione del patrimonio imprenditoriale umbro che fa ben sperare per il futuro».

Va comunque segnalato, infine, che dalla stessa rilevazione di Movimpresa emerge come in Umbria ancora più di un’azienda su due, seppur con un trend in calo, sia un’impresa individuale, che caratterizza piccole o micro imprese. In particolare, nel secondo trimestre dell’anno questa forma giuridica assorba il 56,2 per cento delle aziende attive nella regione, ovvero circa 45 mila, anche se dieci anni fa la quota era del 61,3 per cento.

Le società di persone, invece, nel decennio hanno registrato un’erosione lenta ma costante. Così, se nel 2014 rappresentavano il 20,5% delle imprese totali, nel 2019 erano scese al 18,8% e nel 2024 al 17,4% (numericamente sono calate a 18mila 874).

Ma la maggioranza delle attività economiche umbre è gestita nella forma giuridica dell’impresa individuale, quindi micro o piccole aziende, che nel II trimestre 2024 sono il 56,2% del totale. Un calo costante, comunque, per questa forma di organizzazione, che dieci anni fa, nel 2014, contava il 61,3% delle imprese, per poi scendere al 58,9% bel 2019. Numericamente, le ditte individuali nel II trimestre 2024 nella regione ammontano a 45mila 225.

Il bilancio dei settori

A livello settoriale, i dati nazionali mostrano una stabilità nelle attività tradizionali come agricolturacommercio manifattura. Il settore del commercio ha visto una crescita percentuale delle imprese dello 0,19%, identica a quella dell’anno precedente.  Un notevole dinamismo caratterizza invece i servizi di alloggio e ristorazione, che hanno registrato una crescita dell’1,08%. Il dato, superiore allo 0,97% del secondo trimestre del 2023, conferma la ripresa vivace del settore turistico, sostenuta dal rilancio post-pandemia e dall’aumento dei flussi turistici. 

Anche le attività professionali, scientifiche e tecniche continuano a crescere in modo robusto, con un incremento dell’1,62%. Il settore riflette una crescente domanda di servizi professionali e tecnici, probabilmente alimentata da un’economia sempre più basata sulla conoscenza e l’innovazione. Tra i settori con la crescita percentuale più significativa si sono distinte le attività finanziarie e assicurative (+1,14%) insieme a quelle artistiche, sportive e di intrattenimento (+1,13%), indicando un aumento della domanda per servizi finanziari e un crescente interesse per le attività ricreative e di intrattenimento.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.