di Chia.Fa.

Nel 2025 l’Umbria ha perso 462 imprese del comparto commercio, di cui 315 in provincia di Perugia e 147 in quella di Terni. Lo segnala il report Infocamere diffuso sabato mattina dall’ente camerale regionale che segnala, però, un ritorno alla crescita, seppur molto contenuta, delle imprese presenti in Umbria: il 2025, infatti, si è chiuso con 273 aziende in più, che però valgono un incremento di appena lo 0,3 per cento, anche se va detto che il 2024 si era chiuso con -0,36 per cento. A permettere il saldo positivo è il terziario, mentre il censimento è in rosso anche per manifattura (-172 imprese) e costruzioni (-54).

La crescita numerica delle imprese tra le province di Perugia e Terni è comunque inferiore alla media nazionale, che si attesta allo 0,96 per cento, e vale all’Umbria il 14esimo posto nella classifica delle regioni. Il confronto coi territorio confinanti segnala performance migliori di Toscana (+0,43 per cento) e Lazio (+2,08), mentre le Marche fanno peggio dell’Umbria (+0,27). Su base provinciale, invece, a Terni il bilancio è impercettibilmente migliore di quello di Perugia e anche di quello regionale, con una crescita numerica delle imprese che si è attestata a +0,35 per cento, contro il +0,28 per cento di Perugia. In valori assoluti, dunque, va segnalato che le aziende umbre sono tornate sopra quota 90 mila, precisamente 90.231, mentre il 2024 si erano chiuso a 89.958.

La Camera di Commercio dell’Umbria, poi, segnala che nel 2025 sono aumentate del 3,3 per cento le società di capitali, ma anche in questo caso la crescita è più lenta che nel resto d’Italia, dove l’incremento è del 4,5 per cento. In questo quadro, viene segnalato che in Umbria l’incidenza delle società di capitali sul totale delle imprese si attesta al 24,9 per cento, restando marcatamente inferiore alla media italiana che gira al 29,3 per cento. Nel report, quindi, viene ribadito che «le imprese individuali e le società di persone continuano quindi a rappresentare una quota elevata del sistema produttivo regionale e mostrano maggiori difficoltà nel passaggio verso forme più strutturate». Nel complesso per l’ente camerale, comunque, «i segnali di miglioramento non mancano, ma l’Umbria nel 2025 non è riesciuta a tenere il passo del resto del Paese, ampliando ulteriormente il divario».

«I numeri ci dicono che l’Umbria cresce, ma lo fa con una velocità che resta insufficiente rispetto alla media nazionale», ha commentato il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, secondo cui «a pesare è anche una domanda dei consumi ancora debole, un tema che non riguarda solo la nostra regione, ma che incide ovunque sulla capacità delle imprese di investire e consolidarsi. Il dato del commercio in difficoltà – ha proseguito Mencaroni – va letto in questo contesto e richiede attenzione e strumenti adeguati. Allo stesso tempo, segnali positivi arrivano dall’aumento delle imprese nei servizi professionali, scientifici e tecnici, che indicano una direzione chiara sul fronte dell’innovazione. È su questa capacità di rinnovamento – ha concluso – che va costruita una crescita più solida e duratura per il sistema produttivo umbro».

Non basta il numero, conta anche la qualità

Prosegue, seppur lentamente, l’irrobustimento del tessuto imprenditoriale regionale. Le società di capitali aumentano anche in Umbria, ma meno che nel resto d’Italia. Nel 2025 le società di capitali attive crescono del 3,3% in regione, contro il +4,5% nazionale. La loro incidenza sul totale delle imprese umbre resta così più bassa della media italiana: 24,9% contro 29,3%.

Le imprese individuali e le società di persone continuano quindi a rappresentare una quota elevata del sistema produttivo regionale e mostrano maggiori difficoltà nel passaggio verso forme più strutturate. I segnali di miglioramento non mancano, ma l’Umbria nel 2025 non riesce a tenere il passo del resto del Paese, ampliando ulteriormente il divario.

I settori: pesa il secco calo del commercio

Dal punto di vista settoriale, al netto della crescita delle imprese non classificate, il dato più rilevante è il forte calo del commercio: tra il 2024 e il 2025 si contano 462 imprese in meno, di cui 315 in provincia di Perugia e 147 in quella di Terni. Le chiusure superano nettamente le nuove aperture.

A incidere sono la ristrutturazione in atto nel settore e una domanda ancora debole, nonostante la spinta del turismo. Nel 2025 in Umbria i consumi pro capite crescono dell’1,1% rispetto all’anno precedente: un aumento modesto se confrontato con l’incremento dei costi sostenuti dalle imprese, ma in linea con la media nazionale.

Continua anche la flessione del manifatturiero, che perde 172 imprese (-154 a Perugia e -18 a Terni). Frenano le costruzioni (-54 imprese) e arretrano i servizi immobiliari. A sostenere il bilancio complessivo è invece il resto del terziario, che registra un aumento delle attività.

In particolare, si segnala la crescita di 40 imprese nel settore delle Attività professionali, scientifiche e tecniche, considerato uno degli indicatori dell’innovazione. Un segnale incoraggiante sul fronte della transizione digitale ed ecologica, soprattutto in provincia di Perugia, che tuttavia non è ancora sufficiente a colmare il divario strutturale dell’Umbria rispetto alla media nazionale in termini di dinamica imprenditoriale.

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