Un operaio (©Fabrizio Troccoli)

di Chia.Fa.

In tre mesi i maxi rincari dell’energia hanno fermato 444 imprese dell’Umbria, vale a dire lo 0,47 per cento delle 80.431 aziende che risultavano attive al 30 giugno.

Caro bollette, si fermano 444 imprese Emerge dai dati di Movimeprese diffusi dalla Camera di Commercio regionale che fa così il punto sull’impatto che la stangata della corrente elettrica, oltreché del gas, ha avuto sul tessuto economico e produttivo dell’Umbria, ricordando che il periodo al centro della rilevazione comprende anche agosto, quando le bollette hanno toccato, almeno finora, il picco. Ora, ovviamente, occorrerà capire se queste chiusure o congelamenti di attività proseguiranno per tutto il quarto trimestre dell’anno o se invece, con il parziale rientro dei maxi aumenti, i risultati congiunturali faranno registrare delle variazioni. La flessione delle aziende attive in Umbria, comunque, è minore se il confronto viene fatto con il terzo trimestre del 2021, che comunque porta con sé una perdita di 383 azienda.

Flessione congiunturale peggiore che nel resto del Paese In questo quadro,  dalla Camera di Commercio, evidenziano che le imprese umbre, rispetto all’andamento medio nazionale, mostrano di avere subito un po’ di più il contraccolpo dei maxi aumenti dell’energia su base congiunturale, mentre invece appaiono più resilienti se si guarda al confronto annuale. Nel dettaglio, le imprese attive in Umbria, tra il secondo e il terzo trimestre 2022, scendono da 80.431 a 79.887, con una flessione dello 0,55 per cento, contro lo 0,42 per cento della media italiana. Tuttavia, se la comparazione viene fatta su base annua, tra il terzo trimestre 2022 e lo stesso trimestre 2021, la contrazione del numero delle imprese attive in Umbria è dello 0,48 per cento, contro quello quasi doppio della media nazionale che si attesta a -0,8 per cento. Per l’interpretazione dell’ente camerale umbra i dati potrebbero segnalare che le aziende umbre hanno assorbito meglio gli aumenti del prezzo delle bollette energetiche, salvo poi alzare bandiera bianca quando i rincari si sono fatti insostenibili, ovvero nel terzo trimestre del 2022, e anche per questo c’è particolare attesa sui dati dell’ultimo scorcio dell’anno.

Mencaroni Per Mencaroni «il fatto che, dopo aver tenuto botta fino al secondo trimestre 2022, nel terzo trimestre si sia verificato un incremento non trascurabile delle aziende che, magari non chiudendo, hanno congelato la propria attività in attesa di tempi migliori, è il segnale che non poche attività sono allo stremo, perché i margini di profittabilità aziendale sono davvero scesi al lumicino. E margini di profittabilità ultra compressi – ha aggiunto – significano meno investimenti e meno crescita dell’occupazione, oltre a un’occupazione più fragile e precaria. Per questo servono misure incisive sia sul fronte del contenimento dei costi energetici sia sul fronte del taglio al cuneo fiscale, ridando fiato alle retribuzioni dei lavoratori di fronte a un’inflazione al galoppo».

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